Cuba al buio, arriva il container italiano della solidarietà
Cecilia Seppia – Città del Vaticano
Di nuovo al buio, di nuovo senza acqua con temperature che sfiorano i 40 gradi, nel pieno della più grave crisi energetica mai registrata: è l’inferno di Cuba che ieri ha visto collassare per la quarta volta dall’inizio dell’anno e la seconda in una settimana, l’intero sistema elettrico. In alcune zone è iniziato il ripristino dell’energia, fanno sapere le autorità, che ammettono però danni strutturali importanti e interventi di manutenzione utili al momento solo a tamponare la situazione. Potrebbero infatti volerci giorni prima della riconnessione delle principali centrali.
Le cause del black-out
Secondo la compagnia statale Unione elettrica la causa del blackout è stata una "fluttuazione dei parametri" a seguito di un guasto in una linea che collega le province di Santa Clara e Sancti Spíritus. I dati numerici ufficiali, chiariscono forse meglio la natura del problema: durante l'ora di punta, le 16.30 locali, la disponibilità energetica reale si attestava su appena 935 megawatt, a fronte di una domanda nazionale stimata in oltre 3.100 MW. Un deficit verticale che ha letteralmente spento le utenze di oltre dieci milioni di persone. Le cause, come è noto, risiedono nell'estrema obsolescenza delle centrali termoelettriche che hanno tra i 40 e i 60 anni e che risentono di una totale assenza di ricambi e manutenzione, aggravate dallo spegnimento di oltre cento impianti di generazione rimasti privi di petrolio. Il primo ministro di Cuba Manuel Marrero ha dichiarato apertamente la gravità della situazione, parlando di “un’altra settimana molto difficile sotto l’impatto del blocco del greggio”.
Situazione stremante
Dietro i dati tecnici e i megawatt mancanti si nasconde però un dramma umanitario lacerante, dove la quotidianità della popolazione è ridotta a una pura lotta per la sopravvivenza. A raccontarlo dall'Avana ai media vaticani è Luca Bondi, presidente dell'associazione Semi di Pace, presente stabilmente sull'isola caraibica da ben 28 anni, da quando cioè nel gennaio 1998 Papa Giovanni Paolo II lanciò lo storico appello: “Ché Cuba si apra al mondo e il mondo si apra a Cuba”. “La situazione in questo momento è assolutamente drammatica”, spiega Bondi. “È difficile trovare espressioni verbali adeguate che possano restituire l'immagine chiara di come si stia vivendo a Cuba nella quotidianità. Da quando sono arrivato mi sono trovato più volte con interruzioni della corrente elettrica per 36 ore consecutive, è davvero stremante”.
Senza acqua nella morsa del caldo
Il prolungarsi del blackout nazionale non si traduce semplicemente nell'assenza di illuminazione, ma in una reazione a catena che investe i bisogni primari della popolazione. Nelle grandi città come l'Avana o Santiago, così come nelle province di Santa Clara e Sancti Spíritus, lo spegnimento delle pompe elettriche significa l'immediata interruzione dell'erogazione dell'acqua corrente. “Questo vuol dire poi non avere acqua per la vita quotidiana, non poter conservare adeguatamente gli alimenti e trovarsi in case che sono invivibili per l'estremo calore”, prosegue il presidente di Semi di Pace. Con temperature estive che sfiorano costantemente i 40 gradi e tassi di umidità asfissianti, le abitazioni si trasformano in trappole termiche, costringendo neonati, anziani e malati a passare le notti all'aperto, sui marciapiedi, in cerca di un minimo sollievo.
Ospedali al collasso
Le conseguenze più spietate del collasso energetico si registrano tuttavia all'interno delle strutture sanitarie e sociali, dove la carenza di elettricità compromette le terapie salvavita e la refrigerazione dei medicinali essenziali. “La popolazione soffre, si trascina, i bambini malati non possono essere curati adeguatamente e muoiono come mosche. Gli anziani sono persi, con volti scavati dalla durezza della quotidianità, mamme che non sanno come poter assicurare l'essenziale ai propri figli, i prezzi del cibo alle stelle”, è lo scenario che Bondi descrive con preoccupazione, richiamando l’attenzione e l’intervento della Comunità internazionale.
Rischio epidemie
La mancanza di energia e di sistemi di purificazione funzionanti sta inoltre spianando la strada a una crisi sanitaria parallela. La maggior parte dei quartieri più densamente popolati non può utilizzare servizi igienici di base, e l'impossibilità di lavarsi o di consumare acqua sicura, sta agevolando l'insorgere di focolai infettivi. Tra la popolazione che vive per strada iniziano già a registrarsi i primi casi accertati di colera, un'epidemia che le organizzazioni non governative stanno cercando di arginare lavorando in coordinamento con i microsistemi regionali d'emergenza, nonostante le enormi difficoltà di spostamento, dovute alla quasi totale assenza di carburante per i mezzi di soccorso.
Il container della solidarietà
In questo scenario di sfinimento collettivo, dove la popolazione cubana appare ormai stremata da una crisi che si trascina da mesi, l'attivazione della solidarietà internazionale rappresenta l'unico barlume di speranza. L'associazione Semi di Pace ha avviato fin dallo scorso marzo sul territorio italiano una campagna nazionale intitolata "Cuba nel cuore". Un progetto che ha mobilitato trasversalmente scuole, parrocchie, associazioni e istituzioni italiane e che si tradurrà a breve nell'arrivo sull'isola di un grande container carico di aiuti umanitari. Può sembrare una goccia d’acqua nel mare, ma conclude Bondi “L'iniziativa costituirà per la popolazione cubana una carezza in mezzo a tanta sofferenza”. “Non sono solo cose materiali utilissime per ospedali, scuole, centri per anziani e per disabili, ma soprattutto la dimostrazione della nostra vicinanza a un popolo gentile e pacifico”. Un aiuto che Bondi definisce anche come un doveroso atto di fratellanza e reciprocità, ricordando il recente passato, segnato dall’epidemia di Covid-19: “Voglio ricordare che questo popolo, questa nazione, nel tempo recente più drammatico della nostra storia italiana, e mi riferisco all'epidemia del Covid, non ha esitato a inviarci 52 sanitari, 37 medici e 15 infermieri per sostenere gli ospedali italiani ed offrire, anche al rischio della vita, aiuto e competenze”. Oggi che a rischiare la vita a causa del buio e delle malattie sono i cittadini cubani, l’Italia prova così a riaccendere la speranza.
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