Svizzera, referendum per limitare a 10 milioni la popolazione residente
Roberto Paglialonga - Città del Vaticano
Domenica 14 giugno i cittadini svizzeri saranno chiamati a esprimersi in un referendum popolare sull’iniziativa “No a una Svizzera da 10 milioni”. La votazione, promossa dall’Unione democratica di centro (Udc), il principale partito della destra conservatrice, chiede di inserire nella Costituzione della Federazione svizzera un limite massimo di 10 milioni di residenti permanenti entro il 2050.
Gli obiettivi del referendum
L’obiettivo sarebbe contenere l'immigrazione e rallentare la crescita della popolazione, che oggi supera i 9,1 milioni di abitanti. Il voto metterebbe in discussione l’Accordo sulla libera circolazione delle persone tra Ue e Svizzera entrato in vigore nel 2002, momento a partire dal quale la popolazione è cresciuta del 23%. La priorità per i promotori è contrastare la rapida crescita demografica, dovuta principalmente a una "immigrazione di massa", che avrebbe provocato negli ultimi anni problemi come mancanza di alloggi, traffico congestionato, sovraccarico delle scuole e degli ospedali e perdita della qualità della vita.
I timori dei contrari
Tra i contrari al testo il Consiglio federale, la maggioranza del Parlamento, i partiti di centro e di sinistra, le associazioni economiche e i sindacati secondo cui l'approvazione danneggerebbe i legami con l'Ue e causerebbe gravi carenze di manodopera in molti settori, danneggiando gravemente l'economia svizzera. I movimenti di sinistra ritengono la votazione una "iniziativa caotica" e "anti-stranieri". Secondo il ministro della Giustizia, Beat Jans, potrebbe provocare una sorta di "Brexit svizzera", isolando la Confederazione da Bruxelles.
Cosa prevede la proposta
La proposta prevede che in caso di approvazione del referendum, se la popolazione dovesse superare i 9,5 milioni prima del 2050, il Consiglio federale e il Parlamento sarebbero chiamati ad adottare provvedimenti nel settore dell'asilo e del ricongiungimento familiare, e a due anni di distanza si arriverebbe alla rescissione dell'accordo sulla libera circolazione delle persone con l'Ue.
Gli ultimi sondaggi
Gli ultimi sondaggi mostrerebbero il “no” leggermente in vantaggio, ma a pesare alla fine potrebbe essere l'ancora elevato numero degli indecisi. Le interviste sarebbero però state realizzate – osservano diversi analisti – prima dell'attacco con coltello del 28 maggio a Winterthur, vicino Zurigo, classificato come "terroristico", e che ha provocato 3 feriti. Oltre a questo referendum, domani si vota anche sulla revisione della legge sul servizio civile. L’esito della consultazione sarà reso noto nella serata di domenica.
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