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I camionisti chiedono la rimozione dei blocchi stradali a seguito delle proteste in Bolivia I camionisti chiedono la rimozione dei blocchi stradali a seguito delle proteste in Bolivia  (ANSA)

Banca mondiale: la Bolivia, peggiore economia del Sud America nel 2026

Il Paese andino registrerà una contrazione del Pil del 3,2%: per la Bolivia sarebbe il secondo anno consecutivo di recessione dopo il calo dell'1,6% nel 2025. La situazione economica si riflette nelle proteste che dal primo maggio paralizzano vaste aree del Paese. Settori contadini, sindacali e gruppi di cocaleros chiedono le dimissioni del presidente Paz

Vatican News

Secondo il nuovo rapporto Global Economic Prospects della Banca mondiale, la Bolivia registrerà nel 2026 una contrazione del Pil del 3,2%: sarà dunque l'economia con la peggiore performance dell'America Latina. Per la Bolivia sarebbe il secondo anno consecutivo di recessione dopo il calo dell'1,6% nel 2025. A pesare sono la scarsità di valuta estera, il deficit fiscale, la diminuzione delle entrate derivanti dagli idrocarburi e le crescenti difficoltà nel sostenere la crescita economica.

Un Paese paralizzato

Più di ogni altra cosa, la situazione economica si riflette nelle proteste che dal primo maggio paralizzano vaste aree del Paese. Settori contadini, sindacali e gruppi di cocaleros vicini all'ex presidente Evo Morales chiedono le dimissioni del presidente, Rodrigo Paz, accusando il governo di non essere in grado di affrontare il peggioramento delle condizioni di vita. I blocchi stradali hanno ormai assunto dimensioni nazionali e stanno aggravando ulteriormente una situazione già fragile. Secondo la Camera nazionale degli esportatori della Bolivia, le proteste hanno provocato perdite per 978 milioni di dollari al settore esportatore privato in appena un mese e mezzo. La regione più colpita è Santa Cruz, principale motore economico del Paese, ma ripercussioni significative si registrano anche nei dipartimenti di Oruro e Cochabamba. Gli imprenditori denunciano ritardi nelle consegne, difficoltà logistiche e il rischio di non riuscire a rispettare gli impegni commerciali internazionali. Alle tensioni economiche si aggiunge la crisi dei carburanti. Nelle ultime ore l'assicurazione statale Unibienes ha reso noto di aver già versato compensazioni per oltre 13 milioni di dollari a circa 31 mila proprietari di veicoli danneggiati dalla distribuzione di benzina contaminata. Il problema, emerso nei mesi scorsi, ha coinvolto più di 70 mila mezzi e provocato le dimissioni dell'allora ministro degli Idrocarburi e dei vertici della compagnia petrolifera statale Ypfb.

La mobilitazione sociale e i problemi dei trasportatori

Proteste nelle città di La Paz ed El Alto
Proteste nelle città di La Paz ed El Alto   (CLAUDIA MORALES)

Sul terreno, tuttavia, il dato che continua a preoccupare maggiormente è quello legato agli scontri e alle conseguenze umanitarie delle proteste. Sebbene il numero dei blocchi sia diminuito negli ultimi giorni, passando da quasi 90 a circa 50, molte delle principali arterie del Paese restano paralizzate. Le autorità attribuiscono il calo alla scelta del governo di privilegiare il dialogo rispetto all'uso della forza. Nelle ultime ore si indaga sulla morte di almeno due camionisti rimasti bloccati lungo le strade interessate dalle proteste. L'associazione dei trasportatori denuncia in realtà almeno tre decessi dall'inizio della mobilitazione e parla di una situazione sempre più drammatica per centinaia di autotrasportatori bloccati. Particolarmente critica è la situazione sulla strada che collega la Bolivia al Cile attraverso la cordigliera delle Ande, dove oltre 600 camion risultano fermi a circa 4 mila metri di altitudine. Un nuovo tentativo di confronto con la Central Obrera Boliviana è fallito dopo che i dirigenti sindacali hanno annullato un incontro previsto a La Paz denunciando l'assenza di adeguate garanzie di sicurezza.

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16 giugno 2026, 09:42