Gaza, 71 miliardi di dollari per ricostruire. Oxfam: "non sia solo carità"
Stefano Leszczynski - Città del Vaticano
Per ricostruire Gaza servirà una cifra senza precedenti, pari a circa sette volte il costo complessivo delle ricostruzioni seguite alle principali offensive militari che hanno colpito la Striscia negli ultimi vent'anni. È la stima contenuta nel nuovo rapporto presentato da Oxfam, realizzato insieme al Palestine Economic Policy Research Institute (MAS) e al Palestine Trade Centre, che mette in luce come il prezzo della guerra non possa essere misurato soltanto attraverso i danni materiali.
Gaza è ormai 'tabula rasa'
Secondo il dossier, il conflitto iniziato nel 2023 ha riportato Gaza indietro di 77 anni, cancellando in meno di tre anni gran parte dei progressi economici e sociali costruiti nel corso di decenni. La stima dei danni e delle perdite economiche raggiunge i 57,9 miliardi di dollari, mentre il fabbisogno necessario per la ripresa nell'arco del prossimo decennio supera i 71 miliardi. "La Striscia è stata praticamente rasa al suolo: quasi la totalità degli edifici residenziali, le strade, le reti elettriche, idriche e fognarie sono da ricostruire. Ma oltre ai danni fisici ci sono quelli psicologici e sociali", osserva Paolo Pezzati, portavoce per le crisi umanitarie di Oxfam Italia, commentando i risultati del rapporto. "Per vedere dei risultati serviranno generazioni, perché sono state distrutte università, scuole, luoghi di culto e centri di aggregazione: tutto ciò che contribuisce a costruire l'identità di un popolo non esiste più".
Ricostruire il tessuto sociale
Il rapporto evidenzia infatti come la guerra abbia compromesso non solo abitazioni e infrastrutture, ma anche il sistema educativo, sanitario, culturale e ambientale della Striscia. Quasi tutte le scuole risultano distrutte o gravemente danneggiate, le università sono state rase al suolo, migliaia di insegnanti e ricercatori hanno perso la vita. A ciò si aggiunge una pesante crisi sociale: oltre 58.600 famiglie sono oggi guidate da donne, mentre la disoccupazione femminile raggiunge il 92%. Più di 50 mila persone necessitano di percorsi di riabilitazione di lungo periodo e gran parte delle persone con disabilità vive senza un'adeguata assistenza. Anche il territorio è stato profondamente compromesso, con terreni contaminati, falde acquifere deteriorate e gravi rischi sanitari.
Serve il coinvolgimento dei palestinesi
Il cuore della proposta avanzata da Oxfam riguarda il metodo con cui affrontare la ricostruzione. L'organizzazione chiede che il processo non sia imposto dall'esterno, ma sia costruito a partire dalle istituzioni, dalla società civile e dagli attori economici palestinesi. "Qualsiasi sia la cifra stanziata, la ricostruzione sarà destinata a fallire se imposta dall'alto. Serve un coinvolgimento reale delle istituzioni locali, della società civile e degli attori economici, con una piena titolarità palestinese dalla progettazione fino alla valutazione degli interventi", afferma Pezzati. Lo stesso concetto è al centro del rapporto, che invita il Board of Peace, presieduto dagli Stati Uniti, e la comunità internazionale ad adottare un modello fondato sul riconoscimento del diritto dei palestinesi a guidare il proprio futuro, evitando piani calati dall'alto che, secondo Oxfam, ripeterebbero gli errori del passato.
La priorità è fermare la guerra
Per l'organizzazione umanitaria, le precedenti ricostruzioni sono state sistematicamente vanificate dal blocco della Striscia, dall'insufficienza dei finanziamenti e dal susseguirsi delle operazioni militari. Per questo il nuovo piano insiste sulla necessità di inserire la ricostruzione all'interno di un più ampio processo politico. "La storia ci ha insegnato che le ricostruzioni precedenti non sono mai state completate, perché nuove operazioni militari hanno impedito alla popolazione di beneficiarne. Oggi serve una stabilizzazione reale e la ricostruzione deve diventare un'opportunità per arrivare all'autodeterminazione del popolo palestinese e al rafforzamento delle sue istituzioni", sottolinea Pezzati. Il piano delineato nel rapporto prevede una prima fase dedicata alla risposta ai bisogni essenziali della popolazione, seguita dal ripristino dei servizi fondamentali — sanità, istruzione, reti idriche, elettriche e fognarie — prima di affrontare la ricostruzione delle infrastrutture e il rilancio dell'economia. Un percorso che, secondo Oxfam, richiederà almeno cinque anni per avviare la ripresa, ma diversi decenni per essere completato.
Uno sguardo all'intero territorio palestinese
Per Oxfam la ricostruzione di Gaza non può essere separata dal futuro della Cisgiordania e di Gerusalemme Est. "Non possiamo permetterci un'ulteriore frammentazione del territorio palestinese. Occorre creare le condizioni perché il futuro della Palestina sia unitario e fondato sull'autodeterminazione, coinvolgendo istituzioni, società civile, organizzazioni femminili e giovani", conclude Pezzati. Nel rapporto l'organizzazione rivolge infine un appello alla comunità internazionale affinché sostenga un processo fondato sul diritto internazionale, sul superamento del blocco della Striscia e sul pieno riconoscimento del diritto dei palestinesi a determinare il proprio futuro, nella convinzione che soltanto una ricostruzione inclusiva e condivisa possa evitare che Gaza sia nuovamente devastata da un nuovo conflitto.
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