Cerca

TOPSHOT-LEBANON-ISRAEL-IRAN-US-WAR

Libano, demolita una scuola cristiana in un villaggio del sud

A Yaroun, villaggio nel distretto di Bent Jbail già disabitato e diroccato dopo le incursioni aeree israeliane, nelle scorse ore le ruspe hanno raso al suolo una scuola cristiana che ospitava anche le abitazioni delle suore che si prendevano cura spirituale e culturale di centinaia di studenti. In tutto il sud-est della nazione sono decine i villaggi bombardati e poi demoliti

Federico Piana - Città del Vaticano

Nelle scorse ore, le ruspe israeliane hanno tirato giù la scuola cristiana del Santo Salvatore del villaggio di Yaroun, nel distretto di Bent Jbail, che ospitava anche le abitazioni delle suore che avevano a cuore la crescita spirituale e culturale di centinaia di alunni. Solo che quelle pale meccaniche votate alla distruzione hanno agito in un villaggio fantasma. Yaroun era disabitato e diroccato già da tempo, da quando, nella precedente guerra del 2024 contro il gruppo armato islamista sciita Hezbollah, Israele lo aveva parzialmente raso al suolo. E la popolazione era stata già allora costretta ad abbandonare le proprie case ed i propri terreni.

Stesso copione

Come negli altri villaggi del sud-est del Paese dei Cedri che si trovano lungo quella linea gialla — coincidente con lo scorrere del fiume Litani — tracciata sulle mappe dall’esercito israeliano per identificare «una zona cuscinetto sicura e libera dalla presenza dei miliziani Hezbollah» e che «la nostra forza di difesa continuerà a mantenere dopo averla conquistata e ripulita» ebbe a dire, qualche settimana fa, il ministro della difesa israeliano, Israel Katz.E la “ripulitura” segue sempre lo stesso copione. Si intima alla popolazione dei villaggi di evacuare e poi si bombarda. Solo in un secondo momento entrano in azione le ruspe che spianano ogni casa, ogni cosa. Ogni memoria storica viene cancellata. Rimane sono un paesaggio spettrale, anonimo, senza passato.

Il "lavoro" delle ruspe

Di villaggi così, su quella linea gialla, ce ne sono già più di una cinquantina. Tutti vuoti, molti aspettano di essere demoliti, altri lo sono già stati. Chi ha la fortuna di vivere in uno di quelli che ancora sono stati lasciati miracolosamente in piedi racconta che ogni giorno sente in lontananza il lavoro incessante delle ruspe e dei bulldozer. Un testimone, raggiunto telefonicamente dai media vaticani e che vuole mantenere l’anonimato, vive in uno dei tre villaggi cristiani ancora abitati di Debel, Ain Ebel e Rmesh : «Qui, grazie a Dio, molte strutture sono rimaste in piedi ma siamo completamente accerchiati, assediati. Non si può uscire. Quello che inizia a mancare sono latte per i bambini e medicinali».

Analogie con Gaza

C’è chi, tra questi testimoni oculari, vede delle analogie tra la “linea gialla” libanese e la “linea gialla” di Gaza, che divide la Striscia in due, con la parte est sotto il controllo delle forze armate israeliane ed interdetta alla popolazione civile. Suggestioni? Esagerazioni? Forse. Ma cosa si dovrebbe pensare dando retta alle cronache di ieri che nella città di Habboush —nel sud-est del Paese — hanno fatto registrare un bombardamento israeliano costato la vita a sei persone tra le quali una donna ed un bambino?

Grazie per aver letto questo articolo. Se vuoi restare aggiornato ti invitiamo a iscriverti alla newsletter cliccando qui

02 maggio 2026, 12:19