Il sogno di tornare sulla Luna, un viaggio tra passato e futuro
Edoardo Valentino - Città del Vaticano
Sono passati cinquantasette anni dalla notte in cui Neil Armstrong e Buzz Aldrin sbarcarono sulla superficie lunare. Con i due astronauti statunitensi della missione Apollo 11, l’uomo mise per la prima volta piede su un altro corpo celeste. “Una missione molto complessa che sembrava quasi impossibile”, ricorda ai media vaticani Giovanni Caprara, docente del corso di Storia dell’esplorazione spaziale al Politecnico di Milano. Un’operazione, spiega Caprara, decisa ed avviata dal presidente John F. Kennedy e che fu realizzata nell’arco di un decennio.
Un avvenimento storico
“Tutto il mondo era rivolto verso l’alto ad aspettare - continua il professore - anche io lo seguii con grande emozione. C’era sempre l’inquietudine di fondo che Armstrong ed Aldrin potessero trovare delle difficoltà e non riuscire a tornare a casa”. Dietro la grande spinta fornita dal progresso scientifico e tecnologico, era forte la motivazione politica che spingeva gli Stati Uniti a riconquistare, nel pieno della guerra fredda, la supremazia perduta dopo che l’Unione Sovietica aveva mandato in orbita il primo satellite, lo Sputnik (1957), e nel 1961 il primo cosmonauta, Jurij Gagarin. La parte americana doveva quindi dimostrare di potersi spingere ben oltre quei primi successi sovietici, così da ritornare al vertice dei rapporti internazionali sia sul piano politico, sia su quello militare ed economico.
Tornare per restare
Negli ultimi anni si è riacceso l’interesse a solcare nuovamente la superficie lunare. La Cina e la NASA stanno guidando una nuova corsa allo spazio per stabilire una presenza umana permanente sul satellite. Spiega il professor Caprara: “l’obiettivo di oggi è tornare per rimanerci e cercare di realizzare un insediamento, per il momento nel polo sud della Luna, così da sfruttare il ghiaccio d’acqua depositato in alcuni crateri non raggiunti dalla radiazione solare”. L’esplorazione futura mira quindi a sfruttare condizioni ambientali favorevoli per consentire all’uomo di vivere stabilmente su un altro corpo celeste. Caprara ha poi concluso: “l’idea è imparare tutto ciò che è necessario per compiere poi il grande balzo verso Marte, verso il pianeta rosso. Con lo stesso spirito d’insediamento disegnato dai pionieri, sognato dai tecnologi e che finalmente oggi, con grandi speranze, verrà realizzato”.
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