Ceuta, sale il numero delle vittime. Appello della Chiesa per la dignità dei migranti
Vatican News
Il mare continua a restituire i corpi dei migranti morti a Ceuta. Proprio mentre in Europa cresce lo scontro politico sulla gestione dell'emergenza migratoria, sono almeno 84 le vittime recuperate in mare dopo i tentativi di attraversamento verso l'exclave spagnola. La Guardia Civil continua le ricerche di altri dispersi nell'area del frangiflutti di Tarajal. E nel porto è stato allestito un obitorio provvisorio in attesa dell'identificazione delle salme, con l'arrivo di esperti forensi dalla Spagna continentale. Il ministro degli Esteri spagnolo, José Manuel Albares, ha intanto assicurato che "la quasi totalità" dei circa 60.000 migranti usciti è già rientrata in Marocco, sottolineando che l'integrità dello spazio Schengen "è assolutamente garantita" e ricordando che da Ceuta e Melilla non è possibile raggiungere la penisola iberica senza i controlli di polizia. Secondo le autorità, oltre 53.000 persone hanno già fatto ritorno oltre confine.
L'aiuto della Chiesa spagnola
Proprio in queste ore la Chiesa spagnola ha lanciato un appello affinché la gestione dell'emergenza rispetti la dignità delle persone. Il direttore del Dipartimento Migrazioni della Conferenza episcopale spagnola, padre Fernando Redondo Pavón, definisce quanto accaduto una "crisi umanitaria", ricordando il bilancio di morti e dispersi nel tentativo di raggiungere l'exclave. Di fronte all'emergenza, la diocesi di Cadice-Ceuta ha messo a disposizione delle autorità e dei migranti le proprie strutture di accoglienza. In particolare, alcuni centri stanno assistendo le persone più vulnerabili, tra cui migranti malati o feriti. Inoltre, le parrocchie della città di Ceuta destineranno le offerte raccolte durante le celebrazioni eucaristiche di questo fine settimana al sostegno e all'accompagnamento delle persone arrivate in città negli ultimi giorni. Anche il dipartimento migrazioni della Conferenza episcopale spagnola ha diffuso un comunicato nel quale ribadisce che qualsiasi misura adottata per affrontare questa crisi deve rispettare la legge e garantire in ogni momento un trattamento pienamente umano nei confronti dei migranti.
"Non manipoliamo l'opinione pubblica"
Redondo chiede inoltre che questa situazione non venga strumentalizzata a fini politici o di parte, respingendo quindi le affermazioni che collegano l'arrivo dei migranti alla regolarizzazione straordinaria approvata alcuni mesi fa, sostenendo che tale relazione "non corrisponde alla verità". Il direttore del Dipartimento Migrazioni ricorda che una situazione analoga si verificò già a Ceuta nel 2021, quando quel processo di regolarizzazione non esisteva. "Significa manipolare l'opinione pubblica", conclude Redondo, ribadendo che qualsiasi risposta alla crisi deve avere al centro la tutela della dignità e dei diritti delle persone.
Il fronte politico europeo
Eppure, l'emergenza ha aperto e sta aprendo un vasto fronte politico europeo. Il cancelliere tedesco, Friedrich Merz, ha chiesto al Marocco di riaccogliere immediatamente i migranti irregolari. Francia e Regno Unito hanno offerto sostegno a Madrid. Il presidente francese, Emmanuel Macron, ha comunque disposto il rafforzamento dei controlli al confine con la Spagna e ha confermato la disponibilità di Parigi a fornire ulteriore assistenza. La presidente della Commissione europea, Ursula von der Leyen, ha definito "inaccettabili" le immagini provenienti da Ceuta, ribadendo che gli attraversamenti irregolari devono cessare e che i rimpatri devono avvenire rapidamente nel rispetto delle regole europee. Bruxelles ha inoltre ricordato che un eventuale ripristino dei controlli alle frontiere interne di Schengen deve essere notificato e adeguatamente giustificato.
Scontro tra Roma e Madrid
Ciò avviene ancor più perché la crisi ha provocato uno scontro tra Roma e Madrid. Da oggi l'Italia ha sospeso per un mese Schengen nei confronti della Spagna, reintroducendo controlli ai confini aerei e marittimi per i viaggiatori extra-Ue provenienti dal Paese iberico e rafforzando, d'intesa con Parigi, le verifiche al confine terrestre. Bruxelles attende ora la notifica formale della decisione italiana, ricordando che la sospensione dei controlli interni è ammessa solo in presenza di una grave minaccia all'ordine pubblico o alla sicurezza. La misura ha inasprito il confronto tra i due governi: il premier spagnolo, Pedro Sánchez, ieri ha richiamato al rispetto dei trattati europei, ma il ministro degli Esteri italiano, Antonio Tajani, ha difeso la decisione definendola una misura prevista dalle norme di Schengen e necessaria anche per contrastare il rischio di infiltrazioni terroristiche. L'Italia ha promosso insieme alla Danimarca una richiesta di convocazione urgente di una videoconferenza straordinaria dei ministri dell'Interno dell'Unione europea per definire una risposta comune alla crisi. L'iniziativa è stata sostenuta da 22 capi di Stato e di governo europei.
Grazie per aver letto questo articolo. Se vuoi restare aggiornato ti invitiamo a iscriverti alla newsletter cliccando qui.