Somalia, ancora scontri tra jihadisti ed esercito. Crisi umanitaria per oltre 9 milioni di persone
Vatican News
Non si arresta la scia di violenza che da anni sta colpendo la Somalia. Le forze speciali dell'esercito nazionale hanno ucciso ieri 14 componenti del gruppo terroristico Al-Shabaab durante un'operazione mirata nella regione meridionale del Basso Scebeli. Il raid, come ha dichiarato ai media nazionali il governo, ha preso di mira un luogo in cui si riteneva fossero riuniti alti funzionari e militanti dell'organizzazione. Oltre all'uccisione dei membri del gruppo islamista affiliato ad Al-Qaeda, le forze speciali somale hanno distrutto un deposito di armi, materiali esplosivi e altre attrezzature presumibilmente utilizzate per pianificare e compiere attacchi contro i civili somali.
La lotta al fondamentalismo
L'operazione fa parte degli sforzi militari in corso da parte dell'esercito somalo e delle forze alleate per indebolire l'organizzazione che - nonostante operazioni militari cui partecipano anche Etiopia, Stati Uniti e la missione dell'Unione africana nella Somalia centrale e meridionale - continua a lanciare attentati dinamitardi e attacchi armati contro le forze di sicurezza, le istituzioni governative e i civili.
La crisi della sicurezza, tra violenze ed emergenza umanitaria
Da oltre 35 anni la Somalia è attanagliata da un collasso statale cronico, che combina violenza jihadista, frammentazione politica, crisi umanitaria e incapacità delle istituzioni di garantire sicurezza e prosperità. L'inizio di questo lungo periodo di instabilità viene convenzionalmente associato alla fuga del presidente, Siad Barre, all'inizio del 1991, a seguito anche di una recrudescenza degli scontri interni negli anni Ottanta. Tra il 2023 e il 2025, sono stati oltre 6.000 gli episodi di violenza e 15.000 i morti. Gli sfollati sono cresciuti di 600.000 unità, aggiuntisi ai quasi 3 milioni dovuti in gran parte a siccità o inondazioni. L’emergenza umanitaria riguarda ormai più di 9 milioni di persone.
Gli scontri in corso dal 2006
Oggi, spiega in un intervento sul sito di Ispi Giovanni Carbone, professore di scienze politiche all'Università di Milano e direttore del Programma Africa dello stesso Istituto per gli studi di politica internazionale, "una vasta maggioranza di episodi e vittime delle armi sono legati al principale scontro in corso fin dal 2006, quello tra i jihadisti di Al Shabaab e le forze governative che a essi si oppongono". Ma su questo si innestano altri scenari di crisi che riguardano le zone nordorientali del Puntland e le province settentrionali del Somaliland, oltre a conflitti clanici in diverse aree del Paese.
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