Italia, il welfare alla prova dell'inverno demografico
Stefano Leszczynski - Città del Vaticano
«Il declino demografico non è un’emergenza futura: è ormai una realtà strutturale». È quanto afferma il direttore generale dell’Inps, Valeria Vittimberga, in un'intervista ai media vaticani, spiegando che il progressivo restringimento del rapporto tra lavoratori attivi e pensionati esercita «una pressione crescente sulla sostenibilità del sistema contributivo». In altre parole, meno nascite oggi significano meno contribuenti domani e quindi minori risorse per garantire pensioni adeguate alle generazioni che hanno concluso la propria vita lavorativa.
Secondo Vittimberga, i principali elementi critici sono almeno tre. Il primo, è l’allungamento della vita media, «un dato positivo per la qualità della vita», ma allo stesso tempo impegnativo per i conti pubblici perché prolunga la durata delle pensioni erogate. Il secondo, riguarda la crescente discontinuità delle carriere lavorative, soprattutto tra i giovani, con contributi frammentati che rischiano di tradursi in assegni previdenziali più bassi. Il terzo nodo è quello della scarsa partecipazione femminile al mercato del lavoro, che riduce la base contributiva e produce pensioni spesso insufficienti per molte donne anziane.
Lei ha più volte dichiarato che l'Inps non è solamente un ente erogatore di pensioni, rivendicandone con decisione un fondamentale ruolo sociale. Quali sono i principali obiettivi delle misure messe in campo in favore dei giovani e delle donne?
L'Istituto è certamente un pilastro del welfare nazionale, e in quanto tale ha il compito di presidiare le condizioni che rendono possibile una società coesa e un'economia sostenibile. Le misure in favore di giovani e donne rispondono a questa visione. Sul fronte della genitorialità, abbiamo lavorato intensamente per rendere i congedi parentali più accessibili, meglio comunicati e meno stigmatizzati, anche per i padri. Il Portale della Genitorialità, lanciato di recente, va esattamente in questa direzione: è uno strumento digitale che raccoglie in un unico accesso tutte le prestazioni dedicate alla famiglia - dalla maternità all'assegno unico, dal congedo parentale al bonus bebè - con un linguaggio semplice, orientato alle persone. L'obiettivo non è solo amministrativo: vogliamo che ogni genitore sappia a cosa ha diritto, senza doverlo cercare tra mille sportelli diversi. Perché il diritto che non si conosce non esiste.
Anche il divario salariale tra uomini e donne rappresenta un danno per la sostenibilità del sistema?
Per le donne, il tema centrale è il gender gap contributivo e previdenziale. Le donne lavorano spesso in settori a bassa retribuzione, con contratti discontinui, e si caricano della gran parte del lavoro di cura non retribuito. Tutto questo si traduce in pensioni mediamente più basse degli uomini. Le nostre misure puntano a riconoscere il lavoro di cura come lavoro a tutti gli effetti, a sostenere la conciliazione vita-lavoro e a incentivare la permanenza nel mercato del lavoro.
In che modo gli strumenti di tutela delle categorie più fragili attuati dall'Inps possono impattare sulla coesione sociale e sulla tenuta economica del sistema Paese?
La coesione sociale non è un valore astratto: è una condizione necessaria per il funzionamento dell'economia. Una comunità nazionale in cui ampi segmenti della popolazione sono esclusi dal lavoro, dalla protezione sociale o da un reddito dignitoso è un paese che perde capitale umano, consumi, fiducia nelle istituzioni. Le misure per le categorie più fragili - dai disabili agli anziani non autosufficienti, dai lavoratori discontinui alle famiglie in povertà - non sono un costo per il sistema: sono un investimento. Ogni euro destinato a sostenere chi è in difficoltà produce un effetto moltiplicatore sull'economia locale, riduce i costi sociali dell'esclusione e previene fratture che poi diventano molto più costose da ricucire. INPS gestisce questa complessità ogni giorno: milioni di prestazioni, milioni di persone, milioni di storie diverse. Il nostro ruolo non è solo distribuire risorse, ma farlo con equità, tempestività e intelligenza. Digitalizzazione e profilazione dei bisogni ci consentono oggi di essere più precisi, più rapidi, più vicini alle persone nel momento in cui ne hanno davvero bisogno.
La lotta contro le diseguaglianze, il gender gap, la povertà trova un forte riscontro nei principi della dottrina sociale della Chiesa. Una comune visione che è emersa anche nel recente incontro con Papa Leone XIV?
Ci siamo posti in ascolto del Magistero, consapevoli che la Dottrina sociale della Chiesa ha elaborato nel tempo una riflessione sul lavoro come dimensione costitutiva dell'uomo, non semplice mezzo di sussistenza che precede e trascende le contingenze politiche. L'attenzione ai più fragili, la lotta alla povertà, il rifiuto della logica dello scarto sono princìpi che riconosciamo come propri. Non siamo un ente che gestisce numeri: siamo un'istituzione che si prende cura di persone. Nell'incontro con Papa Leone XIV è emersa con chiarezza la sfida posta dalla transizione digitale e dall'intelligenza artificiale al mondo del lavoro. Le trasformazioni in atto rischiano di ampliare le disuguaglianze se non governate da una visione orientata al bene comune. INPS sta lavorando esattamente in questa direzione: usare la tecnologia per includere, non per escludere; per semplificare l'accesso ai diritti, non per renderlo più opaco.
La crisi demografica non impatta solo sull'Italia. Nella sua attività istituzionale a livello internazionale ha avuto la possibilità di confrontarsi con gli altri istituti previdenziali sulle possibili strategie comuni?
La crisi demografica è una sfida comune a tutta l'Europa e, in misura crescente, all'intero Occidente. Per questo il confronto internazionale non è un optional per INPS: è parte integrante del nostro modo di lavorare. Nelle sedi multilaterali - dall'ISSA all'ESIP, nei tavoli europei e nei rapporti bilaterali con i principali istituti previdenziali del continente - emerge con chiarezza che non esistono soluzioni facili, né modelli esportabili chiavi in mano. Ogni sistema previdenziale porta con sé la storia di un Paese, le sue scelte culturali, il suo mercato del lavoro. Tuttavia alcune linee strategiche convergenti si delineano: la necessità di politiche attive per l'occupazione femminile, il sostegno alla genitorialità come leva demografica, la valorizzazione dell'immigrazione regolare come fattore di riequilibrio contributivo, e l'uso dell'intelligenza artificiale per rendere i sistemi più efficienti e personalizzati. INPS porta in questi consessi non solo dati e competenze tecniche, ma anche la consapevolezza che la sostenibilità del welfare si costruisce a partire dalla fiducia dei cittadini nelle istituzioni. E quella fiducia si guadagna ogni giorno, con la qualità del servizio e la chiarezza della comunicazione.
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