Un Mediterraneo di speranza alla X edizione del Siloe Film Festival
Eugenio Murrali - Città del Vaticano
Il silenzio, la natura, la spiritualità del Monastero di Siloe si preparano a dare spazio il 23 e 24 luglio al Siloe Film Festival. Quest'anno, la decima edizione, – la prima diretta dal giornalista e critico di Cinematografo Federico Pontiggia – avrà il tema "Mediterraneo di speranza, ponte tra le rive". "Questo festival vuole essere nel presente. E in un presente non dimentico delle difficoltà, senza volgere il capo da un'altra parte rispetto alle cronache quotidiane, che questa speranza difficilmente la veicolano. Forse potremmo dire, con un paradigma gramsciano, che al pessimismo della ragione, Siloe vuole opporre l'ottimismo della volontà". Il ponte tra le rive indica "la percezione e la consapevolezza della distanza, ma insieme la progettazione del vincolo, del legame umano che dissipa questa distanza, in nome della comune umanità". Temi generali restano, inoltre, la custodia del Creato e i giovani come speranza viva del mondo.
Uno sguardo sul mondo giovanile
La rassegna ideata e organizzata dalla Comunità Monastica di Siloe, con l'apporto fondamentale della Conferenza Episcopale Italiana e del Centro Culturale San Benedetto, ha posto sempre una grande attenzione alle nuove generazioni. E nell'ottica di favorire questo sguardo sul mondo giovanile, da quest'anno è promossa e sostenuta, oltre che dal "Consiglio dei Giovani del Mediterraneo", anche dalla "Rete Mare Nostrum". In questo momento, e fino al 15 giugno, stanno arrivando per la selezione le opere, prodotte tra il 2020 e il 2026, senza limiti di lingua e nazionalità. Il direttore artistico, insieme alla comunità e al comitato organizzatore, sceglierà e renderà noti il 5 luglio otto finalisti. Nei giorni del festival si aggiungerà una terza giuria, quella del Consiglio dei Giovani del Mediterraneo, per assegnare il premio alla "Migliore opera" e l'"Alloro del Mediterraneo".
L'ispirazione in Giorgio La Pira
Figura di riferimento di questa decima edizione è il venerabile Giorgio La Pira, che diceva: "Perché non sperare? Non sperare nella pace di questa grande famiglia umana che è la famiglia di Dio; la famiglia del comune Padre Celeste!" e ricordava che la speranza è sempre un'avventura e un rischio, ma il contadino non smette certo di seminare per paura di perdere la semente. "Giorgio La Pira – approfondisce Pontiggia – è un richiamo perché la Comunità Monastica di Siloe possa accogliere idealmente la sua eredità filosofica, la sua convinzione profonda nella possibilità umana attraverso la socialità. La Pira non vuole essere un nome messo per abbellire o per nobilitare una missione, ma vuole essere un faro ispiratore". Per Pontiggia, attraverso le idee del politico e intellettuale, è possibile far stare insieme "cinema e pensiero, società e cultura". Secondo il critico, si arriva così a "declinare ed elevare il festival non a mera occasione culturale, ad appuntamento cinematografico, ma all'incarnazione di un verbo che, da un lato, è quello di Cristo, ma dall'altro è anche di chi – come La Pira –questo insegnamento l'ha saputo tradurre in parole, opere e missione".
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