Undicesima notte consecutiva di attacchi Usa contro l'Iran
Eugenio Bonanata – Città del Vaticano
Ancora attacchi incrociati fra Stati Uniti e Iran, proprio poco dopo le aperture al dialogo del segretario di StatoUsa Marco Rubio il quale, durante un incontro con l'Associazione delle nazioni dell’Asia sud-orientale (Asean) a Manila, nelle Filippine, ha parlato della disponibilità a trattare se Teheran tenesse fede agli impegni. I raid statunitensi, per l’undicesima notte di fila, si sono concentrati soprattutto su obiettivi militari, con lo scopo di ridurre ulteriormente la capacità dell'Iran di ostacolare il traffico commerciale nello Stretto di Hormuz.
Il nodo delle trattative
“Lo Stretto resta aperto”, assicura il Pentagono che riferisce di almeno trenta imbarcazioni colpite da Teheran negli ultimi tre mesi. Ed è proprio questo uno dei punti chiave della trattativa per Washington. “Se l'Iran controlla Hormuz sarebbe un pericoloso precedente”, ha precisato Rubio mentre gli attacchi di questa notte hanno toccato anche i dintorni di Teheran. Le autorità iraniane minimizzano sostenendo che le deflagrazioni sono da imputare all’attivazione dei sistemi di difesa aerea e ribadiscono di aver di aver messo completamente fuori uso strutture militari e logistiche statunitensi in Bahrein e Kuwait. Tuttavia, si segnalano altri raid che hanno preso di mira anche la centrale nucleare di Buhsher e una delle principali raffinerie di gas nel sud del Paese. Intanto, il presidente statunitense Trump, rispondendo alle domande dei giornalisti, a margine dell’incontro alla Casa Bianca con il presidente libanese Aoun, ha minacciato di colpire “molto presto” il sito di Pickaxe Mountain. Si tratta di una struttura sotterranea fortificata, collocata nei pressi di Natanz, nel centro dell'Iran, che l’Aiea ha definito nel 2020 come futuro impianto per l’assemblaggio delle centrifughe che producono combustibile nucleare.
I costi della guerra
Infine, c’è da ricordare che in queste ore, sul fronte interno statunitense, sono tornate alla ribalta le statistiche legate a questa guerra. A cominciare dal numero di caduti statunitensi sul campo, che è salito a diciotto dopo la conferma della morte del soldato disperso nel bombardamento di venerdì alla base di Azraq, in Giordania. Il capo della Casa Bianca ha scritto sui social che sono numeri inferiori rispetto ad altre guerre condotte in passato dagli Stati Uniti. Ma nel bilancio c’è da inserire anche la questione dei costi, dopo l’audizione di ieri in senato del capo del Pentagono, Hegseth. Dalle sue dichiarazioni è emerso che la guerra dovrebbe costare 37,5 miliardi di dollari entro la fine di settembre, con un aumento di quasi il 30% rispetto all’ultima stima di 29 miliardi. In prospettiva – questa la richiesta al Senato - ne servono almeno altri 67 per il prolungamento del conflitto.
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