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Troia e Roma, quando il mito entra nella storia

Al Parco archeologico del Colosseo, fino al 18 ottobre, oltre trecento reperti raccontano tre millenni di storia tra Anatolia e Italia. La mostra “Troia e Roma. Miti, leggende, storie del Mediterraneo antico” parte dalla città dell’età del Bronzo e segue la lunga trasformazione di una tradizione che, attraverso Enea, condusse i Romani a riconoscersi discendenti dei Troiani

Maria Milvia Morciano - Città del Vaticano

Entrare nel Colosseo offre un'esperienza di luce e ombra molto netta. Dall'esterno bianco e splendente si entra negli ambulacri scuri e massicci; al centro torna la luce della grande cavea e dell'arena, dentro le enormi pietre cariate dal tempo e dalla storia. Al piano inferiore, lungo il percorso, la grande replica lignea del Cavallo di Troia anticipa la mostra: il più celebre degli inganni dell'epica è una presenza immediatamente riconoscibile.

Locandina della mostra al Colosseo.
Locandina della mostra al Colosseo.

Ma quando si raggiunge l’esposizione Troia e Roma. Miti, leggende, storie del Mediterraneo antico, l'occhio, attratto dagli ori, dai rilievi e dai vivaci pannelli, si ferma invece su una piccola tavoletta d'argilla coperta di caratteri cuneiformi. È il trattato stipulato intorno al 1280 a.C. tra il sovrano ittita Muwatalli II e Alaksandu, re di Wilusa. Un documento diplomatico apparentemente lontanissimo dall'Iliade. Eppure quei nomi - Wilusa, accostata a (W)Ilios, e Alaksandu ad Alexandros, altro nome di Paride - conducono al cuore di una questione che da quasi due secoli interroga storici, filologi e archeologi: quanto della Troia cantata da Omero appartiene alla storia? L'identificazione di Wilusa con Troia è oggi largamente accettata, anche se la documentazione impone ancora cautela.

Trattato di Alaksandu (circa 1280 a.C.). Tavoletta in argilla con iscrizione cuneiforme proveniente da Boğazköy, Turchia. Dimensioni: 19 x 13 cm. Conservata presso il Museo di Troia.
Trattato di Alaksandu (circa 1280 a.C.). Tavoletta in argilla con iscrizione cuneiforme proveniente da Boğazköy, Turchia. Dimensioni: 19 x 13 cm. Conservata presso il Museo di Troia.


Una città prima del mito

La mostra comincia dunque prima di Omero. Troia non è soltanto lo scenario della guerra più celebre dell'antichità, ma un sito abitato per millenni in una posizione strategica, tra l'Egeo e i Dardanelli, all'incrocio delle rotte fra Asia ed Europa, Mediterraneo e Mar Nero. Gli scavi hanno rivelato una successione di insediamenti sovrapposti, più volte distrutti e ricostruiti. Le fasi dell'età del Bronzo restituiscono fortificazioni monumentali, una cittadella e una città bassa, in relazione anche con il mondo miceneo.
È una storia raccontata da oggetti spettacolari e da altri meno appariscenti. Fra ceramiche, gioielli e manufatti preziosi, due semplici suole di legno provenienti dal Tumulo di Dardano trattengono lo sguardo. Lunghe poco più di venti centimetri, conservano l'incavo per il piede, l'alloggiamento dell'alluce e i fori per stringhe o cinturini. Davanti a un oggetto modellato sulla misura di un corpo la distanza del tempo si accorcia e rende percettibile la presenza di uomini reali, che hanno vissuto.
Anche alcune ceramiche ittite sorprendono per profili netti ed essenziali che uno sguardo contemporaneo potrebbe quasi scambiare per oggetti di design. Gli ingobbi lucidi cercavano in alcuni casi di riprodurre la lucentezza dei recipienti metallici: la forma era già, allora, anche linguaggio di prestigio.

Brocca a becco e Grande vaso cerimoniale con protomi di toro da Tokat-Sanusa, Antico Regno Ittita (XVII-XVI sec. a.C.), Ankara, Museo delle Civiltà Anatoliche.
Brocca a becco e Grande vaso cerimoniale con protomi di toro da Tokat-Sanusa, Antico Regno Ittita (XVII-XVI sec. a.C.), Ankara, Museo delle Civiltà Anatoliche.

Omero e le tracce di un passato

Fra archeologia ed epica esistono punti di contatto, ma non sovrapposizioni. La geografia dell'Iliade corrisponde alla Troade reale; alcuni nomi dei documenti ittiti ricordano quelli della tradizione omerica; gli scavi documentano distruzioni, fortificazioni e rapporti con la Grecia. Sono indizi importanti, non la prova che la guerra sia avvenuta così come il poema la racconta. Il ricordo di uno o più conflitti della tarda età del Bronzo potrebbe essere confluito, insieme ad altri materiali storici e mitologici, nella lunga formazione dell'epos.
A mostrare la durata del mito sono poi le immagini. Sulle ceramiche si aprono finestre su Paride ed Elena, Achille, Priamo, Enea: gli episodi rimangono riconoscibili mentre mutano nel tempo il linguaggio figurativo, lo stile e, talvolta, il significato attribuito alle stesse figure. Il racconto si conserva proprio perché continua a essere riscritto. Fonti letterarie e dati archeologici vengono così messi in relazione senza chiedere agli uni di dimostrare gli altri.

Una vetrina della mostra al Colosseo.
Una vetrina della mostra al Colosseo.

Il viaggio verso Occidente

Prima di seguire Enea, il racconto si allarga a un Mediterraneo percorso già nell'età del Bronzo da uomini, merci, tecniche e idee fra Anatolia, Egeo e penisola italica. Su questo sfondo la tradizione avrebbe poi disegnato il viaggio del profugo troiano.
Da Stesicoro a Virgilio, itinerari diversi accompagnano Enea verso l'Italia. L'archeologia, naturalmente, non ne cerca le orme: documenta i luoghi nei quali il suo passaggio venne riconosciuto, rielaborato e celebrato. A Castro, nel Salento, il culto di Atena Iliaca offre una delle testimonianze più significative di questa proiezione occidentale del mito.

Aphrodisias, Sebasteion. Rilievo in marmo di Enea in fuga da Troia (alt. 173 cm), 20-60 d.C. Museo Archeologico di Afrodisia, Geyre, Türkiye. Foto G. Petruccioli © Scavi di Aphrodisias.
Aphrodisias, Sebasteion. Rilievo in marmo di Enea in fuga da Troia (alt. 173 cm), 20-60 d.C. Museo Archeologico di Afrodisia, Geyre, Türkiye. Foto G. Petruccioli © Scavi di Aphrodisias.

La "pietas" di Enea

Tra le opere di maggiore forza visiva, figurano i grandi rilievi marmorei del Sebasteion di Afrodisia, in Asia Minore, il complesso dedicato ad Afrodite e agli imperatori giulio-claudi. In uno di essi Enea, armato, fugge da Troia portando sulle spalle il vecchio Anchise e tenendo per mano il piccolo Iulo-Ascanio; dietro di loro appare Afrodite.
L'immagine contiene il nucleo della pietas dell'eroe: la devozione del figlio che salva il padre e la responsabilità del padre che conduce con sé il figlio. Il passato che non viene abbandonato, il futuro che deve essere portato in salvo. Nella catastrofe si parte insieme, senza lasciare indietro né chi viene prima né chi verrà dopo.
Nel Sebasteion quella scena aveva anche un preciso valore politico. Discendere da Afrodite attraverso Enea significava radicare il potere in un'origine divina. Afrodisia celebrava così il proprio rapporto privilegiato con Roma attraverso una genealogia che da Afrodite conduceva ad Anchise, a Enea e infine alla dinastia giulio-claudia. Il mito era ormai entrato pienamente nella rappresentazione del potere.

Testa di Augusto, marmo, fine I secolo a.C. - inizio I secolo d.C., alt. 32,5 cm. Çanakkale, Museo di Troia
Testa di Augusto, marmo, fine I secolo a.C. - inizio I secolo d.C., alt. 32,5 cm. Çanakkale, Museo di Troia


Perché i Romani vollero essere Troiani

Qui il percorso cambia prospettiva: non più quanto vi sia di storico nel viaggio di Enea, ma perché Roma abbia scelto di riconoscersi in quel racconto. I Romani costruirono progressivamente una genealogia che li faceva discendere dai profughi di Troia: Enea permetteva di inserirla in una delle grandi tradizioni del Mediterraneo senza farne una città greca. Tra l'eroe e Romolo si inserirono Lavinio, Alba Longa e la successione dei re albani.
Questo processo raggiunge la sua forma più compiuta nell'età di Augusto: Virgilio fissa nell'Eneide tradizioni più antiche e la gens Iulia riconduce attraverso Iulo-Ascanio la propria ascendenza a Enea e a Venere. Il passato troiano diventa così parte della rappresentazione politica di Roma.

Denario di Giulio Cesare, argento, 47-46 a.C. Sul rovescio Enea porta sulle spalle Anchise e stringe il Palladio; legenda CAESAR. Konya, Museo di Konya
Denario di Giulio Cesare, argento, 47-46 a.C. Sul rovescio Enea porta sulle spalle Anchise e stringe il Palladio; legenda CAESAR. Konya, Museo di Konya

Dall'Anatolia al Lazio

Oltre trecento reperti, più di duecento dei quali provenienti da diciannove musei turchi, raccontano questa lunga storia. La mostra nasce dalla collaborazione tra il Ministero della Cultura italiano e il Ministero della Cultura e del Turismo della Türkiye, con il Parco archeologico del Colosseo, nell'ambito delle linee di azione del Piano Mattei per l'Africa e il Mediterraneo. La curano Alfonsina Russo, Roberta Alteri, Alessio De Cristofaro, Massimo Cultraro, Bülent Gönültaş, Mehtap Ateş, Deniz Doğu Yöndem e Rüstem Aslan. Un progetto che diventa anche segno di amicizia fra due Paesi legati da un patrimonio circolato nei secoli da una sponda all'altra del Mediterraneo.

Vaso globulare, terracotta dipinta, tarda età del Bronzo, circa 1600-1200 a.C. Area di Troia, Çanakkale, Türkiye,
Vaso globulare, terracotta dipinta, tarda età del Bronzo, circa 1600-1200 a.C. Area di Troia, Çanakkale, Türkiye,


E il percorso si chiude significativamente anche con testimonianze provenienti dall'Italia. Da Castro arriva la piccola Atena Iliaca in bronzo del IV secolo a.C., con l'elmo frigio che rimanda alla tradizione troiana; dal Lazio i corredi di Santa Palomba restituiscono le comunità vissute fra la fine dell'età del Bronzo e l'inizio dell'età del Ferro nei territori sui quali sarebbe stato proiettato il racconto delle origini di Roma.
Dalla tavoletta di Wilusa alle tombe del Lazio, dall'Anatolia a Roma, il percorso non cancella la distanza fra storia e mito. La rende visibile. Ed è forse proprio in quello spazio, fra ciò che gli uomini hanno vissuto e ciò che hanno scelto di raccontare sulle proprie origini, che si comprende la durata straordinaria della tradizione troiana.

Enea ferito, affresco da Pompei, Casa di Sirico, 45-79 d.C. Napoli, Museo Archeologico Nazionale.
Enea ferito, affresco da Pompei, Casa di Sirico, 45-79 d.C. Napoli, Museo Archeologico Nazionale.

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10 agosto 2026, 13:56