Cerca

Convento dei domenicani a Kyiv danneggiato dai bombardamenti dello scorso week end Convento dei domenicani a Kyiv danneggiato dai bombardamenti dello scorso week end 

Ucraina, tra l’onda d’urto delle esplosioni e la speranza di pace

Padre Oleksandr Orikhovskiy della comunità dei domenicani di Kyiv racconta ai media vaticani la drammaticità dei bombardamenti russi dello scorso week end sulla capitale ucraina, quando sulla città si è riversata una pioggia di 90 missili e 600 droni. Ancora sotto shock, il frate ringrazia il Papa per l’appello di questa mattina all’udienza generale e dice: “Speriamo che le sue parole siano ascoltate e che arrivi la pace”

Alina Petrauskaite - Città del Vaticano

Le esplosioni, l’onda d’urto, la devastazione, la paura. Sono immagini indelebili nella memoria di padre Oleksandr Orikhovskiy della comunità dei domenicani di Kyiv che, ai media vaticani, ripercorre le ore del drammatico attacco russo sulla capitale ucraina della notte tra sabato e domenica scorsi: il bombardamento ha riversato sulla città 90 missili e 600 droni, uccidendo almeno quattro persone e provocando un centinaio di feriti. Si è trattato di uno dei più massicci raid contro l’Ucraina dall'inizio della guerra, in cui le forze di Mosca hanno peraltro utilizzato anche il potente missile balistico ipersonico Oreshnik, in grado di trasportare testate nucleari o convenzionali.
«I bombardamenti intensivi sono iniziati nella notte tra il 23 e il 24 maggio, tra sabato e domenica. Era la vigilia della Pentecoste. In realtà, già la sera prima era circolata la notizia che ci sarebbero stati bombardamenti molto intensi, esortando vivamente la gente a cercare riparo. Un appello che mi sembra sia stato comunque ascoltato, perché poi, dopo l’attacco, al mattino seguente si sono viste persone con bambini piccoli che tornavano dai rifugi verso loro case, trovandole con finestre e porte rotte».

Colpita tutta la città di Kyiv

Secondo le autorità di Kyiv, oltre quaranta luoghi della capitale sono stati danneggiati da colpi diretti o dalla caduta di detriti. Nel quartiere Shevchenkivskyi, un edificio di nove piani è stato colpito «da un missile», riferisce padre Orikhovskiy. «Sembra che sia morta una persona, purtroppo. Ma l’esplosione è stata molto potente, di una forza enorme. Cioè l’onda d'urto si è propagata di fatto per diverse centinaia di metri. Nelle case che si trovavano nelle immediate vicinanze ho avuto modo di entrarci anch’io, perché stavamo soccorrendo un ragazzo rimasto ferito: lì dentro era tutto sottosopra».

Il palazzo colpito nel quartiere Shevchenkivskyi
Il palazzo colpito nel quartiere Shevchenkivskyi

«Il nostro monastero si trova a un palazzo di distanza da quello colpito dal missile, a circa 150 metri, e comunque le nostre finestre e le porte sono andate in frantumi. Alcuni dei nostri fratelli stavano dormendo e non sono andati al rifugio: i vetri rotti sono volati sopra di loro. Ma, grazie a Dio, sono tutti vivi. Io ero in cantina, di solito scendo lì quando ci sono bombardamenti così massicci: non è un vero e proprio rifugio ma comunque offre una certa protezione, anche da un punto di vista psicologico. Si è capito subito che non si trattava di droni, ma di esplosioni molto potenti, che facevano tremare le pareti. Prima di allora, vicino al monastero c’era stata già un’esplosione, ma quella volta era stato un drone, mentre stavolta si è trattato di esplosioni causate dai missili, molto più potenti».

I danni al convento dei domenicani a Kyiv
I danni al convento dei domenicani a Kyiv

I soccorsi a un giovane ferito

In quei momenti, va avanti il domenicano, «c’è ovviamente paura e l’unica cosa che riesci a dire, mentre tutto intorno a te trema, è: “Signore, abbi pietà, salvami!”. Ho avuto l’impressione che quel razzo fosse caduto sulla nostra casa o molto vicino, perché mi ci sono voluti alcuni minuti per calmarmi e pensare cosa ne fosse stato dei miei confratelli. Quando sono salito al piano di sopra, ne ho incontrati alcuni nel corridoio. Era tutto in disordine, porte e finestre rotte, ma abbiamo capito che erano tutti vivi e che l’esplosione era avvenuta lì vicino».
Poi, la constatazione della drammaticità degli eventi. «Quando tutto si è calmato, padre Jaroslaw Keawiec, superiore del vicariato dei domenicani in Ucraina, è uscito in strada e ha visto Andriy, un ragazzo di 19 anni che abitava nell’edificio vicino, uscire di casa tutto insanguinato, a partire dalla testa. Gli era caduta addosso una porta, che gli ha squarciato la fronte e gli ha fatto perdere i sensi per un po’. Dopo ha raccolto le forze ed è riuscito a tirarsi fuori dalla casa: in quel momento padre Jaroslaw lo ha visto e lo ha portato al nostro monastero. Gli abbiamo prestato soccorso e più tardi, quando tutto si è calmato, l’abbiamo portato in ospedale e lì i medici hanno potuto prendersi cura di lui».

Il pensiero del Papa

Proprio stamani, al termine dell’udienza generale, il pensiero di Leone XIV è andato ancora una volta al conflitto in Ucraina, «che conosce in questi giorni una forte intensificazione», ha osservato il Papa, esprimendo vicinanza «a quanti soffrono a causa dei recenti attacchi compiuti anche contro civili». La guerra, ha ribadito il Pontefice, «non risolve i problemi ma li aggrava», «non costruisce sicurezza ma moltiplica la sofferenza e l’odio»: «dove cadono missili e droni cadono anche le speranze, si distruggono case e i luoghi di preghiera, si spezzano vite innocenti», ha ricordato.
«Siamo molto grati al Santo Padre per il sostegno, per le preghiere per l’Ucraina, per le sue parole di incoraggiamento», riferisce padre Orikhovskiy. «Crediamo che il Signore ci darà la forza di resistere a tutto questo. Sì, la guerra porta con sé una terribile distruzione. È un orrore, è ciò che causa la morte di molti civili, anche bambini. È ciò che non permette ai nostri bambini, ai giovani, alle persone, agli adulti, a tutti di vivere normalmente. È ciò che porta grande stress e distruzione. Ma allo stesso tempo speriamo vivamente che queste parole siano ascoltate e che prima o poi avremo la pace, che l’Ucraina possa rifiorire. Noi ci crediamo».
 

Grazie per aver letto questo articolo. Se vuoi restare aggiornato ti invitiamo a iscriverti alla newsletter cliccando qui

27 maggio 2026, 14:45