L'area del disastro dopo l'ondata di piena L'area del disastro dopo l'ondata di piena

Nepal, sale il numero dei morti. Timori per il versante tibetano

Non si arresta la corsa verso l’alto del bilancio delle vittime della piena del fiume Bhotekoshi avvenuta mercoledì mattina, i morti accertati sono al momento già 579, ma i dispersi, sommando le cifre fornite da Nepal e Tibet, arrivano a quasi 2.000. Paura per la tracimazione di un lago sul versante tibetano, formatosi a seguito della frana e con una capacità stimata di due milioni di metri cubi d'acqua

Roberta Barbi – Città del Vaticano  

Della tragica piena del fiume Bhotekoshi, che mercoledì scorso ha portato morte e distruzione al confine tra il Nepal e la regione del Tibet, a impressionare sono soprattutto le dimensioni del disastro: già oltre 570 i morti e circa 2.000 i dispersi, secondo le autorità di Kathmandu. Ma le cifre sono destinate inesorabilmente a salire nelle prossime ore. Tra i dispersi anche molti turisti stranieri: 500 quelli evacuati finora. Tratte in salvo al momento 3.700 persone.

Crolla il tunnel di una centrale, lavoratori intrappolati

Sul versante nepalese, nel distretto di Rasuwa, i soccorritori stanno combattendo una battaglia contro il tempo per salvare un centinaio di lavoratori rimasti ancora intrappolati nel tunnel crollato del cantiere della centrale idroelettrica Upper Trishuli Hydropower Project. Da questa in 350 sono stati già estratti vivi. E mentre la Croce Rossa - che stima in circa 93.000 per persone "in grave stato di bisogno" - lancia un appello per 31 milioni di dollari per gli aiuti, il ministero degli Esteri del Nepal ha annunciato che il Paese non ha bisogno di missioni straniere per far fronte alla situazione.

La paura di nuove inondazioni

Sul versante cinese sono state interrotte le operazioni di soccorso nella regione del Tibet, precisamente nell’area colpita di Gyriong, a causa di un lago formatosi a seguito della frana in un punto vicino alla confluenza tra i fiumi Chhochen Khola e Purepu Tsangpo. Il lago, la cui capacità stimata è di circa due milioni di metri cubi d’acqua, sta iniziando a tracimare e si teme possa straripare nelle prossime ore anche a causa delle precipitazioni previste, provocando nuove inondazioni con conseguenze devastanti nella zona del valico già duramente provata.  

I danni materiali: quasi 70 scuole distrutte

Intanto, emergono i primi bilanci anche relativamente alle distruzioni materiali. Tra il settore più colpito quello dell'istruzione. Almeno 69 edifici scolastici nei distretti del Nepal settentrionale sono state distrutte o gravemente danneggiate, mettendo a rischio il diritto allo studio per quasi 19.000 bambini. Si tratta, riferisce Save the Children, di dati preliminari destinati con ogni probabilità ad aumentare man mano che le squadre di soccorso riusciranno a raggiungere nuove aree. Gli operatori di Save the Children a Nuwakot riferiscono che molti bambini stanno cercando di recuperare quel poco che è rimasto delle loro cose o ritrovare ciò che hanno perso. Lieto fine, per fortuna, per diversi di loro che al momento dell'alluvione si trovavano all'interno della loso scuola. Dopo due giorni trascorsi isolati nell'edificio, 9 piccoli hanno potuto fare ritorno alle proprie famiglie. Proseguono le operazioni di soccorso per raggiungere altri studenti ancora coinvolti nell'emergenza. Secondo l'Unicef, il Fondo per l'infanzia delle Nazioni Unite, sarebbero 17.000 i minori che necessitano urgentemente di assistenza umanitaria.

L'Ue stanzia due milioni di euro per gli aiuti

Sul fronte degli aiuti, l'Unione europea ha stanziato 2 milioni di euro per sostenere le vittime delle inondazioni. ''Strade spazzate via. Villaggi isolati. Famiglie
alla ricerca dei propri cari dispersi. Le inondazioni improvvise in Nepal hanno devastato comunità che stavano già cercando di riprendersi da precedenti catastrofi. L'Ue è al loro fianco per fornire assistenza sanitaria, cibo, acqua e riparo urgenti'', ha dichiarato la Commissaria per la Gestione delle crisi, Hadja Lahbib. Sullo stesso tenore anche le dichiarazioni della presidente della Commissione Ue, Ursula von der Leyen, che rivolge il proprio "pensiero a tutte le persone colpite" ed esprime la vicinanza dell'Europa. I partner finanziati dall'Ue starebbero pertanto già prestando soccorso sul campo. Il finanziamento ''si aggiunge ai quasi 3 milioni di euro in aiuti umanitari stanziati all'inizio dell'anno per il Nepal nell'ambito della preparazione alle catastrofi.

 

(Ultimo aggiornamento ore 18.20)

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28 agosto 2026, 08:45