Un momento del lancio del progetto ARTIFACT a Roma Un momento del lancio del progetto ARTIFACT a Roma 

ARTIFACT, gli artisti a confronto con l’intelligenza artificiale

Il progetto europeo, presentato a Roma nei giorni scorsi, ha l’obiettivo di offrire ai creatori di arti visive strumenti e competenze nell’uso delle nuove tecnologie, salvaguardando l’originalità dell’invenzione umana. L’opinione di due autori ucraini: l’IA non può sostituire l’essenza profonda di una persona

Svitlana Dukhovych - Città del Vaticano

«L'intelligenza artificiale sta entrando sempre più nella nostra vita, al punto che l'individuo smette di essere una personalità “pura”, poiché nei suoi testi e nella sua creatività si intromette l'intelligenza artificiale e molto spesso non può più semplicemente dire: “L'ho fatto da solo”, perché c'è sempre almeno un briciolo di intelligenza artificiale». L’affermazione è di Oleksandra Kyriushyna, presidente dell'associazione «Assemblea culturale» (Ucraina) e vicedirettrice della casa editrice di letteratura per l'infanzia «Veselka» (Kyiv), che ha rappresentato la parte ucraina durante il lancio ufficiale del progetto ARTIFACT (Artificial Intelligence for Artistic Futures and Creative Talents), svoltasi a Roma il 21 maggio scorso.

ARTIFACT è un progetto europeo cofinanziato dal programma «Europa creativa» dell'Unione europea. Coordinato da Mazzini Lab SRL Benefit (Italia), riunisce partner provenienti dall'Austria, dalla Slovenia e dall'Ucraina. L'iniziativa mira a porre gli artisti delle arti visive al centro del dibattito sull'intelligenza artificiale fornendo loro competenze, strumenti pratici e linee guida per adottare consapevolmente le nuove tecnologie emergenti, salvaguardando al contempo l'originalità artistica e i diritti d’autore.

Ai media vaticani Oleksandra Kyriushyna - assieme all’artista digitale ucraino Mykola Marusyk, che con lei ha partecipato alla presentazione del progetto ARTIFACT a Roma - parla del rapporto tra intelligenza artificiale e arte, di come gli artisti interagiscono con gli strumenti di IA, del ruolo della cultura in tempo di guerra e dell’importanza della creatività umana nell’innovazione. «Oggi - sostiene - in quasi tutti i settori, compreso quello culturale, è in corso un ampio dibattito sull’opportunità di utilizzare l’intelligenza artificiale. Nel mondo dell’arte, in particolare, è sempre esistito il timore che l’IA potesse sostituire gli artisti. Tuttavia, l’esperienza pratica con i numerosi modelli oggi disponibili mostra i limiti di questa tecnologia: l’IA non è ancora in grado di lavorare con la stessa precisione, sensibilità e coerenza di un essere umano. Può generare contenuti sorprendenti, ma difficilmente riesce a creare qualcosa di autenticamente originale o a realizzare con esattezza ciò che una persona vorrebbe, anche quando le istruzioni fornite all’IA sono estremamente dettagliate».

IA utile per lavori standardizzati

Alla stessa conclusione arriva anche Mykola. «Si tratta - dice - di uno strumento molto utile, che però richiede ancora un attento lavoro di revisione e correzione. Al tempo stesso, l’IA può farsi carico di una parte significativa delle attività più ripetitive, non solo nel marketing, ma anche nell’arte e nella cultura. Questo ci consente di concentrarci maggiormente sugli aspetti davvero importanti, affidando all’intelligenza artificiale i compiti più standardizzati. È lo stesso principio che ha accompagnato l’introduzione dei software di montaggio e di molti altri strumenti tecnologici: aiutano a risparmiare tempo e a rendere il lavoro più efficiente. Le nuove tecnologie rappresentano senza dubbio un progresso, ma non possono sostituire l’essere umano, la sua essenza più profonda e la sua anima».

Oleksandra Kyriushyna afferma che il progetto ARTIFACT nasce con l’obiettivo di studiare il rapporto tra artisti e intelligenza artificiale, analizzando come questa tecnologia venga percepita e utilizzata in diversi Paesi. La sfida principale consiste nel promuovere una visione dell’intelligenza artificiale come supporto creativo piuttosto che come antagonista. Al tempo stesso, è importante definire regole condivise e criteri di trasparenza. «Se riuscissimo a definire regole condivise per l’utilizzo degli strumenti di intelligenza artificiale - sottolinea Oleksandra - ad esempio indicando chiaramente quali parti di un’opera o del processo creativo sono state realizzate con il supporto dell’IA, tutto diventerebbe più trasparente e comprensibile per tutti. Questo contribuirebbe anche a evitare contrapposizioni inutili».

Lo sviluppo del progetto

Nei prossimi 30 mesi, il progetto ARTIFACT si muoverà proprio in questa direzione, traducendo la teoria in risultati concreti attraverso laboratori di apprendimento collaborativo, con workshop di co-progettazione e visite di studio, percorsi formativi online e residenze artistiche internazionali in Slovenia. Il programma prevede inoltre cinque progetti pilota artistici integrati con l’intelligenza artificiale in diversi Paesi europei, fino ad arrivare ad attività di advocacy che culmineranno nella redazione di un documento di posizione con raccomandazioni politiche rivolte ai decisori dell’Unione Europea. «In generale - è l’opinione di Mykola - le residenze artistiche hanno un impatto molto positivo sulla comunità culturale e artistica e possono diventare un motore di cambiamento e di trasformazione nel settore».

Il progetto prevede anche consultazioni online con artisti e stakeholder – tra cui istituzioni culturali, enti formativi e realtà politiche interessate al settore – con l’obiettivo di raccogliere un riscontro qualificato sull’attuale rapporto con l’intelligenza artificiale e sulle sue possibili evoluzioni.

Soluzioni innovative

L’artista ucraino è convinto che l’intelligenza artificiale richieda un’enorme quantità di risorse energetiche e che, per far fronte alla crescente domanda dei data center, si discuta sempre più spesso della necessità di sviluppare nuove fonti di approvvigionamento, incluse le centrali nucleari, oltre a soluzioni tecnologiche innovative per ridurne l’impatto ambientale. «І risultati della ricerca - afferma –potrebbero essere utili anche ai responsabili dell’Unione Europea e agli imprenditori per i quali l’IA rappresenta già un settore strategico. Le conclusioni del progetto potrebbero quindi contribuire a comprendere meglio come queste tecnologie vengano integrate nella società. Gli artisti, in questo senso, si trovano in una posizione di avanguardia: ciò che sperimentano oggi tende poi a diffondersi progressivamente nella società».

Il talento “consumato” dalla guerra

In Ucraina è in corso la guerra e gran parte delle energie è inevitabilmente assorbita dalla difesa del Paese e dalla gestione quotidiana delle emergenze legate ai bombardamenti. Nonostante questo contesto, Oleksandra e Mykola hanno raggiunto Roma per partecipare al progetto. «Anche prima della guerra portavamo avanti il lavoro di promozione dell’arte ucraina in Europa – sottolinea Oleksandra – cercando di rafforzare la comunicazione, la collaborazione e la diffusione degli artisti ucraini all’estero, per far comprendere quanto talento esista nel Paese». Secondo lei, in un contesto segnato dal conflitto è particolarmente importante offrire nuove direzioni alla comunità artistica, spesso esposta a forte pressione e rischio di esaurimento. «Gli artisti sono molto vulnerabili, – osserva, – e la guerra, che dura da anni, li demotiva e li consuma. Hanno bisogno di qualcosa in cui continuare a credere».

«È importante - aggiunge Mykola - comprendere un aspetto fondamentale, che la cultura, in qualche modo, si contrappone alla guerra. Esiste una citazione popolare, spesso attribuita a Winston Churchill, secondo cui, alla proposta di ridurre i finanziamenti alla cultura in tempo di guerra, avrebbe risposto: “Allora per cosa stiamo combattendo?”. Anche noi stiamo cercando di fare la nostra parte affinché la cultura ucraina continui a svilupparsi. La nostra è una guerra di valori: non si tratta solo di toglierci un territorio: vogliono portarci via la nostra identità, ciò che ci rende ucraini. Ed è proprio attraverso la cultura che continuiamo a riconoscerci e a trasmettere questa identità, ricordando perché vale la pena resistere».

L’arte, terapia che salva nel conflitto

Attualmente Mykola Marusyk presta servizio nelle Forze armate ucraine. Grazie a un breve permesso ha potuto raggiungere Roma per partecipare alla presentazione del progetto ARTIFACT. Prima di entrare nell’esercito, lavorava da oltre quindici anni nel management culturale ed è tuttora attivo come artista nel campo dell’audiovisivo. Racconta che la pratica artistica ha assunto per lui un valore ancora più profondo durante la guerra: «L’arte e la creatività - racconta - mi aiutano ad affrontare le conseguenze psicologiche della guerra. Sono diventate una terapia, ma anche una fonte di senso». Nel servizio militare l’approccio artistico gli permette di affrontare i problemi in modo più creativo e non convenzionale. In un contesto in cui l’obiettivo è affidare sempre più compiti alle tecnologie per ridurre le perdite umane, questa capacità può contribuire concretamente a salvare vite.

Oleksandra sottolinea inoltre che la presenza ucraina in iniziative di questo tipo non è casuale: «È difficile trovare un’esperienza paragonabile a quella maturata dalla comunità artistica ucraina nella gestione delle crisi e nel continuare a operare in condizioni così difficili. Si tratta di un’esperienza che, purtroppo, è diventata una caratteristica della realtà ucraina degli ultimi anni». Secondo l’artista, i partner europei non vogliono soltanto sostenere l’Ucraina, ma anche imparare. «Sono interessati a capire da dove nascano quella forza interiore e quella determinazione che permettono alle persone di continuare a creare e guardare al futuro, nonostante tanti anni trascorsi in condizioni così difficili».

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01 giugno 2026, 12:11