Presidio dell'esercito nazionale nel Libano meridionale dopo i negoziati avvenuti a Roma in luglio Presidio dell'esercito nazionale nel Libano meridionale dopo i negoziati avvenuti a Roma in luglio

Il presidente libanese negli Usa. Sul tavolo il ritiro israeliano e la tregua

Prima visita di un capo di Stato libanese a Washington dal 2009. Il presidente Joseph Aoun incontrerà Donald Trump e il segretario di Stato Marco Rubio mentre proseguono i negoziati indiretti tra Beirut e Israele. Intanto ,continuano i raid israeliani nel sud del Libano, con nuove vittime e crescenti preoccupazioni per la popolazione civile

Stefano Leszczynski - Città del Vaticano

Il presidente libanese Joseph Aoun è arrivato a Washington per una visita ufficiale destinata a segnare una tappa importante nelle relazioni tra Libano e Stati Uniti. Si tratta della prima visita di un capo di Stato libanese negli Usa dal 2009 e avviene in una fase particolarmente delicata, mentre Beirut è impegnata in negoziati mediati da Washington con Israele per ottenere il ritiro delle truppe israeliane dalle aree del sud del Libano ancora occupate dopo l'ultimo conflitto con Hezbollah.

Il percorso diplomatico

I colloqui si inseriscono nel processo negoziale avviato lo scorso aprile sotto la mediazione degli Stati Uniti, il primo dialogo di questo tipo tra Libano e Israele dopo decenni di ostilità. Il 26 giugno le parti hanno raggiunto a Washington un accordo quadro che prevede il progressivo dispiegamento dell'esercito libanese nelle aree evacuate da Israele, considerate "zone pilota", subordinatamente al disarmo di Hezbollah. Nei giorni scorsi, al termine del sesto ciclo di negoziati svoltosi a Roma, fonti statunitensi hanno riferito di un'intesa sulla struttura e sulle linee guida del processo, pur senza indicare tempi precisi per la sua attuazione.

L'esercito libanese riprende il controllo su terreno

Il movimento sciita Hezbollah continua tuttavia a respingere sia il dialogo diretto con Israele sia l'accordo quadro. Sabato il partito ha organizzato una manifestazione nella città costiera di Tiro per ribadire la propria contrarietà ai negoziati e riaffermare la propria linea politica. Parallelamente, l'esercito libanese ha rafforzato la propria presenza in diversi villaggi vicini alle aree ancora controllate dalle forze israeliane, nel tentativo di garantire maggiore sicurezza lungo una delle frontiere più instabili della regione. L'esercito israeliano prosegue tuttavia con attacchi mirati nel sud del Libano e con operazioni nelle località comprese nella cosiddetta "zona di sicurezza". 

Civili stremati dalla guerra

A pagare il prezzo più alto restano però i civili del sud del Libano. I continui bombardamenti, la presenza di ordigni inesplosi e la distruzione di abitazioni e infrastrutture continuano a rendere difficile il ritorno alla normalità per migliaia di famiglie. In molte località permangono gravi difficoltà nell'accesso ai servizi essenziali, mentre il timore di nuovi attacchi ostacola il rientro degli sfollati e la ripresa delle attività economiche. 

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19 luglio 2026, 11:38