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Marilynne Robinson all'udienza di Papa Leone XIV con gli scrittori per il centenario della LEV Marilynne Robinson all'udienza di Papa Leone XIV con gli scrittori per il centenario della LEV

Marilynne Robinson e la scrittura come scuola di umanità

Un'intervista dei media vaticani alla romanziera statunitense Marilynne Robinson, che lo scorso 24 giugno ha incontrato il Pontefice insieme ad altri autori da tutto il mondo per il centenario della Libreria Editrice Vaticana. La narratrice, a partire dal discorso pronunciato dal Pontefice, ha riflettutto sul ruolo e sulle possibilità della letteratura, soffermandosi su temi come la dignità umana, i rischi della distrazione e della competizione, la forza del bene

Eugenio Murrali - Città del Vaticano

I suoi personaggi sono un grande laboratorio di umanità, i suoi romanzi, tradotti in moltissime lingue, sono già dei classici. C’è una naturale sintonia tra l'opera narrativa della scrittrice statunitense Marilynne Robinson e le parole pronunciate da Papa Leone XIV, che lo scorso 24 giugno l’ha incontrata insieme ad altri scrittori, nell’ambito delle celebrazioni per i cento anni della Libreria Editrice Vaticana.

La scrittura, l'umanità, il rumore del mondo

Legami, perdita, spiritualità

"Uno di quei libri che, se vi brucia casa, lo prendete prima di uscire". Così Michela Murgia definiva l’esordio di Robinson, Housekeeping (1980)  tradotto in italiano con Le cure domestiche –, un romanzo che racconta, attraverso il rapporto tra le orfane Ruth e Lucille e la zia Sylvie, i legami familiari e la perdita. A questo successo internazionale è seguito Gilead (2004). Il romanzo, premiato con il Pulitzer, vede protagonista la voce del reverendo John Ames e il suo testamento spirituale.

I dettagli e l'anima

Lo sguardo di Robinson è attento ai dettagli, alle piccole irregolarità delle anime narrate dalla sua penna. 
In quell'occasione il Papa ha definito scrivere "un gesto di umanità". E i romanzi di Robinson, specialmente Gilead, sembrano atti di attenzione e di grazia. Per l'autrice scrivere è un modo per riappropriarci oggi della nostra umanità. "Gli scrittori – spiega la narratrice – hanno la possibilità di riflettere molto in profondità su come sarebbe la vita degli altri, sull’esperienza di essere qualcun altro. Ritengo che, se sono onesti nei confronti della persona che stanno considerando in questo modo, gli sia possibile aprire uno sguardo penetrante e positivo sull’umanità".

"Spegnere" la distrazione

La letteratura, con le sue parole soppesate, con la concentrazione e la cura che la scrittura e la lettura pretendono è una roccaforte di fronte al turbinio e al rumore della contemporaneità, con i suoi innegabili progressi tecnici, ma anche con i suoi rischi, le sue chimere. "Ci troviamo in una posizione piuttosto strana – osserva Robinson –, perché potremmo 'spegnere' molti dei nostri problemi. Potremmo rifiutarli. Forse potremmo non permetterci tutte le “concessioni” che ci accordiamo. Molto di quello che sentiamo ora è la conseguenza di ciò che scegliamo di fare, collettivamente, come popolazioni. E per poter comprendere le nuove possibilità, secondo me dovremmo pensare a fare spazio nella nostre vite, mettendo da parte tutto ciò che consideriamo distrazioni pericolose".

Il valore della dignità umana

In romanzi come Lila (2014) e Jack (2020) Marilynne Robinson dà voce a personaggi che si sono sentiti degli esclusi. Le loro storie sono viaggi dentro la misericordia, la possibilità di redenzione. "Quando scrivo imparo, su questo non c’è alcun dubbio", commenta la scrittrice. "Volevo mostrarli  – continua – come persone piene di risorse, persone che mantengono la dignità della loro vita, anche se poco o nulla li sostiene dall’esterno". Per Robinson un romanzo si misura anche dal grado di credibilità delle caratteristiche che lo scrittore attribuisce a un personaggio. "Se dai per vera una cosa su un personaggio  – spiega – e poi la dimostri per la lunghezza di un libro, senti come di aver detto qualcosa di autentico".

La forza del bene, le possibilità di un mondo senza conflitti

Le molte vie del bene

"Quando insegnavo – racconta Robinson –, molti miei studenti dicevano che solo un personaggio malvagio è interessante, che quelli buoni non potevano esserlo". Ma per la scrittrice questa idea è del tutto sbagliata: "Non è vera nei romanzi, e di certo non è vera nella vita". E approfondisce: "Ritengo che le persone abbiano modi unici per essere buoni. Non esiste un unico modo di vivere, ripetuto più e più volte. E penso che se riflettessimo dal punto di vista di un’estetica della bontà su che cosa significhi, per esempio, sostenere altre persone, per permettergli una buona qualità di vita, creeremmo nuove possibilità per noi stessi. E considereremmo molte cose che non abbiamo rispettato in modo adeguato".

Rifiutare il conflitto

Ragionando sul rapporto tra la letteratura e la pace, la romanziera afferma sicura: "Ci sono tante cose molto interessanti e preziose che possono essere fatte senza conflitti. Personalmente, per esempio, ritengo che l’idea della competizione abbia avuto un pessimo effetto sulla vita contemporanea, come se ci si dovesse guardare sempre intorno per vedere che cosa fanno gli altri per poi cercare di fare altrettanto o meglio".  E conclude: "In realtà la tua missione nella vita è fare il meglio che ti consentono le tue risorse, le tue capacità, tenendo conto che esse aumentano a mano a mano che ci metti più impegno".

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09 luglio 2026, 15:45