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Imbarcazioni nello Stretto di Hormuz Imbarcazioni nello Stretto di Hormuz 

L'Iran consegna agli Usa una nuova proposta negoziale

Posizioni ammorbidite per superare lo stallo nelle trattative, ma permane ancora la distanza. Il presidente americano Donald Trump ha riferito di non essere "soddisfatto" della risposta di Teheran, pur riconoscendo come le autorità iraniane abbiano "fatto progressi" nell’ultimo testo. Per la Repubblica islamica poi la ripresa del conflitto è "probabile"

Giada Aquilino - Città del Vaticano

Non appare del tutto congelata la via della diplomazia tra Stati Uniti e Iran, ma lo stallo rimane. La Repubblica islamica ha infatti consegnato ai mediatori pakistani una nuova proposta negoziale per concludere definitivamente il conflitto. Secondo «The Wall Street Journal», Teheran avrebbe ammorbidito le condizioni per riprendere i colloqui con gli Usa. La proposta conterrebbe segnali di «compromesso» nel tentativo — riferisce il quotidiano — di rilanciare le trattative per discutere le condizioni per l’apertura dello Stretto di Hormuz, contemporaneamente alle garanzie degli Stati Uniti di porre fine agli attacchi e allentare il blocco dei porti iraniani. Il nuovo testo chiederebbe poi un confronto sulle questioni cruciali relative al dossier nucleare iraniano in cambio di un alleggerimento delle sanzioni statunitensi. Ipotizzati anche i tempi di un ritorno al tavolo negoziale, indicato all’inizio della prossima settimana.

Lo scetticismo degli Usa

Da Washington, l’amministrazione Usa ha espresso però ancora scetticismo. Il presidente Donald Trump ha riferito di non essere «soddisfatto» della risposta dell’Iran, pur riconoscendo come le autorità di Teheran abbiano «fatto progressi» nell’ultima proposta, nonostante la leadership sia «molto frammentata» al proprio interno.

Da un lato, Trump ha notificato al Congresso che le «ostilità» contro l’Iran sono «terminate», dall’altro, ha sostenuto come Teheran rappresenti ancora una minaccia «significativa». In una lettera allo speaker della Camera, Mike Johnson, alla scadenza ieri dei 60 giorni che prevedono la richiesta di autorizzazione a continuare la guerra, il presidente ha evidenziato come non siano stati rilevati «scambi di colpi fra le forze americane e quelle iraniane dal 7 aprile», inizio del cessate-il-fuoco dopo quasi 40 giorni di attacchi israelo-statunitensi contro l’Iran e di rappresaglie da parte di Teheran e dei suoi alleati nella regione. La Casa Bianca, fanno notare gli analisti, ritiene che la tregua sospenda di fatto il limite dei 60 giorni, eludendo così la necessità di un’autorizzazione congressuale. 

Immediata la replica dei democratici Usa. «Trump è entrato in questa guerra senza strategia e senza un’autorizzazione legale e quanto ha detto al Congresso non cambia nessuna delle due cose», ha affermato la senatrice democratica, Jeanne Shaheen.

Segnali contrastanti da Teheran

Segnali contrastanti sulla fase in atto arrivano pure da Teheran. La ripresa del conflitto è «probabile», ha affermato il brigadiere generale Mohammed Jafar Asadi, vice responsabile di Khatam al-Anbiya, il comando operativo centrale delle forze armate iraniane, citato dall’agenzia Fars, mentre nel Paese due uomini sono stati impiccati con l’accusa di spionaggio e trasferimento di informazioni sensibili «a favore di Israele».

Sul terreno nelle stesse ore almeno 14 Pasdaran sono rimasti uccisi durante un’operazione di sminamento di ordigni inesplosi nell’Iran settentrionale, nei pressi della città di Zanjan, a nord-ovest di Teheran. A esplodere, nella ricostruzione del sito web Nournews, ritenuto vicino ai servizi di sicurezza iraniani, sarebbero state bombe a grappolo e mine aeree sganciate durante i recenti raid di Israele e Usa.

Preoccuapzione per Narges Mohammadi

Proprio dal carcere di Zanjan intanto arrivano notizie preoccupanti sullo stato di salute della premio Nobel per la pace 2023, Narges Mohammadi, nuovamente detenuta dal 12 dicembre scorso. L’attivista iraniana è stata trasferita d’urgenza in un ospedale locale, a seguito di un peggioramento delle sue condizioni. La Fondazione a lei intitolata ha fatto sapere che Mohammadi ha avuto due episodi di perdita totale di coscienza e una grave crisi cardiaca, che i suoi avvocati ritengono abbia subito alla fine di marzo.

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02 maggio 2026, 13:31