Alla Sapienza di Roma parole e immagini uniscono un mondo diviso
Eugenio Murrali - Città del Vaticano
Ogni guerra è un fratricidio, ma Le lingue uniscono un mondo diviso. Lo dichiara il titolo di un festival proposto dall’Università Sapienza di Roma pochi giorni dopo la visita pastorale di Papa Leone XIV. Il 14 maggio scorso il Pontefice aveva invitato lo studio e la ricerca a essere “un radicale ‘sì’ alla vita! Sì alla vita innocente, sì alla vita giovane, sì alla vita dei popoli che invocano pace e giustizia!”. La possibilità di ponti in grado di riconnettere un tessuto umano ferito, lacerato è tra i messaggi più significativi dell’iniziativa messa in campo dal Dipartimento di Studi Europei, Americani e Interculturali dell’ateneo romano. Ne è stata occasione la Giornata internazionale dei musei, alla quale si sono ispirate le iniziative nel quadro del progetto EuroTales, diretto dalla professoressa Nadia Cannata. Quattro giorni di riflessioni, laboratori, momenti di musica, danza e teatro, che si sono conclusi ieri, 21 maggio, con Voci di fuoco e cenere, uno spettacolo della regista Francesca Ferri dalle Troiane di Euripide, musica di Giovanna Marini eseguita dall’ensemble vocale Cora.
Dalla Grecia antica a noi
Quando Euripide portò in scena le Troiane ad Atene, nel 415 avanti Cristo, la Grecia era nel pieno della sanguinosa guerra civile del Peloponneso. Quella tragedia dei vinti, con al centro le donne di Ilio, deportate e fatte schiave dai Greci, molto dice sulla ferocia e l’abiezione morale di alcuni vincitori e sulla disumanità dei conflitti. “C’è una drammatica contemporaneità – ha affermato la regista Francesca Ferri – nella tragedia di Euripide. Le donne, vittime, schiave di guerra, che diventano una merce di scambio. Un tema che nei secoli permane e oggi più che mai, con tutti i conflitti in corso, è necessario ricordarlo”.
Cantare il dolore
Non un oratorio, ma una tessitura drammaturgica lega le musiche composte da Giovanna Marini. La nota cantautrice e ricercatrice etnomusicale, morta due anni fa, ha lasciato a Francesca Ferri le partiture dei brani composti per Troiane di Thierry Salmon, del 1988. Sulla scena le coreute del gruppo Cora, nei semplici, espressivi costumi color nero e sabbia di Susanna Ruffini e Valeria Dolci, negli essenziali movimenti disegnati da Vittoria Gallo, levano il loro canto in greco antico. Una trama vocale di dolore, sentimento sonoro che travalica le frontiere linguistiche e comunica allo spettatore il dramma della guerra e del sopruso. Le musiche di Giovanna Marini si alternano ai tappeti elettronici, che rendono la contemporaneità, e ai monologhi scritti da Ferri per le protagoniste. Ecuba, la regina di Troia, umiliata nella schiavitù, assegnata a Odisseo, è una madre costretta a vedere la morte dei figli, la violenza sulle figlie. Cassandra, profetessa di verità – ma mai creduta, come punizione per aver rifiutato il dio Apollo –, viene scelta per diventare serva di Agamennone. Andromaca è attribuita a Neottolemo, il figlio di Achille, proprio a lui, che aveva fatto strazio del marito della donna, Ettore.
Lingue che uniscono
Lo spettacolo e il festival si inscrivono nel più ampio progetto EuroTales – Museo Laboratorio delle Voci d’Europa, che sarà presto uno dei diciannove musei Sapienza. Così lo descrive Nadia Cannata: “Il nostro obiettivo è quello di rappresentare, descrivere e diffondere la cultura linguistica europea”. Il fine non è raccontare le lingue cosiddette nazionali – l’italiano, il francese, il tedesco e le altre – ma far conoscere come le persone parlano". Un approccio concreto che non mira a una visione “ideale” delle lingue, perché “le persone – chiarisce la studiosa – non parlano secondo i canoni e la grammatica, ma secondo quello che devono dire”. Un’esperienza che la docente ha vissuto in prima persona occupandosi del grandissimo patrimonio di iscrizioni latine cristiane tardoantiche.
Quei testi, scritti per ricordare madri, mogli, figli e altre persone, sono caratterizzati da una lingua fratta, non corretta. Da qui l'idea di partenza per il progetto e per il festival che abbracciano vari linguaggi. Tra i laboratori anche uno – A proposito di guerra e pace. La parola disegnata, un ponte per la pace - che ha combinato parole e immagini, anche il fumetto, intorno al tema della pace. “È un punto che in questo momento, naturalmente, ci sta particolarmente a cuore e riprende una preoccupazione universale”, la stessa espressa da Papa Leone anche lo scorso 14 maggio. Il festival Le lingue uniscono un mondo diviso ha così ribadito l’importanza di parole e linguaggi come strumenti di armonia, che vadano nella direzione indicata dal Pontefice per essere “artigiani della pace vera: pace disarmata e disarmante, umile e perseverante, lavorando alla concordia tra i popoli e alla custodia della Terra”.
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