Terremoto in Venezuela, due bambini tratti in salvo: oltre 1900 le vittime
Paola Simonetti – Città del Vaticano
“La ricerca dei sopravvissuti deve continuare. Dobbiamo mantenere viva la speranza di trovare persone vive”. Le parole della presidente del Venezuela, Delcy Rodriguez, arrivano dopo il salvataggio di due bambini di 12 e 3 anni estratti vivi che si aggiungono alle oltre 6.400 persone salvate dalle macerie del più devastante terremoto dell’ultimo secolo nel Paese.
Le cifre del disastro
La doppia, violenta scossa del 24 giugno scorso potrebbe aver danneggiato e distrutto, secondo le prime rilevazioni della Nasa, più di 58.800 edifici nelle regioni più colpite, provocando, stando al bilancio delle ultime ore 1.943 vittime e 10.571 feriti. Al momento sarebbero ancora 42.664 i dispersi. La macchina dei soccorsi dunque non si ferma, nel contesto di un calo dello sciamo sismico. Secondo quanto riferito dalle autorità locali, oltre 80.800 famiglie hanno ricevuto assistenza, mentre nella zona del disastro sono presenti 3.660 soccorritori stranieri, 148 cani, 49 veicoli di supporto. Inoltre, 15.467 persone si sono registrate come volontari per le operazioni di soccorso.
La denuncia degli operatori sanitari
La Croce rossa venezuelana ha annunciato che proseguirà il suo programma di assistenza per i prossimi 24 mesi a beneficio di circa 300 mila persone, mentre giungono da imprese cinesi operanti sul territorio oltre 115 tonnellate di beni di prima necessità, mentre dal Messico sono arrivati sette generatori elettrici e vari aiuti umanitari. Ma da medici e infermieri degli ospedali pubblici locali arriva una drammatica denuncia: il personale opera con stipendi base inferiori a un dollaro al mese e in strutture già carenti prima del sisma, ora messe a dura prova da flussi importanti di feriti e persone bisognose. Significativa la situazione dell'ospedale Miguel Pérez Carreño di Caracas, dove gli operatori riferiscono di aver ricevuto pazienti trasportati anche su porte e tavoli improvvisati, per la mancanza di ambulanze. Una situazione in cui, sottolineano gli infermieri, la risposta all'emergenza continua a dipendere in larga misura dalla solidarietà e dagli aiuti esterni.
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