Cipro, Sant’Egidio accanto ai rifugiati per un’estate di cura e condivisione
Bianca Tombini – Città del Vaticano
Nel cuore della "vacanza solidale”, giunta alla sua quinta edizione, c’è la vicinanza, l’ascolto e la costruzione di relazioni. Un centinaio di volontari, provenienti da diversi Paesi europei, molti dei quali italiani, francesi e spagnoli, hanno infatti deciso di rinunciare alle canoniche vacanze estive per offrire un aiuto concreto e per condividere la propria quotidianità, fino alla fine di agosto, con i rifugiati ospitati nei centri di Pournara, campo di identificazione nei pressi di Nicosia, e di Kofinou-Limnes. Qui i volontari, giovani e non, si impegnano in attività educative, ricreative e di sostegno, oltre ad offrire ai migranti una presenza costante e un volto amico di cui potersi fidare e a cui poter raccontare la propria storia.
Un progetto nato dal viaggio di Papa Francesco
L'iniziativa affonda le proprie radici nel viaggio di Papa Francesco a Cipro nel dicembre 2021. “Da allora - racconta Giancarlo Penza, della Comunità di Sant'Egidio, che segue da vicino il progetto - abbiamo dato origine a questo programma di vacanza solidale”. L’isola, considerata la sua posizione geografica, è infatti al centro di molti percorsi migratori. Come spiega Penza, “si trova al centro del Mediterraneo, sotto la Turchia e di fronte al Medio Oriente. Per questo è particolarmente esposta alla mobilità internazionale, specialmente nelle fasi di crisi”. Il rischio per i migranti è quello però di rimanervi intrappolati, in un limbo indefinito nell’attesa dei permessi per poter continuare il viaggio.
Numeri in calo, ma non è una buona notizia
Oggi, nel centro di identificazione di Pournara vivono circa 150 rifugiati, un numero molto inferiore rispetto alle oltre 2.500 persone presenti quando il progetto prese avvio. Per Penza questo dato non rappresenta un miglioramento della situazione nei Paesi d’origine ma, piuttosto, “il segno di quanto sia diventato sempre più difficile arrivare in Europa per i richiedenti asilo”. Nel campo di Kofinou risiedono invece circa 500 persone, soprattutto famiglie che possono sì uscire dal campo e svolgere attività lavorative - seppur saltuarie o non regolari - ma che spesso restano bloccate per anni nell'attesa di una soluzione definitiva. “La loro vera sofferenza - osserva - è l'angoscia del futuro: dopo due, tre o cinque anni non riescono ancora a intravedere una prospettiva diversa”. I rifugiati provengono da Somalia, in maggioranza, ma anche da Sudan, Iran, Afghanistan e da altri Paesi dell'Africa subsahariana. Scappano da guerra, violenza e persecuzioni, o sono vittime della crisi climatica in cerca di posti migliori dove poter vivere, o almeno sopravvivere.
La "Tenda dell'Amicizia", dove il mondo si ritrova a tavola
Il simbolo della missione è la "Tenda dell'Amicizia", allestita a Pournara. Qui, ogni sera, circa duecento persone possono cenare in una mensa climatizzata, sedute attorno a tavoli apparecchiati con cura, lontane dal caldo soffocante ma, soprattutto, dalla solitudine. Una cena condivisa è un momento di cura, capace di creare uno spazio di intimità e incontro che permette scambi profondi e significativi. È lo stesso Penza ad esprimersi sulla sua importanza: “La cosa più bella è che siedono insieme persone di nazionalità diverse. Come diceva Floribert Bwana Chui, ‘Sant'Egidio mette tutto il mondo a tavola’ ”. Un'immagine che riassume lo spirito dell'iniziativa: fare del pasto condiviso un'occasione per il riconoscimento reciproco e la dignità ritrovata.
Scuole, giochi e amicizia contro l’incertezza e la paura
L'impegno di Sant’Egidio non si esaurisce nella sola distribuzione dei pasti. I volontari organizzano corsi di inglese per gli adulti, particolarmente utili per i percorsi d’integrazione, e animano la Scuola della Pace destinata ai bambini del campo di Kofinou. Per molti piccoli è un’esperienza nuova, molti di loro infatti, figli di rifugiati, non hanno mai frequentato un'aula scolastica. Vi sono poi distribuzioni di generi alimentari, attività ricreative e gite nei fine settimana. “Queste persone - sottolinea Penza - hanno bisogno prima di tutto di amicizia, di raccontare la propria storia e di sapere che il rapporto umano non finirà con la conclusione dell'estate”.
Un'esperienza che cambia anche chi serve
I volontari tornano a casa trasformati da questa esperienza. Secondo quanto afferma Penza, la vacanza solidale "apre gli orizzonti e le menti alle sofferenze del mondo, ma lo fa in un clima familiare, costruendo amicizie che continuano nel tempo attraverso lettere e messaggi. È un percorso di formazione umana oltre che di servizio: un tempo in cui l'incontro con chi è costretto a vivere ai margini dell'Europa insegna che la solidarietà nasce proprio dalla condivisione della vita quotidiana. Proprio la capacità di creare legami duraturi spiega il successo di un'iniziativa che da cinque estati continua a riportare speranza tra le tende dei campi profughi di Cipro".
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