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Presentato il Dossier della Natalità 2026 in Italia Presentato il Dossier della Natalità 2026 in Italia 

Natalità in Italia, la voglia di fare figli c'è ma il 62 per cento rinuncia: troppo oneroso

Presentato a Palazzo Wedekind a Roma il "Dossier Natalità 2026: Volere o Potere". Sei italiani su dieci che non avranno altri figli dichiarano di avervi rinunciato per ostacoli economici, lavorativi o sociali, mentre solo il 5,5 per cento afferma che i figli non rientrano nel proprio progetto di vita. De Palo: serve un'alleanza di tutti i soggetti che possono incidere in questo ambito

Alessandro Guarasci - Città del Vaticano

In Italia nel 2025 sono nati circa 355.000 bambini, segnando un nuovo minimo storico con un calo del 3,9% rispetto all'anno precedente. Nel 2000 le nascite erano più di 543 mila. Secondo il "Dossier Natalità 2026: Volere o Potere", realizzato dalla Fondazione per la Natalità in collaborazione con ISTAT il crollo delle nascite in Italia non è il risultato di un minore desiderio di diventare genitori, ma delle difficoltà che impediscono a milioni di persone di realizzare il proprio progetto di vita e di fare figli.

Se la natalità fosse incentivata, almeno 760 mila bambini

Il dossier mette in evidenza come il problema sia rappresentato dalla crescente distanza tra ciò che le persone vorrebbero realizzare e ciò che riescono concretamente a fare. Tra gli italiani in età feconda che non avranno altri figli, il 62,2% afferma infatti di aver rinunciato a causa delle difficoltà incontrate, solo il 5,5% dichiara che la genitorialità non rientra nel proprio progetto di vita. Ma c’è di più, perché si registra un vero divario tra intenzioni e realtà. Se la voglia di avere un figlio, dichiarata dalle donne italiane in età fertile, si fosse concretizzata, nel 2025 sarebbero nati circa 760 mila bambini, più del doppio di quelli effettivamente venuti alla luce.

Perche non si fanno bambini: troppe difficoltà economiche e lavorative

Ma perché si rinuncia? Per cause soprattutto economiche e strutturali. Per oltre 2,8 milioni di italiani le difficoltà economiche e lavorative come principale ostacolo alla scelta di avere figli. Quasi una donna su due (49,9%) teme conseguenze negative sulla propria carriera in caso di maternità, contro il 24% degli uomini. Il welfare poi non aiuta di certo chi vuole avere figli. Infatti oltre 3 milioni di donne risultano inattive per motivi familiari, contro 151 mila uomini, e 763 mila persone rinunciano ai figli anche per la necessità di assistere i genitori anziani.

Pochi giovani, molti anziani. Chi sosterrà il welfare?

Dunque, il rapporto descrive inoltre un Paese sempre più anziano e caratterizzato da uno squilibrio demografico crescente, e che in futuro probabilmente avrà difficoltà a mantenere l’attuale Stato sociale. Nel 2025, a fronte di 355 mila nascite, si sono registrati 652 mila decessi, con un saldo naturale negativo di 297 mila persone. E’ vero che l'Italia vanta una delle aspettative di vita più elevate al mondo (83,4 anni), ma questo primato rischia di mettere sempre più sotto pressione la sostenibilità del sistema sanitario, del welfare e del sistema pensionistico. Un numero sempre minore di giovani sarà infatti chiamato a sostenere una popolazione sempre più anziana.

A novembre gli Stati Generali della Natalità

Il Dossier Natalità 2026: "Volere o Potere" lancia un messaggio chiaro. La denatalità non è il risultato di un cambiamento nei desideri degli italiani, ma della difficoltà crescente di trasformare quei desideri in realtà. Ridurre la distanza tra il "volere" e il "potere" significa affrontare una delle principali sfide economiche, sociali e culturali del Paese. Per questo la Fondazione per la Natalità rinnova l'appello affinché la natalità diventi una priorità strutturale dell'agenda politica, attraverso interventi capaci di sostenere il lavoro femminile, favorire la conciliazione tra famiglia e occupazione, promuovere una fiscalità più equa e garantire ai giovani condizioni di stabilità che consentano loro di costruire il proprio futuro. Una sfida di questa portata non può essere affrontata da una sola parte. È necessaria un'alleanza che coinvolga Governo e opposizione, imprese e sindacati, mondo della cultura, del Terzo settore e dell'associazionismo, per costruire insieme le condizioni che consentano alle nuove generazioni di scegliere liberamente di avere dei figli. Di questo si parlerà nella sesta edizione degli Stati Generali della Natalità, che si terrà il 25 e 26 novembre 2026 all'Auditorium della Conciliazione a Roma. 

Un'alleanza per la natalità

Per Gianluigi De Palo, presidente della Fondazione per la Natalità, "è chiaro che noi veniamo da tanti anni di mancate politiche familiari, da circa 80 anni, nel senso che abbiamo dato per scontata la famiglia, abbiamo dato per scontato gli aiuti e la promozione della famiglia perché la famiglia c'era. Quello che noi cerchiamo di dire ogni anno, come delle Cassandre, cercando di insistere su questo tema, è che bisogna fare un'alleanza. Non è una questione solo politica, è una questione che riguarda le aziende, che riguarda il mondo della comunicazione, riguarda il mondo della cultura, riguarda il mondo delle associazioni, delle banche, perché da questa situazione veramente difficile se ne può uscire solamente insieme. Basti pensare, come dato che a me ha colpito tanto, è che l'Istat ha domandato alle donne in età fertile quanti figli avrebbero voluto. Se tutte le donne che hanno risposto sì, vorrei un figlio, quest'anno avessero realizzato i loro sogni e quindi avessero messo al mondo un figlio, avremmo avuto 760.000 bambini, ne abbiamo fatti 355.000, quindi meno della metà. Allora noi dobbiamo andare a risolvere questo problema, cioè mettere le persone nelle condizioni di realizzare i loro sogni familiari".

Ascolta l'intervista a Gigi De Palo e al presidente dell'Istat Francesco Maria Chelli

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28 luglio 2026, 08:55