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Un agricoltore kenyano coinvolto nel progetto Maziwa Un agricoltore kenyano coinvolto nel progetto Maziwa 

Maziwa, la filiera del latte come motore di sviluppo del Kenya

Un progetto portato avanti dall'ong Mani Tese e finanziato dalla Cei punta ad accrescere le competenze imprenditoriali dei piccoli produttori locali e a costruire una filiera sostenibile nel Paese africano

Iris Venuto - Città del Vaticano

Il viaggio del latte in Kenya inizia all’alba, tra le montagne che si affacciano sul bacino del fiume Molo, nella contea di Nakuru. Motorette cariche di taniche percorrono strade sterrate per raccogliere il latte prodotto dai contadini della zona. Il tragitto si conclude alle sei del mattino, quando i motori si spengono davanti al centro di raccolta Mau Juhudi, dove il latte viene preparato per essere distribuito e venduto alla comunità. Maziwa, che in lingua swahili significa proprio "latte", è il nome scelto per il progetto di imprenditoria locale promosso dalla ong Mani Tese. L'iniziativa, finanziata dalla Conferenza episcopale italiana (Cei) con i fondi dell'8x1000 e realizzata con il contributo di Caritas Nairobi, Cresud e altri partner locali e internazionali, racconta una storia che intreccia ambiente, economia e inclusione sociale. Un percorso pensato per accrescere le competenze imprenditoriali dei piccoli produttori locali e costruire una filiera sostenibile. 

Le sfide di un territorio fragile

Al centro del progetto ci sono 50 famiglie di allevatoricoinvolte in percorsi di formazione sulle pratiche agroecologiche e sull’accesso a strumenti di finanza etica. “L'idea è nata anche ispirandosi all'enciclica Laudato si', dando spazio sia alla salvaguardia dell’ambiente sia alla promozione sociale della persona”, spiega ai media vaticani Samuele Tini, responsabile del progetto. In una zona caratterizzata da una forte tradizione agricola, il latte rappresenta la principale porta d’ingresso dell’economia locale. Eppure, il suo flusso produttivo resta debole e fatica a garantire un reddito stabile e un approvvigionamento regolare alle famiglie. La pressione del cambiamento climatico, con l’alternanza tra periodi di siccità e forti inondazioni, i suoli impoveriti da anni di utilizzo di fertilizzanti chimici e la scarsa alimentazione degli animali sono tutti fattori che si ripercuotono sulla produttività. Il rendimento non riesce a soddisfare la domanda interna e costringe spesso gli allevatori a vendere il latte sottocosto a intermediari informali. 

Il metodo delle “classi senza muri”

Per consolidare l'autonomia economica degli agricoltori, Maziwa agisce su due fronti. “Da una parte miglioriamo i foraggi, dall’altra facciamo formazione agli agricoltori", racconta Tini. Lo chiamano il metodo delle "classi senza muri": gli allevatori vengono seguiti dagli operatori del progetto e dai tecnici del ministero dell’Agricoltura locale direttamente nei campi. Un altro pilastro dell’iniziativa è la modernizzazione del centro di raccolta Mau Juhudi mediante l’acquisto di nuove attrezzature, come refrigeratori, contenitori conformi agli standard igienici e un sistema avanzato di conservazione. 

I primi traguardi del progetto

A pochi mesi dalla sua conclusione, prevista per settembre 2026, l’esperienza biennale di Maziwa ha già prodotto i primi risultati: tra gennaio 2025 e marzo 2026 il centro Mau Juhudi ha raccolto oltre 190.000 litri di latte; la produzione è aumentata di almeno 1,5 litri al giorno per mucca; sono stati creati nuovi posti di lavoro e introdotti nuovi alimenti, come yogurt e latte fermentato keniota. “Siamo partiti con una produzione di 300 litri di latte al giorno, poi siamo passati a 700 e potremmo persino arrivare a 1.000 litri”, racconta il responsabile del progetto. Piccoli passi che contribuiscono anche a contrastare lo spopolamento delle aree montuose, offrendo ai giovani la possibilità di costruire un futuro nei propri territori d’origine. Allo stesso tempo, l’esperienza punta a rafforzare l’autosufficienza del Paese, riducendone la dipendenza dalle importazioni e dando priorità alla filiera locale. 

La microfinanza al servizio degli allevatori

Maziwa, infatti, non si ferma alla fase produttiva. Con il supporto di Cresud, società del gruppo Banca Etica, accompagna i lavoratori anche nella gestione della componente commerciale della filiera e nell’accesso al credito di questi piccoli imprenditori. “Il nostro apporto si è tradotto in una valutazione delle attività di microfinanza che potevano sostenere le attività dei piccolissimi produttori”, spiega ai media vaticani Gabriele Giuglietti, presidente di Cresud. L’obiettivo era mettere in contatto istituzioni di microfinanza, come Caritas Nairobi, con gli allevatori coinvolti, attraverso finanziamenti per sostenere l’acquisto di motociclette, nuovi contenitori per il latte e più in generale il miglioramento della qualità dell’allevamento. In Kenya, una delle economie più dinamiche dell'Africa, la microfinanza comunitaria rappresenta un’alternativa agli aiuti di emergenza e ai crediti al consumo. Per il presidente di Cresud, infatti, è “una grande risposta alla povertà, capace di promuovere sviluppo e inclusione, specialmente per le donne e nelle aree rurali, rafforzando la resilienza delle comunità”. 

Da Maziwa a Maisha Bora: il percorso continua

L’altra grande sfida di Maziwa è la formazione imprenditoriale, dalla pianificazione finanziaria, all’accesso al credito e al marketing. Un percorso che permette anche ai produttori con un basso livello di istruzione di migliorare la qualità del latte, ridurre i costi di produzione e rafforzare il loro potere contrattuale. L’esperienza di Maziwa, però, non terminerà con la scadenza del progetto. A raccoglierne l’eredità sarà Maisha Bora – Impresa, ambiente e nutrizione per uno sviluppo sostenibile, una nuova iniziativa finanziata dall’Agenzia italiana per la cooperazione allo sviluppo (Aics), con l’obiettivo di consolidare i risultati raggiunti e ampliare nuove prospettive per le comunità locali.

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14 giugno 2026, 11:02