Un cargo in navigazione nel Golfo, vicino lo stretto di Hormuz Un cargo in navigazione nel Golfo, vicino lo stretto di Hormuz 

Ore di attesa per la firma dell’accordo Usa-Iran tra conferme e smentite

Per Teheran l’intesa è ancora in fase di valutazione. Per il presidente statunitense Trump la firma avverrà in giornata e subito dopo sarà riaperto lo stretto di Hormuz. In Libano intanto nuovi raid israeliani contro Hezbollah colpiscono la periferia meridionale di Beirut

Giada Aquilino – Città del Vaticano

Corre lungo una linea sottile tra conferme e smentite, certezze e indiscrezioni, la via verso l’intesa tra Stati Uniti e Iran per porre fine alla guerra. Da Teheran, l’agenzia di stampa Fars riporta che la decisione finale della Repubblica islamica sull'accordo quadro con Washington è ancora in fase di valutazione. Nelle ultime ore nella capitale iraniana si è tenuta peraltro una manifestazione dei gruppi più intransigenti, critici rispetto ad una intesa con gli americani: intonati slogan contro i capi negoziatori, il ministro degli Affari esteri Abbas Araghchi e il presidente del Parlamento Mohammad Bagher Ghalibaf. Ma, sempre a Teheran, sono intanto arrivati i negoziatori del Qatar per spingere alla chiusura delle trattative e alla firma del memorandum.

Trump: niente armi nucleari per Teheran

Da parte sua, il presidente statunitense Donald Trump dà ormai per certa la firma questa domenica e ribadisce che “subito dopo” lo Stretto di Hormuz “sarà aperto a tutti”. Per Trump, l’accordo è “un muro senza armi nucleari”: di fatto, ha scritto sui propri canali social, le autorità iraniane “non avranno più un'arma nucleare, né potranno acquistarla né svilupparla, né in alcun altro modo". In tal senso l’agenzia Reuters riporta dichiarazioni di un funzionario iraniano, secondo cui nella bozza l'Iran si sarebbe impegnato a non "produrre o acquisire" un’arma atomica e gli Usa si sarebbero detti pronti a liberare asset di Teheran congelati per un valore di 25 miliardi di dollari.
Archiviata comunque al momento l’ipotesi di siglare l’intesa a Ginevra, ci si prepara a una firma “a distanza”, dopo che ieri i mediatori del Pakistan avevano parlato di una "finalizzazione prevista nelle prossime 24 ore" in videoconferenza. Si fa largo invece l’ipotesi che la Svizzera possa ospitare la prossima settimana incontri tra funzionari di alto livello di Stati Uniti e Iran, sempre con la mediazione di Islamabad.
Se le dichiarazioni incrociate alimentano l'incertezza su tempi e modalità, gli analisti sono più fiduciosi su un testo comune concordato, come assicurato ieri dallo stesso Pakistan proprio mentre l’Iran annunciava una data per i funerali di Ali Khamenei, programmati dal 4 al 9 luglio dopo essere stati rimandati per mesi proprio a causa del protrarsi della guerra.

Raid israeliani in Libano

Sul terreno però la tensione rimane altissima. Soprattutto in Libano. Nuovi raid israeliani hanno preso di mira nelle ultime ore la periferia meridionale di Beirut, in particolare la zona di Dahiyeh, dopo che erano stati emanati avvisi di evacuazione in 29 villaggi e centri abitati nel sud del Paese dei cedri. I bombardamenti hanno colpito "obiettivi terroristici di Hezbollah", secondo un comunicato congiunto, citato da «The Times of Israel», del primo ministro Benjamin Netanyahu e del ministro della Difesa, Israel Katz, in cui si parla di risposta ad attacchi della milizia filo-iraniana “contro il territorio israeliano”. Secondo i media libanesi, nelle ultime ore si sono registrati altri 5 morti per i raid israeliani.

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14 giugno 2026, 13:08