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Puglia, la pineta di Ugento in fiamme Puglia, la pineta di Ugento in fiamme

Emergenza incendi, manca la prevenzione. Il report di Legambiente

Nei primi sei mesi dell’anno in Italia sono andati in fumo 9.545 ettari. I dati pubblicati da Legambiente tracciano un quadro di gravi fragilità territoriali. Sul banco degli imputati oltre al caldo e ai cambiamenti climatici, anche l'incuria e la scarsa prevenzione. Dal 2024 ad oggi il fenomeno dei roghi ha conosciuto una forte progressione arrivando a colpire aree solitamente non a rischio

Bianca Tombini – Città del Vaticano

“Italia in fumo” è il titolo del nuovo report di Legambiente, diffuso oggi nel giorno di picco del caldo record, che descrive la drammatica situazione che caratterizza tutta la penisola. Il titolo restituisce un’immagine chiara di un Paese dilaniato dalle fiamme, con l’aggravante degli incendi che con sempre maggiore frequenza interessano regioni fino ad oggi risparmiate dal fenomeno. 

Non solo emergenza estiva

Come ogni anno l’estate si conferma come la stagione critica degli incendi, ma nel 2026 è stata anticipata da focolai importanti già in primavera ed inverno, a causa dell’aumento delle temperature e della crisi climatica. Nei primi sei mesi del 2026, denuncia Legambiente, il fuoco ha divorato una superficie pari a 13.368 campi da calcio, ma non è finita qui: il rischio è che si possa superare il record del 2025 quando ad andare in fumo furono oltre 96.500 ettari di superfici boschive. Una progressione che non conosce sosta dal 2024 e che preoccupa per il coinvolgimento di regioni che solitamente non venivano considerate ad alto rischio.

La Sicilia la più colpita

Tra l'inizio dell'anno e metà giugno, l'emergenza ha investito l’Italia intera da Nord a Sud, con picchi in Piemonte, Liguria e Toscana, ed effetti particolarmente devastanti in Calabria e Sicilia, che conquista il triste primato con ben 1.800 ettari percorsi dalle fiamme. L’allarme di Legambiente si concentra sulla forte crescita dell’indice di recidiva incendiaria, che misura la probabilità che un evento incendiario si ripeta nello stesso luogo o ad opera delle stesse persone. Questa persistenza sistematica delle fiamme sfinisce le comunità locali, già costrette a fare i conti con una cronica carenza di prevenzione. Il risultato, come conferma anche Stefano Ciafani, presidente nazionale di Legambiente, è una gestione degli incendi che continua a muoversi quasi esclusivamente sul binario dell'emergenza, anziché su quello della tutela e della pianificazione. Visione condivisa da Antonio Nicoletti, responsabile aree protette dell'associazione, per il quale il fenomeno dei roghi è “la manifestazione ricorrente di una fragilità territoriale che interessa quasi tutte le aree del Paese ormai per lunghi periodi dell’anno”.

L'appello alle autorità

L’appello di Legambiente al mondo della politica è dunque quello di superare la logica dell’emergenza a favore di una pianificazione integrata, capace di disinnescare sul nascere le minacce alimentate da una crisi climatica ormai strutturale.Per superare le attuali fragilità gestionali - tra le quali una carente e frammentata pianificazione forestale e una scarsa integrazione dei piani di Antincedio boschivo con quelli di adattamento climatico - Legambiente ha indirizzato all’esecutivo 14 proposte per avviare una svolta verso un’efficace attività di prevenzione, oggi più che mai necessaria.  

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16 luglio 2026, 14:40