Daniele Mencarelli con Leone XIV all'udienza del Papa con gli scrittori per i cento anni della Libreria Editrice Vaticana Daniele Mencarelli con Leone XIV all'udienza del Papa con gli scrittori per i cento anni della Libreria Editrice Vaticana

Daniele Mencarelli: il tempo della letteratura, spazio per sé e per gli altri

Un breve, incisivo dialogo con il poeta e narratore che lo scorso 24 giugno ha incontrato il Pontefice insieme ad altri autori da tutto il mondo per il centenario della Libreria Editrice Vaticana. Nelle sue risposte emergono l'attenzione, la cura e l'ascolto necessari alla parola, in particolare a quella letteraria. Riprendendo il discorso del Papa l'autore ha sottolineato termini come empatia, compassione, pietà, condivisione, uguaglianza e umanità

Eugenio Murrali - Città del Vaticano

Salutando i fedeli dal Palazzo Apostolico al suo arrivo a Castel Gandolfo, ieri 5 luglio, Papa Leone XIV ha citato la lettura tra le attività che porterà avanti anche in questi giorni di riposo. Il tempo dedicato ai libri riconduce molte persone, specialmente d'estate, a uno spazio interiore profondo, a un'attività del pensiero da godere con la giusta attenzione. 
E parlando di libri, lo scorso 24 giugno, all'udienza con gli scrittori venuti da tutto il mondo per l'anniversario LEV, il Pontefice ha detto che lo scrivere "è un atto di verità, di svelamento", ma anche un "gesto di umanità". 

L'intervista a Daniele Mencarelli

Tra gli autori intervistati dai media vaticani, Daniele Mencarelli ha riflettuto proprio su quest'ultima espressione. "Io credo che la scrittura – ha spiegato – sia sempre contemporaneamente un atto di umanità e un atto politico. Questi due elementi sembrano oggi scissi, ma in realtà sono la stessa cosa. Parli di umanità nel momento in cui fai politica e viceversa". Ma non è solo questo termine ad aver colpito l'immaginario e la sensibilità di Mencareli. "Il Papa –ha continuato il romanziere – ha anche proposto una serie di parole che vanno riscoperte: l’empatia, la compassione, la pietà, la condivisione, l’uguaglianza. Tutti termini che questo momento storico improvvisamente è tornato a mettere in discussione".

La Croce e la via

Daniele Mencarelli si esprime nei domini della narrazione e della poesia. Nella sua scrittura c’è un’attenzione irrinunciabile alla parola. Autore di raccolte poetiche – tra le altre Bambino Gesù, Ospedale Pediatrico (2001), Degli amanti non degli eroi (2024) –, nel 2013 si è confrontato con il mistero del dolore di Cristo in La croce e la via. Di quelle "Parole per una Via Crucis" raccontò su Radio Vaticana intervistato da Laura De Luca, che lesse il testo integrale insieme a Rosario Tronnolone. Le opere di Mencarelli - oggetto di riconoscimenti significativi e di trasposizioni - sono pagine dell’umano in cui la realtà concreta non dimentica la trascendenza, perché, come ha detto Leone XIV "scrivere ha a che fare con Dio". Alla verità delle voci corrisponde in Mencarelli un realismo delle istanze interiori. Per la narrativa ha dato vita a racconti e romanzi come La casa degli sguardi (2018), Tutto chiede salvezza (2020), Sempre tornare (2021). Il suo libro più recente è Quattro presunti familiari (2026).

Attenzione e cura

Per lo scrittore romano la parola letteraria è la "più posata", "ponderata". "In questo senso – chiarisce l'autore – non deve e non può competere con tutte quelle parole istantanee, che poi durano secondi, minuti". La letteratura deve esprimersi nella sua capacità di restare, di andare al di là della velocità imposta dalla tecnologia. "Il grande lavoro che dobbiamo fare – suggerisce Mencarelli– è educare i nuovi lettori a questa parola che chiede attenzione e chiede cura nel momento in cui viene prodotta e viene scritta, ma anche nel momento in cui viene letta. Avere tempo per la letteratura è avere tempo per sé stessi e per gli altri".

Un atto eversivo

Il poeta Mencarelli riflette infine sul ruolo della parola poetica nella contemporaneità. "Io credo che oggi la poesia – ha concluso – sia un atto eversivo rispetto a questa nevrotizzazione della realtà. La poesia ricorda all’uomo che certe domande non sono nuove, l’uomo se le è sempre fatte, ma ha perso la lingua che interpretava e dava voce a quelle domande".

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06 luglio 2026, 15:23