La stazione di servizio ad Amendolara in provincia di Cosenza dove sono stati bruciati vivi quattro migranti pakistani La stazione di servizio ad Amendolara in provincia di Cosenza dove sono stati bruciati vivi quattro migranti pakistani  (ANSA)

Italia, quattro migranti bruciati vivi a Cosenza. Arrestati i due aggressori

Erano braccianti di origine pakistana le quattro persone morte carbonizzate in un minivan presso un distributore di benzina sulla Statale 106. La Procura ferma due connazionali delle vittime, accusati di omicidio plurimo e pluriaggravato. Le prime ipotesi suggeriscono una vendetta o una ritorsione interna alla stessa comunità di lavoratori della zona. Si indaga anche sul caporalato. Il vescovo Savino: fatto gravissimo, un’offesa a Dio

Cecilia Seppia – Città del Vaticano

Un crimine di una ferocia inaudita ha sconvolto la Calabria. In pieno giorno, presso una stazione di servizio ad Amendolara, in provincia di Cosenza, per l’esattezza sulla Statale 106, ieri mattina, quattro giovani braccianti di nazionalità pakistana sono stati bruciati vivi all'interno del minivan su cui viaggiavano, probabilmente per recarsi al lavoro. Le fiamme, sprigionatesi in pochi secondi, non hanno lasciato scampo alle vittime, intrappolate in una morsa di fuoco.

Le dinamiche

Determinanti per ricostruire l’accaduto e identificare i responsabili, sono stati i filmati delle telecamere di videosorveglianza, su cui si stanno concentrando le indagini dei Carabinieri, della Polizia, coordinate dalla Procura di Castrovillari. Le immagini hanno subito confermato la natura dolosa del rogo, mostrando infatti due persone che bloccano le portiere della vettura dall’esterno facendo forza con le braccia, mentre dal portellone posteriore viene lanciato del liquido infiammabile, e subito dopo una potente fiammata che ha inghiottito nel fuoco i 4, impossibilitati a mettersi in salvo.  I due assalitori, anch’essi di nazionalità pachistana, sono stati rintracciati e arrestati. L’accusa per loro è di omicidio plurimo e pluriaggravato.

Un'offesa a Dio

Il vescovo di Cassano all'Jonio, monsignor Francesco Savino (la cui diocesi ha competenza territoriale sul comune di Amendolara), ha duramente commentato l'omicidio dei quattro braccianti: “Come può un uomo ardere vivi suoi simili? Quanto è avvenuto è un'offesa a Dio”, ha detto. Il presule ha espresso profondo cordoglio e indignazione, evidenziando che adesso ci sono “quattro famiglie lontane dall’Italia che aspettano una telefonata che non arriverà più".

Ipotesi al vaglio

Gli inquirenti si stanno concentrando sul contesto dello sfruttamento del lavoro agricolo lungo la Costa Ionica. L'ipotesi principale al vaglio della Procura riguarda un possibile regolamento di conti legato alle dinamiche del caporalato e alla gestione della manodopera e suggeriscono una vendetta o una ritorsione interna alla stessa comunità di lavoratori e braccianti.  "Le indagini - spiega il procuratore di Castrovillari Alessandro D'Alessio - sono state avviate nell'immediatezza dei fatti con il supporto della Polizia di Stato ma anche con la perfetta sinergia informativa con l'Arma dei Carabinieri. Nel corso delle attività investigative iniziali, in presenza dei presupposti di legge, il pubblico ministero ha emesso decreto di fermo di indiziato di delitto nei confronti di due persone extracomunitarie. D'Alessio, che ha convocato anche una conferenza stampa per domani 3 giugno alle ore 16.00, presso la Questura di Cosenza, afferma anche che le indagini "sono tutt’ora in corso e proseguono al fine di accertare compiutamente i fatti e le eventuali responsabilità”.

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02 giugno 2026, 14:55