Scambio di fuoco fra Stati Uniti e Iran. Ma le ostilità non fermano i negoziati
Paola Simonetti – Città del Vaticano
Almeno tre le ondate di raid lanciate su venti obiettivi nella zona di Hormuz. La risposta degli Stati Uniti nella notte non si è fatta attendere dopo l’abbattimento, secondo Washington, di un aereo Apache americano da parte iraniana nei pressi dello Stretto. Colpite a più riprese basi navali a Sirik e Jask, difese aeree a Bandar Abbas e batterie missilistiche a Qeshm, nel sud dell'Iran. A stretto giro è arrivata la contro-rappresaglia dei Pasdaran nel Golfo: prese di mira la Quinta flotta statunitense nel Bahrein, siti in Kuwait e la base di al-Azraq in Giordania.
Le trattative e gli avvertimenti
Una nottata di guerra che, tuttavia, non mina la tenuta dei negoziati. Secondo gli Usa, l'accordo è "ancora vicino". Ma lo scontro resta all’orizzonte: le forze statunitensi e iraniane fanno sapere che non lasceranno “senza risposta alcun attacco o minaccia”. Da parte sua Teheran chiama in causa tutti i paesi della regione: “E’ loro responsabilità morale e legale – ha dichiarato il Ministero degli Esteri iraniano - interrompere l'utilizzo del proprio territorio e delle proprie infrastrutture da parte di Stati Uniti e Israele per ideare, organizzare, attuare e fornire supporto logistico alle loro azioni criminali contro l'Iran”.
Il fronte libanese
Ancora infuocato lo scontro fra Israele e Libano: nuovi attacchi israeliani su Tiro hanno provocato 3 vittime e nove feriti. Da parte sua Hezbollah ha rivendicato 14 raid contro obiettivi militari israeliani nel sud del Paese. E nelle ultime ore, stando a quanto fatto sapere dalla testata Times of Israel, le forze israeliane hanno diramato un nuovo ordine di evacuazione per due villaggi nel sud del Libano in vista di attacchi contro Hezbollah.
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