Stati Uniti-Iran, colpite due petroliere nello Stretto di Hormuz
Roberta Barbi – Città del Vaticano
Un’altra notte di attacchi incrociati è trascorsa, in Iran, dove sono state avvertite esplosioni un po’ in tutto il Paese da parte degli Usa che miravano a indebolire le capacità militari iraniane di colpire navi nello Stretto di Hormuz. L’attacco più grave a Bushehr, città portuale dove ha sede l’unico impianto nucleare iraniano destinato all’uso civile. Per tutta risposta Teheran ha fatto saltare in aria due petroliere, fatto che costituisce una vera e propria escalation, passando dal blocco navale all’attacco frontale. I Pasdaran hanno rivendicato l’episodio, dichiarando che finché gli Stati Uniti attaccheranno la rotta di petrolio e gas non sarà più sicura.
Gli attacchi nei Paesi del Golfo
Prosegue l’allarme aereo anche in Kuwait e Bahrein, mentre nelle basi americane in Giordania attaccate due notti fa sono stati ritrovati resti forse appartenenti al terzo militare statunitense disperso. Il ministro degli Esteri iraniano Aragchi ha detto in un’intervista che il suo Paese porrà fine alla guerra con gli Stati Uniti solo quando si troverà in una posizione di forza, che questa arrivi sia attraverso vittorie militari o progressi diplomatici; intanto il presidente americano Trump sta pensando di estendere all’Iran le sanzioni economiche attualmente in vigore contro la Russia.
La guerra in Libano
Il presidente libanese Aoun è arrivato negli Stati Uniti dove ha avuto un primo colloquio con il segretario di stato Marco Rubio, in attesa di essere ricevuto, nella giornata di oggi, dal presidente Trump. I due, intanto, avrebbero raggiunto una convergenza sulla necessità di un ritiro completo delle forze israeliane dal sud del Libano e sull'avvio dell'attuazione dell'accordo quadro sottoscritto il 26 giugno. Raid israeliani sono comunque proseguito nel fine settimana, soprattutto nell’area di Nabatiyeh.
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