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Peppino di Capri, nel 1976, al Festival di Sanremo Peppino di Capri, nel 1976, al Festival di Sanremo 

Addio a Peppino di Capri, voce romantica della "perla del Golfo"

Il cantante italiano, nome d’arte di Giuseppe Faiella, è morto a 86 anni nella sua amata isola. Tra i volti più popolari della canzone italiana del secondo Novecento, pianista raffinato e interprete elegante, ha attraversato oltre sessant’anni di musica tra twist, melodia e scena internazionale, trasformando la sua terra d'origine in un segno riconoscibile ben oltre i confini nazionali

Fabio Colagrande – Città del Vaticano

Per oltre sessant'anni Peppino di Capri ha accompagnato la storia della canzone italiana con uno stile inconfondibile, sospeso tra il ritmo del twist, la melodia romantica e la grande tradizione napoletana. Scomparso oggi nella sua amata Capri, dove era nato il 27 luglio 1939 con il nome di Giuseppe Faiella, lascia i figli Igor, Edoardo e Dario e un repertorio che continua a raccontare un'Italia popolare e profondamente legata alla sua identità mediterranea. Con lui se ne va uno degli artisti italiani più amati, interprete di una musica capace di attraversare epoche e generazioni senza smarrire eleganza e immediatezza.

Dall’isola al successo

Figlio di una famiglia di musicisti, cominciò prestissimo a suonare il pianoforte e si esibì già da bambino davanti ai militari americani di stanza sull’isola azzurra. Dopo la gavetta nei night club della "perla del golfo" e di Ischia con i suoi Rockers, divenne uno dei protagonisti della stagione in cui la musica italiana si apriva ai ritmi internazionali del rock'n'roll e del twist. Nel 1965, durante la tournée italiana dei Beatles, fu tra gli artisti che aprirono i concerti di Milano, Genova e Roma con i Rockers, esperienza che colloca la sua carriera nel cuore del pop europeo di quegli anni.

Un interprete inconfondibile

Brani come St. Tropez Twist, Roberta, Let's Twist Again, Champagne e "Un grande amore e niente più" lo hanno reso familiare a un pubblico vastissimo. La sua forza stava nel timbro inconfondibile e nella misura dell'interpretazione: non cercava mai l'enfasi, ma una forma di naturale eleganza che gli ha consentito di passare dalla leggerezza del twist al profilo più maturo di chansonnier romantico. Raro esempio di longevità artistica, ha rinnovato la canzone napoletana rendendola più moderna e internazionale, senza spezzarne il legame con il paesaggio sentimentale da cui proveniva.

Tra Sanremo e l’Europa

Nel 1970 vinse il Festival di Napoli con Me chiamme ammore. A Sanremo, il principale concorso musicale italiano, conquistò due vittorie: nel 1973 con Un grande amore e niente più e nel 1976 con Non lo faccio più. Nel 1991 rappresentò inoltre l'Italia all'Eurovision Song Contest con Comm'è ddoce 'o mare, portando sul palco europeo il colore sonoro di Napoli e del Mediterraneo. La sua storia artistica mostra come tradizione locale e linguaggio internazionale abbiano potuto convivere senza attrito, trovando una forma comune nella melodia.

L’isola dei Faraglioni come identità

In queste ore il cordoglio dell'isola dei Faraglioni insiste soprattutto su questo: Peppino di Capri non aveva mai davvero reciso il legame con la sua terra natia. In una nota, il Comune lo ricorda come uno dei figli più illustri e amati, sottolineando come le sue canzoni, la sua eleganza e il suo talento abbiano fatto conoscere nel mondo il nome di Capri, di cui era diventato quasi un ambasciatore naturale. È forse questo il tratto più duraturo della sua eredità: avere dato voce, con discrezione e stile, a un'Italia della memoria, degli affetti e della misura, trasformando l'isola azzurra in una tonalità dell'anima.

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11 luglio 2026, 14:37