Furto Antonello da Messina, Lai: "Colpita l'identità di una comunità"
Paolo Ondarza – Città del Vaticano
“La speranza è quella di riportare le opere dove la storia le mise”. Per Roberto Lai, per anni investigatore del Comando Carabinieri Tutela Patrimonio Culturale e oggi presidente della Sezione Speciale per la Tutela del Patrimonio Culturale dell'Associazione Nazionale Carabinieri, recuperare un'opera d'arte trafugata significa molto più che risolvere un'indagine: vuol dire ricomporre una memoria, restituire a una comunità una parte della propria identità. Una missione tornata drammaticamente d'attualità dopo il furto messo a segno la sera dello scorso 15 agosto al MuMe, il Museo regionale Accascina di Messina, dove sono state sottratte tre delle cinque tavole del celebre Polittico di San Gregorio del 1473 e una tavoletta bifronte raffigurante la Madonna e il Cristo in pietà, tutte opere di Antonello da Messina. Le rimanenti due tavole del Polittico, con i santi Benedetto e Gregorio, sono state inizialmente prelevate, quindi abbandonate durante la fuga e recuperate.
I ladri, quattro secondo le ricostruzioni della polizia, sarebbero entrati nel museo lungo il viale Annunziata tra le 20 e le 21, durante la processione della “Vara”, il carro della Madonna dell'Assunta, facendo sparire le opere di inestimabile valore. Gli uomini si sarebbero introdotti nel museo forzando le sbarre di metallo che compongono la cancellata esterna sul retro del museo.
Le indagini
Le indagini, coordinate dalla Procura distrettuale di Messina, sono affidate alla Squadra Mobile della Questura e ai Carabinieri del Nucleo Tutela Patrimonio Culturale. Gli investigatori stanno esaminando le immagini degli impianti di videosorveglianza e hanno raccolto le testimonianze del personale presente nel museo. Si procede, al momento contro ignoti, per furto pluriaggravato di opere d'arte.
“Sono eventi che ci lasciano tutti un po' sgomenti”, commenta Lai a Vatican News. Nonostante i sistemi di sicurezza fossero attivi, osserva, “i ladri sono riusciti ad operare questo furto. Ora ci sono delle indagini in corso e bisogna capire cosa non ha funzionato”. “In giornate particolari come Ferragosto”, aggiunge l'ex investigatore, “bisognerebbe alzare un po' l'attenzione”. Ma ciò che rende particolarmente grave il furto è soprattutto il valore identitario delle opere sottratte: capolavori che “vanno ad intaccare quella che è la nostra storia, la nostra identità, le nostre radici”.
Corsa contro il tempo per recuperare le opere
Opere tanto celebri e riconoscibili possono essere recuperate oppure, una volta entrate nelle maglie del mercato clandestino, rischiano di scomparire per decenni? Lai invita a non perdere la speranza e richiama l'esperienza del Comando Carabinieri Tutela Patrimonio Culturale, impegnato da decenni nel contrasto al traffico illecito di beni culturali in Italia e all'estero.
“Abbiamo un'eccellenza”, sottolinea riferendosi al TPC, che “ha già nel passato risolto casi importanti come questo”. Determinante è però la tempestività: “Bisogna intervenire subito, bisogna essere efficaci”. Un'attività investigativa che supera necessariamente i confini nazionali: il Comando, ricorda Lai, opera “sia a livello nazionale che internazionale”. E l'auspicio, oggi, è uno solo: “riportare le opere dove la storia le mise”.
Quando viene sottratta l'identità di una comunità
È proprio qui che l'indagine sul furto d'arte incontra una dimensione più profonda. Nella sua lunga esperienza investigativa Lai si è occupato anche del recupero di oggetti legati alla fede e al culto. Beni che non hanno soltanto un valore storico o economico, perché spesso intorno a un'immagine, a un santo patrono, a una chiesa si è costruita nel corso dei secoli l'identità stessa di un territorio.
Una missione
“Non vi è borgo o paese che non abbia una chiesa importante legata al culto di un santo, di un patrono”, osserva. Quando questi beni vengono sottratti, “si perde l'identità cristiana” legata a quel patrimonio. Riportare un oggetto di fede nel luogo da cui è stato trafugato significa allora ricostruire un legame: “A quella comunità stai restituendo l'identità, stai restituendo la fede, stai restituendo qualcosa che appartiene a loro”. Per Lai è “una vera e propria missione”: quella di “ricollocarli nella storia”.
Una dinamica che non riguarda soltanto i beni provenienti dalle chiese. Le opere di Antonello custodite nel museo messinese appartengono ad un’istituzione civile, ma il principio, per Lai, non cambia.
“Quelle opere fanno parte di quella comunità, sono parte integrante” del suo sistema culturale. Sottrarle significa dunque violarne l'identità. Da qui l'importanza del loro recupero e della restituzione al luogo di provenienza.
Guardare il patrimonio con gli occhi di chi verrà dopo
La tutela dell'arte assume così anche il valore di una responsabilità nei confronti delle generazioni future. In un mondo attraversato da conflitti e divisioni, il patrimonio culturale e religioso può continuare a essere, secondo Lai, un messaggio capace di attraversare il tempo e la storia.
Le opere che esprimono la fede “sono parte dell'identità del popolo”, afferma. “Abbiamo bisogno di questi oggetti perché hanno accompagnato la nostra vita, hanno accompagnato quella dei nostri avi, ma soprattutto devono accompagnare quella delle future generazioni”. È dunque “con gli occhi delle future generazioni che dobbiamo salvaguardare questo patrimonio”.
Salvare la bellezza nelle emergenze
Ma le opere d'arte non sono minacciate soltanto dai furti e dal mercato clandestino. Lai è da anni impegnato anche nella salvaguardia del patrimonio durante terremoti, alluvioni e altre calamità.
a priorità, naturalmente, resta la tutela delle persone. Ma quando l'emergenza è superata, salvare ciò che resta di una chiesa, di un monumento o di un'immagine venerata può contribuire alla ricostruzione di una comunità. “Poter restituire a una comunità un'opera, una chiesa, un monumento di fede che è andato distrutto, recuperarlo e restituirlo significa restituire a quella comunità una speranza di rinascita”, spiega Lai. Perché, conclude, molte comunità “nascono proprio intorno a una chiesa, a un'immagine, alla devozione, a un culto”.
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