Aperta la frontiera tra Gibilterra e Spagna, aboliti i controlli
Valerio Palombaro - Città del Vaticano
La rimozione della Verja di Gibilterra segna la fine dell’ultimo muro dell’Europa occidentale. Una cerimonia simbolica di demolizione della barriera si è svolta mercoledì 15 luglio a Linea de la Concepcio’n, la città spagnola da cui si accedere nella piccola enclave britannica, dopo la firma il giorno prima dell’accordo tra Commissione europea e Regno Unito per la frontiera di Gibilterra. Nell’occasione il presidente del governo spagnolo, Pedro Sánchez, ha abbracciato il primo ministro di Gibilterra, Fabian Picardo, sottolineando che questo sviluppo storico "sana una ferita aperta" da decenni. "L'Europa è tornata", ha dichiarato da parte sua Picardo.
Sollievo per gli abitanti
Già nella notte tra il 14 e il 15 luglio decine di persone e veicoli hanno varcato il confine dalla Spagna per la prima volta senza alcuna ispezione o verifica da parte degli agenti della dogana. Questo sviluppo ha conseguenze importanti sulla vita quotidiana di migliaia di persone. Nella “Rocca”, il territorio sotto sovranità britannica alla punta meridionale della Penisola iberica, vivono 40.000 persone ma ogni giorno entrano oltre 15.000 spagnoli per lavorare. Nelle ore di punta si formavano spesso lunghe code per i controlli. Il nuovo accordo integra di fatto Gibilterra nello spazio Schengen, eliminando i controlli alla frontiera terrestre. I controlli su passaporti e ingressi saranno tuttavia effettuati nel porto e nell’aeroporto del territorio, secondo il modello concordato tra Bruxelles e Londra nell’intesa concordata dopo la Brexit. Anche il turismo appare destinato a beneficiare della nuova situazione. La facilità negli spostamenti potrebbe favorire una maggiore integrazione economica tra Gibilterra e l'Andalusia, incentivando investimenti e sviluppo di attività commerciali transfrontaliere.
I timori post Brexit
Il referendum del 2016 aveva posto Gibilterra in una posizione particolarmente delicata. Sebbene oltre il 95% degli elettori del territorio avesse votato per rimanere nell'Ue, la Brexit ha trascinato anche “La Rocca” fuori dal mercato unico e dall’unione doganale. La principale preoccupazione, sin da subito, ha riguardato il confine terrestre con la Spagna, attraversato ogni giorno da circa 15.000 lavoratori frontalieri spagnoli e da migliaia di persone impegnate in attività commerciali, turistiche e professionali. Una chiusura o un irrigidimento dei controlli avrebbe avuto conseguenze pesantissime sull’economia dell'intera regione, oltre che sul territorio britannico stesso. Per questo motivo, Londra, Madrid, Commissione europea e governo di Gibilterra hanno avviato un lungo negoziato per individuare una soluzione capace di conciliare le diverse esigenze: preservare la libera circolazione, garantire la sicurezza dello spazio Schengen e non compromettere le rispettive posizioni sulla sovranità.
Un successo diplomatico
La Spagna cedette infatti Gibilterra alla Corona britannica nel 1713 con il trattato di Utrecht, ma da allora non ha mai rinunciato a rivendicarne la sovranità, una questione che ha provocato periodiche tensioni tra Madrid e Londra. Per oltre mezzo secolo la frontiera di Gibilterra è stata il simbolo di una contesa politica e identitaria. Dalla chiusura totale decisa all’epoca di Franco nel 1969 fino alle tensioni seguite alla Brexit, quel breve tratto di confine ha incarnato le difficoltà delle relazioni anglo-spagnole. L’apertura di questa frontiera rappresenta più di una modifica amministrativa: è un tentativo di trasformare una linea di divisione in uno spazio di cooperazione. Dal 15 luglio 2026 la vita quotidiana di decine di migliaia di persone potrà svolgersi con meno ostacoli. Un risultato significativo di un accordo che, pur senza risolvere del tutto una controversia secolare, dimostra come la diplomazia possa trovare soluzioni pratiche anche alle crisi più complesse.
Grazie per aver letto questo articolo. Se vuoi restare aggiornato ti invitiamo a iscriverti alla newsletter cliccando qui.