Fotografie dal Sudafrica: volti, storie e contraddizioni
di Vincenzo Giardina
Un sorriso di ragazza sulla maglietta con su scritto "millennial", oppure nuove amiche al lavoro con palette e glassa, la torta sul bancone e sulla pettorina uno slogan accogliente: "Bienvenu Shelter Baking", come dire benvenuti, questa cucina è un rifugio. Sono volti, storie e frammenti che arrivano dall'altra parte del mondo. A raccoglierli, in un libro fotografico, durante sei mesi trascorsi in Sudafrica, sono stati due volontari in servizio con l'Agenzia scalabriniana per la cooperazione allo sviluppo (Ascs), una ong della federazione Focsiv. "Nel presentare 'Fragments of (South) Africa' parliamo di feroci contraddizioni", spiega ai media vaticani la co-autrice Chiara Granata. "In effetti, il Sudafrica manda messaggi contrastanti: da una parte, abbiamo incontrato gente meravigliosa, persone veramente stupende; dall'altra, è un Paese con un passato recente molto doloroso, dove la sicurezza è un grande problema e il filo spinato negli edifici è una cosa normale".
Volti che raccontano un società
La foto della cucina è stata scattata a Johannesburg, in un centro gestito da oltre 25 anni dalle suore missionarie di San Carlo Borromeo. A cuocere e a servire sono donne rifugiate o richiedenti asilo, costrette a lasciare il proprio Paese da conflitti armati e violenze. Si ritrovano anche i loro ritratti, scorrendo le pagine del libro. Il volume è disponibile da alcuni giorni nelle sedi di Ascs a Milano, Roma, Bassano del Grappa e Chieri. Osserva Federico Parolo, l'altro autore del volume: "Per noi il Sudafrica sono i volti e le storie delle persone che abbiamo conosciuto e con cui abbiamo stretto legami". Ecco dunque la "millennial" che sorride. O un altro volto ancora, le labbra serrate e uno sguardo interrogativo, grande, grandissimo: una gigantografia su un muro di strada, con sullo sfondo gli alberi dipinti di un parco.
Migranti e xenofobia
Le domande sono anche quelle che ci si pone in questi giorni in Sudafrica. Manifestazioni di protesta e, in qualche caso, violenze hanno preso di mira persone immigrate provenienti da altri Paesi dell'Africa: più vicini come lo Zimbabwe o più lontani, come il Ghana, la Repubblica democratica del Congo o la Somalia. Diversi governi hanno organizzato voli per il rimpatrio dei propri connazionali alla luce delle nuove tensioni e dei rischi per la sicurezza. Padre Filippo Ferraro, scalabriniano di base a Città del Capo, riferisce di "una situazione sociale che non è molto buona", segnata da "forti disuguaglianze" e "disoccupazione dei giovani". Secondo il missionario, sono proprio questi i fattori che alimentano la xenofobia, cioè la tendenza a "percepire la migrazione come una bomba pronta a far esplodere tutto".
La strumentalizzazione politica
Dopo la fine del regime di apartheid e la presidenza di Nelson Mandela, il Sudafrica aveva già vissuto momenti di tensione e nuove discriminazioni. Comunità di migranti erano state prese di mira, anche con violenze e con vittime, nel 2008 e poi ancora nel 2012, nel 2015 o nel 2021. Secondo padre Ferraro, "la questione era sempre stata strumentalizzata a livello politico" ma oggi ci sono nuovi elementi di preoccupazione. "Sono nati gruppi come Operazione Dudula oppure March and March", sottolinea il missionario, "che cercano appunto di mobilitare le persone contro i migranti per togliere loro diritti e tutele". In alcuni dei quartieri più sofferenti e marginalizzati, sono state organizzate ronde di "vigilantes" che hanno finito per prendere di mira anche commercianti e lavoratori di origine straniera con regolari permessi di soggiorno. Una giornata di mobilitazione e di cortei per chiedere l'espulsione dei migranti che si trovano in Sudafrica in condizione di "irregolarità" è stata indetta per martedì 30 giugno.
Esempi di solidarietà
Padre Ferraro sottolinea che nel Paese, dove i cittadini stranieri residenti sono oltre tre milioni, la situazione è in realtà variegata. Se nell'area metropolitana di Durban ci sono stati ad esempio presidi per impedire a persone migranti di accedere a cliniche o a centri per poter ricevere servizi sanitari, a Città del Capo ci sono stati segnali incoraggianti. "Anche quando si è posto il problema dei certificati di nascita e del rischio di escludere i bambini dalla scuola", riferisce lo scalabriniano, "quasi tutti gli istituti hanno cercato di trovare soluzioni e compromessi". È dunque anche una questione di approccio locale. E di contraddizioni feroci.
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