"Le stagioni e i ricordi", i saggi di Sergio Di Benedetto su Mario Rigoni Stern "Le stagioni e i ricordi", i saggi di Sergio Di Benedetto su Mario Rigoni Stern

Le stagioni e i ricordi di Mario Rigoni Stern

Il 16 giugno del 2008 moriva l'autore del romanzo "Il sergente nella neve", scrittore appartato e antiretorico, che ha vissuto e raccontato la durezza della guerra. In una sua raccolta di saggi su Stern, Sergio Di Benedetto delinea il profilo dell'intellettuale e dell'uomo, cantore del senso di comunità, della natura e del valore irrinunciabile della pace

Eugenio Murrali - Città del Vaticano

Anima, occhio e mano. Di questi tre elementi si costituisce l'opera di Mario Rigoni Stern secondo Sergio Di Benedetto, che nel suo Le stagioni e i ricordi, Ronzani Editore 2026, ha dedicato undici saggi al grande scrittore veneto, nato nel 1921 e morto diciotto anni fa ad Asiago, sul cui altipiano ha vissuto. E la parola "stagioni", che compare nel titolo, è un termine chiave per comprendere lo scrittore. "C'è sempre un incrocio – spiega Di Benedetto – tra il tempo della natura e il tempo dell'uomo in Mario Rigoni Stern. E poi i ricordi, perché è anche il narratore della memoria. Tutti abbiamo in mente Il Sergente nella neve (il primo romanzo, del 1953 ndr), il racconto della ritirata di Russia e altre sue narrazioni di lager o di guerra, ma si è fatto anche portavoce della memoria di una comunità, una comunità montana che progressivamente andava scomparendo ma di cui lui si fa custode".

Ascolta l'intervista a Sergio Di Benedetto

Uno sguardo profondo

In Inverni lontani, del 1999, Stern – "uomo e scrittore nel presente senza essere totalmente del presente", scrive Di Benedetto – notiamo la forza segreta dello scrittore, che sceglie di guardare il mondo ponendosi al margine di esso, anche per la decisione di vivere un poco discosto, "all'ombra del bosco". Perché questa esistenza liminale, sulla soglia, gli permette di far abitare dentro di sé tempi differenti: "Ora, giorno dopo giorno si sta avvicinando l'inverno e avrò tante memorie. Sarà come ritornare bambini come ascoltare tante voci. [...] Oggi nell'acqua piovana raccolta sotto le gronde che scendono dal tetto vedo anche tante nevi lontane che il sole ha sciolto e riportato qui". È così che Stern, "piccolo uomo tra miliardi di altri", prepara il proprio inverno, consapevole della finitezza, ma anche dell'unicità, conscio di avere dentro di sé la propria storia, insieme a quella di infinite altre creature, il proprio tempo e altri tempi.
"Mario Rigoni Stern – approfondisce Di Benedetto – aveva un passo pacato, lento. E questo non lo portava sulla superficie dei temi, ma in profondità nella vita umana. Questo ce lo rende un po' anacronico, ma al tempo stesso oggi molto sintonico, perché leggiamo pagine che nel 2026 ci parlano ancora. Non prendere la parola sull'immediato, darsi il tempo della riflessione consente di scendere nella profondità delle questioni".

La "paesanità"

In quella che la casa editrice Einaudi ha pubblicato come Trilogia dell'altipiano, nel 2008, con introduzione di Eraldo Affinati, e che raccoglie Storia di Tönle (1978), L'anno della vittoria (1985), Le stagioni di Giacomo (1995), si raccontano settant'anni di storia e tre generazioni che affondano le radici nell'Altipiano di Asiago. In questi e in altri romanzi si può leggere quello che Di Benedetto definisce un messaggio antibellico, che si basa anche sul tema della "paesanità", "una sorta di 'internazionalismo etico', un substrato morale comunitario – chiarisce nel saggio – che supera barriere geografiche e storico-culturali per accomunare uomini di nazionalità differenti". Per lo studioso si tratta di "un nucleo di valori presente in ogni comunità umana, soprattutto nelle classi sociali meno abbienti, lontane da forme di dominio e sopraffazione. Questo minimo comune denominatore di natura antropologica è capace di superare i muri della storia, poiché ha nella solidarietà la sua architrave, una solidarietà che riconosce la dignità di ogni uomo al di là di appartenenze nazionali e culturali".

Ricordare la guerra e cantare la pace

Alla richiesta di approfondire la posizione di Rigoni Stern di fronte alla guerra, Di Benedetto ricorda che lo scrittore ha combattuto sul fronte francese, sul fronte greco-albanese, poi in Russia, e ha vissuto venti mesi di lager per non aderire alla Repubblica Sociale Italiana. "Chi ha conosciuto la guerra così da vicino – aggiunge –, chi ha visto gli amici morire non può che essere a favore della pace". E richiama le pagine commoventi in cui Stern ripensa ai suoi amici morti, per esempio nella battaglia di Nikolaevka ne Il sergente nella neve. "Lui ha questa memoria di guerra – afferma lo studioso – che diventa canto di pace. Mario Rigoni Stern è un uomo di pace perché ha sognato, ha voluto, ha desiderato la pace nei lunghi anni di guerra". E conclude: "Spesso di guerra parlano coloro che non la fanno. Chi l'ha fatta, chi l'ha vissuta, chi l'ha subita non può che essere a favore della pace e la sua è una postura etica, di comunità, di rispetto delle differenze, di umiltà e, aggiungo anche una parola importante, di responsabilità".

Il rispetto della natura

L'attenzione al dettaglio e quella che Di Benedetto definisce "l'epica delle piccole cose" di Stern – "si fa un po' aedo, cioè canta un mondo di piccole comunità, di uomini e donne semplici"–, la sua vicinanza agli umili, alle lingue, alle tradizioni, alla "paesanità", si esprime anche nel rispetto per il territorio, per la natura. Il tema ambientale è infatti forse uno dei pochi su cui il narratore interveniva con un'immediatezza che oggi si può leggere anche come lungimiranza. "Già a partire dagli anni Sessanta – asserisce il ricercatore – Rigoni Stern denunciava un inurbamento eccessivo, selvaggio, scriveva contro la speculazione edilizia che a volte toccava l'Altipiano di Asiago e al tempo stesso denunciava un ritmo opposto alla vita naturale: frenesia, velocità, fretta, consumo". 

Grazie per aver letto questo articolo. Se vuoi restare aggiornato ti invitiamo a iscriverti alla newsletter cliccando qui

16 giugno 2026, 12:31