Rohingya, cinque bambini morti nel più grande campo profughi al mondo
Guglielmo Gallone - Città del Vaticano
È l’ennesima tragedia che colpisce i Rohingya, la minoranza musulmana del Myanmar a cui negli ultimi decenni è stato tolto tutto: la terra, la cittadinanza, la casa, come se non bastasse persino la possibilità di vivere, altrove, in sicurezza. Ieri almeno cinque bambini sono morti nel crollo di una scuola coranica travolta da una frana nell'enorme campo profughi di Cox’s Bazar, nel sud-est del Bangladesh. Solo tre giorni prima altre otto persone avevano perso la vita sempre qui, negli stessi campi, dove le piogge monsoniche continuano a provocare smottamenti e crolli.
Decenni di persecuzioni
Le vittime appartengono alla minoranza musulmana dei Rohingya, originaria dello Stato di Rakhine, nel Myanmar occidentale. Stanziati in terre birmane sin dal XVI secolo, due secoli dopo si ritrovano fra le tante popolazioni del regno birmano, poi colonizzato dagli inglesi, e cento anni fa in quanto musulmani vengono considerati estranei alla nazione a maggioranza buddista. Da decenni questa comunità è vittima di discriminazioni sistematiche: privata della cittadinanza da una legge del 1982, è considerata tra le minoranze più perseguitate al mondo. La grande fuga è iniziata soprattutto nel 2017, quando una vasta offensiva dell’esercito birmano costrinse centinaia di migliaia di persone ad attraversare il confine con il Bangladesh. Ne fanno le spese oltre 700.000 uomini, donne, bambini che, nel giro di qualche settimana, varcano il confine con il Bangladesh. Secondo gli ultimi dati Onu, oggi si contano circa 1,85 milioni di Rohingya nel mondo. Di questi, circa 1,33 milioni sono rifugiati o richiedenti asilo fuori dal Myanmar. Circa 520.000 vivono ancora nel Paese d'origine, soprattutto nello Stato di Rakhine, ma sono in gran parte apolidi e sottoposti a forti restrizioni. La maggior parte dei Rohingya vive nel complesso di 33 campi profughi nell'area di Cox's Bazar, il cui nucleo principale è Kutupalong-Balukhali, cioè il più grande insediamento di rifugiati del mondo. Ospita circa 1,2 milioni di Rohingya. Altri hanno invece trovato rifugio in Paesi come Malaysia, India, Indonesia e Thailandia.
La vicinanza della Santa Sede
Il ritorno in Myanmar resta per loro un obiettivo lontano. Dopo il colpo di Stato militare del 2021 il Paese è precipitato in una guerra civile e nello Stato di Rakhine i combattimenti tra la giunta e l'Arakan Army alimentano il timore di nuove ondate di profughi verso il Bangladesh. Le condizioni di sicurezza non consentono un rimpatrio volontario e i programmi di rientro sono di fatto bloccati. Per anni, Papa Francesco ha mantenuto alta l’attenzione internazionale sulla sorte dei Rohingya. Durante il viaggio apostolico in Bangladesh del 2017 incontrò personalmente un gruppo di rifugiati, chiedendo loro «perdono» a nome di quanti li avevano perseguitati e dell’«indifferenza del mondo», e invitando la comunità internazionale a far sì che fossero riconosciuti i loro diritti.
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