Ucraina, dopo Mosca anche Kyiv annuncia una tregua
Francesco Citterich - Città del Vaticano
Dopo che Mosca ha fatto annuncio di far tacere le armi l’8 e il 9 maggio, in occasione delle celebrazioni per la vittoria sulla Germania nazista nella Seconda guerra mondiale. Il presidente ucraino, Volodymyr Zelensky, ha a sua volta annunciato un cessate-il-fuoco a partire dalla mezzanotte tra il 5 e il 6 maggio, «perché la vita umana vale più di una celebrazione».
Non una tregua incondizionata
Nel darne la notizia, Zelensky ha tuttavia chiarito che: «A partire da quel momento agiremo in modo reciproco». Una formula che lascia poco spazio alle interpretazioni: se le forze russe attaccheranno, l’Ucraina risponderà. Quest’anno, dunque, la parata sulla Piazza Rossa a Mosca, in programma per il 9 maggio, diventa più complicata. Inoltre, le autorità russe hanno fatto sapere che non verranno schierati mezzi militari: sarebbe la prima volta da vent’anni. Niente carri armati, missili o cannoni, e neppure i cadetti in alta uniforme. Una decisione che rompe con la tradizione di dimostrazione della potenza militare.
La situazione sul terreno
In tale contesto, le “due tregue” annunciate appaiono anche come una guerra di comunicazione. Ogni annuncio è calibrato per influenzare l’opinione pubblica interna e internazionale, per mostrare apertura o fermezza. Ma sul terreno, le linee del fronte restano instabili e gli scontri continuano quotidianamente. Ne è riprova quanto accaduto nelle ultime ore: un attacco russo sulla regione di Kharkiv ha provocato la morte di sette civili, colpendo ancora una volta un’area urbana già duramente segnata dai bombardamenti. Dall’altra parte, l’esercito di Kyiv ha intensificato le operazioni oltreconfine, lanciando missili e droni contro diverse regioni russe. Secondo le autorità locali, alcuni di questi attacchi hanno innescato incendi in impianti legati alla produzione di armi e alla raffinazione del greggio, obiettivi strategici nel tentativo di indebolire la capacità bellica e logistica di Mosca. Tali fatti e la situazione sul campo, rendono evidente che le tregue, finora annunciate, non hanno portato alla cessazione delle ostilità e all’arrivo della pace.
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