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Un'immagine dello Stretto di Hormuz, il canale marittimo strategico che collega il Golfo Persico al Golfo dell'Oman, è stato ancora oggetto di lanci di droni da parte della Repubblica islamica nonostante la vicina intesa tra Stati Uniti e Iran. Ancora bloccate decine di petroliere nelle acque Un'immagine dello Stretto di Hormuz, il canale marittimo strategico che collega il Golfo Persico al Golfo dell'Oman, è stato ancora oggetto di lanci di droni da parte della Repubblica islamica nonostante la vicina intesa tra Stati Uniti e Iran. Ancora bloccate decine di petroliere nelle acque  (ANSA)

Usa-Iran, intesa "vicina". Ipotesi firma da remoto

Accordo avvolto dall'incertezza. Mai così vicino per Teheran, mentre le forze americane nella notte tra venerdì 12 e sabato 13 giugno hanno abbattuto droni iraniani lanciati contro navi commerciali ad Hormuz. Dopo un colloquio Trump-Netanyahu il premier israeliano mostra ottimismo: "Siamo d'accordo, Teheran non avrà armi nucleari". La Repubblica islamica parla di una possibile intesa sottoscritta non in un luogo fisico ma "a distanza". Incognite sull'uranio arricchito

Francesco De Remigis - Città del Vaticano

"Nei prossimi giorni verrà probabilmente firmato un memorandum d'intesa tra noi e gli Stati Uniti, la firma avrà luogo dopo le fasi finali dei negoziati, in forma digitale e a distanza". Così il ministro degli Esteri iraniano, Abbas Aragchi, ridimensiona le aperture reciproche registrate nelle scorse ore tra Usa e Iran, su un potenziale via libera alla fine delle ostilità. L'accordo ha dei "nemici", sostiene però Teheran, puntando il dito contro il governo israeliano; il premier Benjamin Netanyahu, dopo un colloquio con il presidente Donald Trump, ha parlato dell'insermento nero su bianco della rinuncia della Repubblica islamica ad arricchire l’uranio a scopi militari. Nulla di vero, secondo Teheran, che nella notte ha lanciato droni d’attacco unidirezionali nello Stretto di Hormuz nel tentativo di colpire navi commerciali in transito.

Diplomazia e schermaglie nello Stretto

Secondo quanto riferito dal Comando militare americano (CentCom), il flusso di traffico nello snodo di Hormuz prosegue senza ostacoli. Il corridoio commerciale rimane aperto al transito, come pure il canale diplomatico Usa-Iran, con il presidente Trump che parla di traguardo raggiunto senza gli europei, i quali però "potrebbero essere d’aiuto in futuro", dice. L'Iran ha nel frattempo intensificato drasticamente gli sforzi per sigillare le sue scorte di uranio quasi a livello di produzione bellica, facendo crollare deliberatamente, secondo la Cnn, un tunnel; e posizionando anche mine esplosive agli ingressi dei siti, nel timore di una possibile operazione statunitense per impossessarsi del materiale. Sempre secondo l'emittente Usa, che cita cinque fonti a conoscenza dei servizi segreti statunitensi, Trump avrebbe bocciato in questa fase i piani per un eventuale attacco di terra. Il Pentagono aveva pronti schemi operativi per prendere l'uranio, ma il presidente li avrebbe congelati per concentrarsi sugli sforzi diplomatici, anche pubblicando sui propri social network un messaggio del governo iraniano come preludio condiviso alla possibilità di un accordo.

L'ipotesi di uranio di Teheran negli Usa

Secondo la comunità internazionale, la maggior parte delle scorte di uranio arricchito della Repubblica islamica sarebbe situata nei tunnel crollati del complesso nucleare di Isfahan, mentre una parte del materiale sarebbe stoccata in altri siti. Al momento sembra tramontata l'ipotesi di trasferire alcune scorte di uranio arricchito in altri Paesi come la Cina. Secondo un alto funzionario dell'amministrazione Usa, Washington e Teheran si stanno comunque avvicinando a un accordo che richiederebbe all'Iran di consegnare il suo uranio arricchito agli Stati Uniti. L'uranio verrebbe distrutto in loco e poi portato fuori dal Paese. Nulla di confermato, allo stato attuale, sul presunto testo di una bozza di accordo trapelato venerdì a un'agenzia di stampa iraniana.

Negoziato aperto anche sul teatro libanese

Al centro del negoziato, oltre all’ipotesi di controllo condiviso di Hormuz e un allentamento delle sanzioni, c’è anche il teatro libanese, che secondo Teheran dovrebbe vedere un cessate-il-fuoco rispettato anche a sud, invece nuovamente colpito dall’esercito israeliano. Due attacchi aerei dell'Idf nella valle occidentale della Bekaa hanno esteso l'area di azione fino al Libano orientale nelle scorse ore. Almeno 10 miliziani di Hezbollah sono stati uccisi nel sud, da cui secondo Israele sono partiti decine di droni a ridosso della Linea blu tra i due Paesi. E proseguono gli avvisi di evacuazione per 20 località sempre nell'area meridionale del Paese dei cedri, compresa la cittadina di Nabatiye e i vicini villaggi di Rihan e Sujud. Circostanze, seguite alla telefonata tra Trump e Netanyahu, che fanno ritenere ad alcuni osservatori, tra cui il sito Axios, che il premier israeliano potrebbe cercare di ostacolare l'accordo anche se dovesse entrare in vigore.

Pakistan: raggiunta l'intesa sul "testo finale"

Dal Pakistan, Paese mediatore, il premier Shehbaz Sharif conferma che "è stato raggiunta un'intesa sul testo finale dell'accordo di pace", accusando alcuni attori di aver messo in campo una campagna di disinformazione per sabotare l'accordo. "La pace non è mai stata così vicina come lo è ora", ha scritto il premier pachistano su X.

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13 giugno 2026, 08:45