Emergency, tre anni di soccorsi nel Mediterraneo
Stefano Leszczynski – Città del Vaticano
Nel 2025 almeno 2.185 persone hanno perso la vita tentando di attraversare il Mediterraneo, 1.330 delle quali lungo la rotta centrale, la più pericolosa. È in questo scenario che opera la nave di ricerca e soccorso in mare Life Support dell’ong umanitaria Emergency, giunta ormai al suo terzo anno di attività. A raccontarlo è il report “Contro corrente – Tre anni di soccorsi in mare della Life Support”, che fotografa un Mediterraneo segnato da conflitti, migrazioni forzate e politiche europee sempre più restrittive.
Salvate oltre tremila vite
Nel corso del 2025 la nave ha svolto 10 missioni di ricerca e soccorso, effettuando 14 interventi e salvando 783 persone. Tra loro 516 uomini, 71 donne, 24 minori accompagnati e 172 minori non accompagnati. Recuperati anche due corpi senza vita. Dall’inizio delle operazioni, nel dicembre 2022, la Life Support ha soccorso complessivamente 3.234 naufraghi.
In fuga da guerre e violenze
Le persone soccorse provenivano soprattutto da Eritrea, Bangladesh, Sudan, Nigeria e Mali, Paesi segnati da guerre, povertà estrema, instabilità politica ed effetti della crisi climatica. Molti naufraghi hanno raccontato allo staff di Emergency di aver subito torture, sfruttamento e violenze durante la loro permanenza in Libia. Sul fronte sanitario, il team medico di bordo ha effettuato 440 visite su 270 pazienti, tra cui 49 donne e 47 minori. Tredici donne erano in gravidanza. Le patologie più frequenti sono risultate disidratazione e malattie cutanee, mentre in un caso si è resa necessaria un’evacuazione medica urgente verso un ospedale a terra.
Porti lontani e meno soccorsi
Uno dei punti centrali del report riguarda l’impatto delle politiche italiane sulle attività delle Ong. Secondo Emergency, nel 2025 la Life Support ha dovuto percorrere oltre 10 mila chilometri aggiuntivi per raggiungere i porti di sbarco assegnati, spesso molto distanti dall’area operativa nel Mediterraneo centrale. Questo ha comportato 28 giorni supplementari di navigazione su un totale di 70 giorni in mare, sottraendo la nave alle operazioni di ricerca e soccorso. “Assegnare porti lontani significa allontanare le navi umanitarie dall’area operativa e aumentare i costi per le Ong”, denuncia Carlo Maisano, capo progetto della Life Support.
Le richieste all’Europa
Nel documento Emergency rilancia il proprio appello all’ Italia, all’Unione europea e alle organizzazioni internazionali: rafforzare le missioni europee di ricerca e soccorso, fermare la criminalizzazione delle Ong, interrompere il sostegno ai respingimenti verso Libia e Tunisia e creare canali legali e sicuri di ingresso in Europa. Per l’organizzazione umanitaria, senza un cambio di rotta il Mediterraneo continuerà a essere una delle frontiere più mortali al mondo.
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