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Edgar Morin nel 2022 (AFP Photo - Joel Saget) Edgar Morin nel 2022 (AFP Photo - Joel Saget)

È morto Edgar Morin, filosofo e sociologo della complessità

L'intellettuale francese è deceduto venerdì 29 maggio, all'età di 104 anni. Al centro delle sue ricerche il "pensiero complesso". Nel 2019 Papa Francesco lo aveva ricevuto in udienza. Nel 2021, in un'intervista ai media vaticani, sottolineava l'importanza di prendere "coscienza della comunanza di destino di tutti gli esseri umani nell’epoca della globalizzazione, ossia dei pericoli nucleari, dei pericoli della follia fanatica, del pericolo del dominio del profitto"

Vatican News

Riforma del pensiero e politica della civiltà sono stati i cardini del metodo interdisciplinare del filosofo e sociologo francese Edgar Morin, morto venerdì 29 maggio, all’età di 104 anni. Tra le sue opere più significative figurano La sfida della complessità (1985), La testa ben fatta. Riforma dell’insegnamento e riforme del pensiero (1999) e Insegnare a vivere. Manifesto per cambiare l’educazione (2014).

A giugno del 2019 Papa Francesco aveva ricevuto l'intellettuale in Vaticano e nel 2021, in occasione del centesimo compleanno dello studioso, con un messaggio a firma del cardinale Segretario di Stato Pietro Parolin, il Pontefice lo aveva definito testimone "dei profondi e rapidi cambiamenti che il nostro mondo e le nostre società hanno subito e stanno ancora subendo".

Sempre nel 2021, mentre il mondo affrontava la pandemia e le sue conseguenze, i media vaticani hanno avuto la possibilità di intervistarlo, e in quel colloquio con Hélène Destombes aveva detto: "È necessaria una riforma della conoscenza. Non bisogna solo cambiare vita, occorre anche cambiare via. Bisogna non solo rinunciare al consumo di oggetti futili, dal valore puramente immaginario, ma bisogna anche ritornare all’essenziale, a ciò che è umano, ossia le relazioni, lo stare insieme". E aveva aggiunto che per realizzare una società più giusta è necessaria "la presa di coscienza della comunanza di destino di tutti gli esseri umani nell’epoca della globalizzazione, ossia dei pericoli nucleari, dei pericoli della follia fanatica, del pericolo del dominio del profitto. L’umanità è in una fase della sua storia piena di pericoli e al tempo stesso piena di promesse tecniche o scientifiche". 

L’obiettivo fondamentale dei suoi studi consisteva nel raggiungere una conoscenza che superasse la separazione, aprioristica e sterile, dei diversi saperi, e quindi nel favorire un’educazione ispirata al cosiddetto “pensiero della complessità”, fiore all’occhiello della sua epistemologia.

Morin sosteneva che la cultura non solo è frammentata, ma anche “spezzata in due blocchi”. Da un alto spicca la cultura umanistica, che stimola la riflessione sul sapere e promuove l’integrazione personale delle conoscenze, dall’altro, troneggia la cultura scientifica che “separa i campi della conoscenza, suscita straordinarie scoperte, geniali teorie, ma non una riflessione sul destino umano e sul divenire della scienza stessa”.

A questo scenario si aggiunge la sfida sociologica, legata all’indebolimento della percezione globale che conduce all’indebolimento del senso della responsabilità. Alla luce di queste considerazioni, Morin denunciava il fatto che ciascuno tende a ritirarsi nel proprio microcosmo, a detrimento anzitutto di un corale sentimento di solidarietà e di una salda e costruttiva armonia sociale.

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30 maggio 2026, 14:40