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Il pallone dei Mondiali 2026 a Santa Monica, California, Stati Uniti Il pallone dei Mondiali 2026 a Santa Monica, California, Stati Uniti  (This asset - including all text, audio and imagery - is provided by Imagn Images. Reuters Connect has not verified or endorsed t)

Mondiali al via, Papa Leone XIV: "La vita non è una gara per mettersi in mostra da soli"

Quello che comincerà oggi alle 21 ore italiane è un Mondiale destinato a entrare nella storia. Per la prima volta la Coppa del Mondo attraversa tre Paesi — Stati Uniti, Canada e Messico — e coinvolge un numero record di squadre e tifosi. È il Mondiale delle grandi dimensioni, delle infrastrutture mastodontiche e delle metropoli, ma anche delle grandi contraddizioni

Guglielmo Gallone - Città del Vaticano

«Chi non sa passare la palla, anche se ha talento, non ha ancora capito il gioco. E chi non sa vivere con gli altri e per gli altri, non ha ancora capito la vita». È con una metafora del calcio come vita comunitaria, con un invito a ricordare che la persona si realizza nella relazione e non nell’autosufficienza, che Papa Leone XIV ha salutato l’evento che per oltre un mese monopolizzerà l’attenzione del pianeta. Perché il calcio, in fondo, è comunità. Un gioco collettivo che premia il talento e non perdona l’egoismo. Un gioco dove il valore di una persona non si misura da ciò che riesce a ottenere per sé, ma da ciò che riesce a condividere. Con la squadra, per la squadra, verso i tifosi. E forse non esiste occasione migliore di un Mondiale per interrogarsi sul significato della parola comunità in un tempo tanto segnato dalla paura.

"Domani inizierà il Mondiale, e molti saranno attenti alle partite. Il calcio ci ricorda qualcosa che non dobbiamo dimenticare: la vita non è una gara per mettersi in mostra da soli, ma un cammino che impariamo a percorrere insieme. Chi non sa passare la palla, anche se ha talento, non ha ancora capito il gioco. E chi non sa vivere con gli altri e per gli altri, non ha ancora capito la vita. #ViaggioApostolico" @Pontifex

Un Mondiale che entrerà nella storia

Lo stadio di Houston, Texas
Lo stadio di Houston, Texas   (2026 Getty Images)

Ancor più perché quello che comincerà oggi alle 21 ore italiane, con il calcio di inizio tra Messico e Sud Africa, è un Mondiale destinato a entrare nella storia. Per la prima volta la Coppa del Mondo attraversa tre Paesi — Stati Uniti, Canada e Messico — e coinvolge un numero record di squadre e tifosi. È il Mondiale delle grandi dimensioni, delle infrastrutture mastodontiche e delle metropoli. È anche il Mondiale che la FIFA immagina come il simbolo di un calcio  universale. Eppure, inevitabile, è anche il torneo delle grandi contraddizioni. Contraddizioni che parlano di noi. Come ogni grande evento della storia.

La questione migratoria

E così gli atleti iraniani sono stati ammessi negli Stati Uniti solo dopo accesi dibattiti e grazie alle esenzioni previste per i grandi eventi sportivi. La nazionale di Teheran ha dovuto spostare il proprio ritiro dall’Arizona a Tijuana, in Messico.  Non è poi un dettaglio che la più grande celebrazione del calcio globale si svolga mentre negli Usa il dibattito sull’immigrazione è tra i più accesi degli ultimi decenni. Ha suscitato particolare clamore il caso dell’arbitro somalo, Omar Abdulkadir Artan: il 6 giugno è arrivato a Miami, ma le autorità statunitensi gli hanno negato l’ingresso nonostante fosse in possesso di un visto valido e delle credenziali FIFA. La motivazione ufficiale è stata l’esistenza di non meglio precisate «vetting concerns», cioè problemi emersi durante i controlli di sicurezza. Intanto, però, Omar Abdulkadir Artan, primo somalo designato per un Mondiale, ha perso il suo sogno.

Dalle sfide sul lavoro a Guadalajara

C’è anche il tema del lavoro. A Los Angeles oltre 2.000 lavoratori del SoFi Stadium hanno autorizzato uno sciopero per chiedere salari migliori e tutele contro l’esternalizzazione. La vertenza si è chiusa solo all’ultimo minuto. Per inciso, lil SoFi Stadium è la a struttura sportiva più costosa al mondo. Fondamentale sarà poi il ruolo del sindacato internazionale Building and Wood Workers’ International (BWI), che ha avviato le prime ispezioni negli stadi per indagare le condizioni dei lavoratori nei vari cantieri, alla luce di quanto avvenuto coi Mondiali in Qatar. Gli occhi sono poi puntati su Guadalajara. Certamente una città moderna, dinamica, simbolo del nuovo Messico che cresce e attrae investimenti. Ma anche e soprattutto una delle capitali della tragedia dei desaparecidos. A pochi chilometri dallo stadio Akron, in cui si disputeranno ben quattro partite dei Mondiali 2026, negli ultimi anni sono state individuate decine di fosse clandestine e recuperati centinaia di resti umani. Un fatto che non può essere ignorato.

Cercare il bene degli altri

Sì, il Mondiale al via oggi sarà probabilmente straordinario. Per dimensioni, pubblico e ambizioni. E la sua eredità  dipenderà certamente dai gol e dalla squadra che alzerà la Coppa al cielo. Ma dipenderà anche dalla capacità di non dimenticare chi resta fuori dal campo, dalla panchina e persino dalla tribuna. Dipenderà, insomma, dalla capacità di guardare chi è dimenticato da tutti. Le parole di Papa Prevost, il suo invito al cristiano come «essere compassionevole» che ama senza interesse e che cerca il bene degli altri, ce lo ricordano.

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11 giugno 2026, 11:49