Terremoto in Giappone, vittime e dispersi a Kumamoto
Roberta Barbi – Città del Vaticano
La situazione in Giappone è stata fotografata dalla premier, Sanae Takaichi, nelle sue dichiarazioni ufficiali: sono 13 i morti accertati finora, ma si scava ancora tra le macerie alla ricerca di una trentina di dispersi, sia dove fino a ieri sorgeva il centro commerciale Aeon Mall, nel comune di Kashima, collassato su se stesso a causa del sisma, sia nella cartiera dove si è verificato il crollo di una ciminiera. Confermato anche il deragliamento e ribaltamento su un fianco di un treno alla stazione di Kumamoto e crolli nelle mura del castello della cittadina, oltre a diversi incendi, blackout che hanno lasciato al buio circa 40.000 famiglie, danni alle strade e all’aeroporto che resta chiuso per motivi di sicurezza. Nessuna anomalia, invece, nelle tre centrali nucleari presenti nell’area.
La dinamica e i precedenti
La violenta scossa di magnitudo 7.1 si è verificata ieri alle 16.30 ora locale – le 9.30 in Italia – ed è già stata classificata come la più potente dal terremoto di Noto nel 2024. Inizialmente si è temuto per la possibilità che si verificasse uno tsunami, ma l’allarme è fortunatamente rientrato dopo poche ore. Sono poi seguite alcune scosse di assestamento, circa una sessantina tra cui una di magnitudo forte circa al 6, e l’allerta che deve rimanere alta, secondo le autorità, anche nei prossimi due o tre giorni. La prefettura di Kumamoto purtroppo non è nuova a eventi del genere: nel 2016 un terremoto di magnitudo 6.8 aveva causato quasi 300 morti e duemila feriti. Attualmente sono circa 300.000 le persone evacuate per motivi di sicurezza: oltre 9.000 sono ospitate nei centri di accoglienza allestiti per l’emergenza.
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