L'insediamento israeliano Havat Gilad, da cui proveniva la vittima israeliana Biniyahu Melet L'insediamento israeliano Havat Gilad, da cui proveniva la vittima israeliana Biniyahu Melet 

Cresce la tensione in Cisgiordania, morti quattro palestinesi e due israeliani

Dopo l'attacco, il primo ministro Netanyahu ha convocato il ministro della Difesa Katz e il capo di Stato maggiore Zamir, promettendo una risposta decisa. Parallelamente, decine di coloni sono entrati nel vicino villaggio palestinese di Jit. Il rischio di una nuova escalation

Vatican News

Nuova escalation di violenza in Cisgiordania nello Stato di Palestina: l'esercito israeliano ha disposto un massiccio rafforzamento delle proprie forze dopo gli scontri avvenuti nei pressi del villaggio palestinese di Tell, nell'area di Nablus. Negli incidenti hanno perso la vita quattro palestinesi e sono morti due uomini israeliani. Il primo ha 32 anni, si chiamava Biniyahu Melet e viveva nell'insediamento israeliano di Havat Gilad, vicino a Nablus. L'altro è il 27enne Yuval Ezra, comandante di batteria del 411° battaglione del 282° reggimento di artiglieria. Secondo la ricostruzione fornita dalle Forze di difesa israeliane (Idf), un gruppo di coloni si trovava nella zona dell'insediamento di Havat Gilad quando è stato attaccato; un palestinese avrebbe sottratto l'arma a un membro della sicurezza, aprendo il fuoco prima di essere ucciso dai militari. Le autorità palestinesi riferiscono invece che i quattro palestinesi sono stati colpiti per prima dalle forze israeliane.

La risposta israeliana

Dopo l'attacco, il primo ministro israeliano, Benjamin Netanyahu, ha convocato il ministro della Difesa, Israel Katz, e il capo di Stato maggiore, Eyal Zamir, promettendo una risposta decisa. «I soldati delle Forze di difesa Israeliane si stanno preparando per un'ampia attività operativa antiterrorismo nel settore», ha annunciato in una nota l'Idf. «Agiremo con forza contro i terroristi e i loro mandanti. Non permetteremo che il terrorismo in Giudea e Samaria rialzi la testa», ha dichiarato il premier israeliano riprendendo la denominazione biblica impiegata da Israele per indicare la Cisgiordania nello Stato di Palestina, in chiaro contrasto con il termine comunemente utilizzato dalla comunità internazionale. Zamir ha ordinato il dispiegamento di ulteriori truppe in Cisgiordania con l'obiettivo dichiarato di rafforzare la sicurezza e rintracciare tutti i responsabili dell'attacco. Parallelamente, secondo il quotidiano israeliano Haaretz, decine di coloni sono entrati nel vicino villaggio palestinese di Jit nelle ore successive alla sparatoria. Le stesse Forze di difesa israeliane hanno spiegato che il rafforzamento della presenza militare serve anche a prevenire possibili azioni di rappresaglia da parte dei coloni, soprattutto in occasione dei funerali dell'israeliano ucciso. Fonti militari, citate dal Times of Israel, parlano di un «clima di vendetta» che rischia di alimentare ulteriormente gli scontri.

I parenti di palestinesi uccisi durante gli scontri con i coloni israeliani trasportano una salma all'ospedale di Nablus
I parenti di palestinesi uccisi durante gli scontri con i coloni israeliani trasportano una salma all'ospedale di Nablus   (AFP or licensors)

Senza sosta gli attacchi dei coloni

D'altronde, l'episodio si inserisce in un contesto di crescente violenza in quest'area. Già nelle ultime ore si erano verificati altri attacchi contro israeliani nell'area di Nablus e di Jenin, mentre continuano le operazioni militari israeliane e aumentano gli episodi di violenza legati ai coloni. Sul piano umanitario, le Nazioni Unite denunciano un progressivo deterioramento della situazione. L'Ufficio Onu per il coordinamento degli affari umanitari (OCHA) segnala che nel 2026 oltre 3.200 palestinesi sono stati costretti a lasciare le proprie abitazioni a causa degli attacchi dei coloni e delle demolizioni. Gli insediamenti, le restrizioni alla libertà di movimento e le operazioni militari israeliane stanno limitando l'accesso a servizi essenziali, scuole e mezzi di sostentamento. Dall'inizio del 2023 più di 6.200 palestinesi, tra cui oltre 3.000 bambini, sono stati sfollati in seguito alla violenza dei coloni e alle restrizioni collegate. 

Ripetute violenze contro i minori

Anche le organizzazioni impegnate nella tutela dell'infanzia esprimono forte preoccupazione. L'Unicef ha denunciato che, dall'inizio del 2025, in Cisgiordania e a Gerusalemme Est sono stati uccisi almeno 70 bambini e oltre 800 sono rimasti feriti, definendo gli episodi parte di «uno schema persistente di gravi violazioni contro i minori». Inoltre, Save the Children continua a segnalare il pesante impatto della violenza sui minori palestinesi, sottolineando come sfollamenti forzati, restrizioni alla mobilità e continui episodi di violenza compromettano l'accesso all'istruzione, all'assistenza sanitaria e al sostegno psicologico, aggravando una situazione che le agenzie umanitarie descrivono ormai come una crisi di protezione sempre più estesa.

(ultimo aggiornamento ore 15.49)

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24 luglio 2026, 13:00