San Michele di Pavia, dalle radici al futuro: il patrimonio come eredità da trasmettere
Paolo Ondarza – Città del Vaticano
Un modello integrato di ricerca, innovazione e recupero per la Basilica di San Michele Maggiore a Pavia, una delle perle dell’architettura romanica europea. È il Sistema San Michele: laboratorio attivo di una sperimentazione multidisciplinare per restituire un monumento alla comunità a cui appartiene.
Dalle radici al futuro
Un sistema virtuoso, capace di ripartire dalle radici per generare il futuro, come suggerisce il Progetto Ascanio di cui si è parlato nei giorni scorsi in conferenza stampa al Senato. Un nome evocativo della figura del figlio di Enea, tenuto per mano mentre il padre porta sulle spalle l’anziano Anchise. Il messaggio è chiaro: il patrimonio è un’eredità da trasmettere, non un archivio da custodire.
Una città che attende il Papa
Nella città che il prossimo 20 giugno riceverà Leone XIV, pellegrino sul luogo che custodisce le spoglie di Sant’Agostino, la Basilica di San Michele è la più prestigiosa tra le diverse chiese dedicate all’Arcangelo caro alla spiritualità longobarda. Per secoli è stata il centro simbolico, politico e religioso della città.
Le incoronazioni dei re d’Italia
Fondata probabilmente nel V secolo e frequentata dalla monarchia longobarda, dall’età carolingia la basilica divenne sede delle incoronazioni dei re d’Italia. A Roma i sovrani ricevevano dal Papa la corona imperiale; a Pavia, all’interno di San Michele, avveniva la preliminare consegna della corona di re d’Italia, su una pietra tonda circondata da altre pietre tonde ancora oggi riconoscibile al centro della navata maggiore.
L’antico e il nuovo
L’edificio come si presenta oggi, ricorda l’architetto Carlo Bergamaschi di A7 Design Studio Associato, è il risultato del grande cantiere avviato nel XII secolo sulle rovine di una costruzione precedente. Nel corso dei secoli gli interventi di modifica e integrazione sono stati numerosi: dalla ricostruzione delle volte della navata centrale sul finire del XV secolo alla realizzazione delle cappelle laterali dopo il Concilio di Trento, fino alla costruzione delle sagrestie.
Gli interventi recenti
Particolarmente significativi sono stati gli interventi dell’età moderna. Tra il 1865 e il 1870 si cercò di restituire alla basilica il suo aspetto originario attraverso demolizioni e rimozioni di aggiunte successive. Negli anni Sessanta del Novecento fu invece realizzata una vasta campagna di recupero delle superfici murarie per contrastare il degrado dell’arenaria. Gli interventi condotti tra il 2023 e il 2026 si inseriscono oggi in una più ampia opera di conoscenza del monumento, che ha preso le mosse dagli storici rilievi di Ferdinand de Dartein e ha portato alla realizzazione di un progetto complessivo di ridisegno e documentazione dell’intera basilica, tra i più ambiziosi mai affrontati sul monumento.
La bellezza minacciata
Nell’attuale basilica fu celebrata il 17 aprile 1155 l’investitura di Federico Barbarossa a Re d’Italia. Il professor Saverio Lomartire dell’Università dell’Insubria ne ripercorre la storia mettendo in risalto le bellezze artistiche oggi minacciate dal tempo e dagli agenti atmosferici.
Un gioiello di arte e fede
“Sebbene non si abbiano memorie documentarie di altre incoronazioni nella nuova basilica”, spiega lo studioso, “il rango dell’edificio è ulteriormente sottolineato dalla presenza di apparati scultorei di altissima qualità”. L’apoteosi di questa ricchezza decorativa si manifesta soprattutto nella facciata a capanna, dove portali, fregi e sculture compongono un insieme di straordinaria varietà iconografica.
Ricchezza e fragilità, la sfida della conservazione
“La basilica, come la vediamo oggi, è frutto della volontà di realizzare un edificio sontuoso e monumentale”, aggiunge Lomartire. “Fu costruita in pietra, diversamente dalle altre chiese romaniche pavesi e lombarde, con uno sforzo enorme per l’approvvigionamento dei materiali e delle maestranze specializzate”. Proprio questa scelta, tuttavia, rappresenta oggi anche la sua fragilità. L’arenaria che ne costituisce gran parte delle strutture e degli apparati decorativi è soggetta a un progressivo deterioramento. “Lo splendore della facciata è ancora percepibile nel suo insieme, ma le singole sculture soffrono una perdita continua delle superfici, accentuatasi soprattutto nel Novecento. La sfida è preservare ciò che rimane di un monumento eccezionale nella storia dell’arte europea”.
Per valorizzare la basilica, nel 2011 è nata su iniziativa di cittadini pavesi l’Associazione Il Bel San Michele. “La proposta”, spiega il presidente Vittorio Vaccari, “è che la Basilica di possa configurarsi come laboratorio di confronto culturale, di ricerca e di sperimentazione, capace di contribuire, a livello nazionale e oltre, ad evitare la perdita della bellezza e delle espressioni artistiche ricevute in eredità. È un percorso di utilità generale che può produrre risultati significativi per la conservazione e la valorizzazione del patrimonio culturale e per il coinvolgimento della comunità”.
Conoscere, integrare, innovare
Conoscenza, integrazione e innovazione sono i punti cardine del Sistema San Michele, sottolinea Marco Morandotti, professore dell’Università di Pavia. “La conoscenza è la base di ogni processo operativo consapevole. L’integrazione è necessaria perché discipline diverse concorrono a definire un quadro conoscitivo unitario. L’innovazione, secondo noi, non è solo una necessità ma anche un dovere verso il patrimonio e verso le generazioni future”.
Il progetto si traduce in strumenti concreti: rilievi digitali avanzati, sistemi informativi condivisi, monitoraggio dello stato di conservazione e percorsi virtuali che rendono la basilica accessibile anche a chi non può visitarla fisicamente. “Reale e virtuale non si contrappongono, si completano”, osserva Morandotti. “In questo caso aggiungerei anche il tema dell’integrazione sociale: il patrimonio culturale, nello spirito della Convenzione di Faro, diventa un acceleratore di processi di comunità”.
Un patrimonio per il mondo intero
Alla conferenza stampa è intervenuto anche il parroco di San Michele Maggiore, don Carluccio Rossetti, che ha evidenziato l’importanza di “far conoscere un bene che non è solo per Pavia, ma per il mondo intero”.
“Pavia”, ha aggiunto, “ha una grande storia di arte, cultura e fede. Questa iniziativa invita a mettere insieme competenze ed energie per valorizzare un patrimonio che ancora oggi aiuta soprattutto i giovani ad alzare lo sguardo verso ideali alti. San Michele offre l’opportunità di comprendere la grandezza di Dio, ma anche la grandezza dell’uomo”.
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