Mozambico, cinque milioni di bambini non vanno a scuola
Vatican News
Circa cinque milioni di bambini in Mozambico sono esclusi dal sistema scolastico. È quanto emerge da una ricerca del Movimento per l'istruzione per tutti (Mept), realizzata insieme all'Istituto di studi sociali ed economici (Iese), presentata a Maputo.
Le maggiori fragilità
Lo studio evidenzia le difficoltà nel garantire la permanenza e il reinserimento degli studenti che abbandonano la scuola, nonostante gli strumenti già previsti dal ministero dell'Istruzione. Particolarmente critica è la situazione delle ragazze, che interrompono gli studi a causa di gravidanze precoci. Secondo il rapporto, manca oggi una strategia specifica che ne favorisca il reinserimento scolastico. Tra le principali cause dell'abbandono figurano anche povertà, matrimoni precoci, violenza di genere e le lunghe distanze da percorrere per raggiungere gli istituti. La ricerca avverte inoltre che molti dei bambini esclusi dal percorso educativo finiscono coinvolti nell'estrazione mineraria illegale, nel commercio informale o in altre forme di sfruttamento.
Un quadro umanitario complesso
L'allarme sulla scuola si inserisce in un quadro umanitario sempre più complesso, soprattutto nel nord del Paese. Secondo l'ultimo rapporto dell'Ufficio delle Nazioni Unite per il coordinamento degli affari umanitari (Ocha), il conflitto nella provincia di Cabo Delgado continua ad alimentare nuovi sfollamenti: oltre 26.000 persone hanno dovuto lasciare le proprie case dall'inizio del 2026, di cui più di 12.000 nel solo mese di giugno. Donne e bambini rappresentano quasi l'80% degli sfollati. Complessivamente sono circa 1,1 milioni le persone che necessitano di assistenza umanitaria urgente nel nord del Mozambico, con Cabo Delgado che resta l'epicentro dell'insurrezione jihadista iniziata nel 2017. Oltre alla violenza, il rapporto segnala che inondazioni, rischio di epidemie e possibili periodi di siccità stanno aggravando le condizioni della popolazione. A pesare è anche la carenza di risorse: il Piano di risposta umanitaria delle Nazioni Unite è finanziato solo per il 34% del fabbisogno previsto, con settori come istruzione, nutrizione e sicurezza alimentare tra i più colpiti dal deficit di fondi.
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