Un F/A-18E Super Hornet che decolla dal ponte di volo della portaerei di classe Nimitz USS George H.W. Bush, il 21 luglio scorso Un F/A-18E Super Hornet che decolla dal ponte di volo della portaerei di classe Nimitz USS George H.W. Bush, il 21 luglio scorso  (Public Domain)

Medio Oriente, riprendono gli attacchi Usa-Iran: Trump incontra Netanyahu

L'escalation è coincisa con il primo incontro alla Casa Bianca tra Donald Trump e Benjamin Netanyahu dall'inizio della guerra, il 28 febbraio. Il colloquio si sarebbe svolto in un clima meno disteso rispetto ai mesi scorsi, ma entrambi hanno scelto toni concilianti. Trump ha definito il colloquio "molto positivo", spiegando che sono stati affrontati "molti temi importanti"

Vatican News

È durata pochi giorni la fragile tregua tra Stati Uniti e Iran, volta a sospendere le operazioni offensive statunitensi contro l'Iran per favorire un nuovo negoziato. Nella notte Teheran ha lanciato un attacco missilistico contro una base americana in Giordania: secondo il Pentagono tutti i missili sono stati intercettati, ma l'azione segna una nuova escalation del conflitto. La risposta non si è fatta attendere: Stati Uniti e Arabia Saudita hanno condotto raid contro milizie filoiraniane in Iraq, causando almeno dieci morti, secondo fonti delle Forze di Mobilitazione Popolare.

Le conseguenze sui mercati

Finora Teheran aveva colpito le forze statunitensi prevalentemente in risposta ai raid americani sul proprio territorio; questa volta, invece, avrebbe scelto un'iniziativa autonoma per aumentare la pressione sull'amministrazione Trump e influenzare il negoziato in corso. L'inasprimento delle ostilità ha avuto immediate ripercussioni sui mercati energetici. Il timore di nuove tensioni nello Stretto di Hormuz, snodo strategico per il commercio mondiale di greggio, ha spinto il petrolio in forte rialzo: il WTI è salito oltre gli 82 dollari al barile e il Brent sopra gli 87 dollari, con guadagni superiori al 3%. Proprio Hormuz resta uno dei principali punti di attrito: secondo il Wall Street Journal, la crisi si è aggravata dopo che l'Iran ha respinto una proposta dell'Oman per la riapertura del traffico nello stretto, avanzando un piano alternativo che attribuirebbe a Teheran un maggiore controllo sulla navigazione.

Dopo l'incontro tra Trump e Netanyahu

L'escalation è coincisa con il primo incontro alla Casa Bianca tra il presidente Usa, Donald Trump, e il primo ministro israeliano, Benjamin Netanyahu dall'inizio della guerra, il 28 febbraio. Secondo diversi media americani, l’ottava visita del premier isareliano allo Studio Ovale nel secondo mandato di Trump si sarebbe svolto in un clima meno disteso rispetto ai mesi scorsi, con divergenze sulla gestione del conflitto e sulla strategia nei confronti dell'Iran. Si sono registrate anche proteste di piazza a Washington e in Israele contro il primo ministro israeliano. L'amministrazione Usa avrebbe chiesto al premier israeliano di dimostrare un maggiore impegno nei negoziati per Gaza e Libano come condizione per l'incontro. Trump avrebbe invece espresso irritazione per le pressioni israeliane a proseguire la guerra. Al termine del faccia a faccia, tuttavia, entrambi hanno scelto toni concilianti. Trump ha definito il colloquio "molto positivo", spiegando che sono stati affrontati "molti temi importanti". Netanyahu lo ha descritto come "uno dei migliori incontri" avuti con il presidente americano, ribadendo che Stati Uniti e Israele condividono "l'obiettivo comune di impedire che l'Iran acquisisca armi nucleari".

L'incontro tra il presidente Usa Trump e il primo ministro israeliano, Netanyahu
L'incontro tra il presidente Usa Trump e il primo ministro israeliano, Netanyahu

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29 luglio 2026, 08:38