Cisgiordania, prosegue da una settimana l'assedio ai palestinesi di Qusra
Vatican News
Prosegue ormai da una settimana l’assedio di Qusra, il villaggio nei pressi di Nablus, in Cisgiordania nello Stato di Palestina, dove sei residenti appartenenti a due famiglie vivono da giorni confinati nelle loro case, bloccati dagli avamposti dei coloni, privati persino di cibo e acqua. Nonostante la chiusura dell’area da parte delle Forze di difesa israeliane (Idf) e un parziale arretramento dei coloni, la situazione rimane tesa.
Il tentativo di ripristinare l'elettricità
Una squadra del comune di Qusra è stata attaccata ieri da un gruppo di coloni israeliani mentre si recava nella casa della famiglia Abu Rida nel villaggio per ripristinare la rete elettrica, dopo che era stata danneggiata dai coloni all’inizio della settimana. Secondo l’agenzia di stampa palestinese Wafa, nonostante la chiusura militare dell’area da parte delle Idf, ieri mattina un gruppo di 15 coloni si è nuovamente avvicinato a una delle case dei palestinesi sotto attacco. Secondo fonti internazionali, tra le abitazioni interessate dall’assedio vi è quella di Loui Ridi, cittadino palestinese-statunitense, i cui familiari hanno denunciato il taglio di acqua ed elettricità e l’impossibilità di lasciare l’abitazione per timore che venga occupata.
La condanna della Spagna
Mentre gli Stati Uniti continuano a chiedere al premier israeliano, Benjamin Netanyahu, di condannare quanto sta accadendo, il ministero degli Esteri della Spagna ha diffuso un comunicato per “esortare Israele a rispettare i suoi obblighi”, “impedire la violenza arbitraria e l'intimidazione dei coloni contro i palestinesi". La diplomazia di Madrid ha ribadito inoltre il fermo impegno per l'attuazione della soluzione dei due Stati, "con Israele e Palestina che vivano insieme in pace e sicurezza, come unica via per una pace giusta, sostenibile e duratura nella regione".
L'aumento costante delle violenze
“Riceviamo ogni giorno notizie di violenze commesse da coloni contro villaggi palestinesi. Quest’ultimo caso è un esempio fra gli altri”, così ha descritto la situazione al Sir il vicario generale del Patriarcato latino di Gerusalemme, monsignor William Shomali. Il presule ha sottolineato che, nonostante il parziale arretramento dei coloni, la situazione resta instabile: “Anche se i coloni si sono ritirati dalle vicinanze della casa, rimangono sulla collina vicina e possono ritornare in qualsiasi momento”. Per il vicario del Patriarcato latino, la soluzione passa attraverso un rinnovato impegno della comunità internazionale: “Per pensare a una via d’uscita che garantisca ai palestinesi il rispetto dei loro diritti, occorre rafforzare il diritto internazionale, dando più forza alle Nazioni Unite e al Consiglio di sicurezza”. La sua richiesta arriva mentre cresce l’allarme per l’aumento degli episodi di violenza dei coloni in Cisgiordania. Secondo i dati delle Nazioni Unite, alla fine di giugno circa 2.200 palestinesi sono sfollati in Cisgiordania a causa delle violenze dei coloni nel corso del 2026.
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