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Iraq, i peperoni verdi di Qaraqosh come simbolo di rinascita

È sempre più richiesto l’ortaggio coltivato nella Piana di Ninive. Con riso, agnello e spezie dà sapore al 'dolma', uno dei piatti più tipici della cucina irachena

di Vincenzo Giardina

Nella piana di Ninive i peperoni verdi coltivati a Qaraqosh sono diventati un piccolo simbolo di rinascita. Con riso, agnello e spezie danno sapore al "dolma", uno dei piatti più tipici della cucina irachena. Qaraqosh è una città che ha tante anime: oltre al nome siriaco, che vuol dire "uccello nero", ne ha uno arabo, Baghdida, la "città di Dio". Si trova a circa 30 chilometri di distanza da Mosul, il capoluogo regionale, l'antica Ninive attraversata dal fiume Tigri. Qaraqosh ha vissuto splendori antichi e tempi difficili, anche di recente. Nel 2014 i combattenti del gruppo Stato islamico hanno occupato strade, piazze e luoghi di culto, costringendo alla fuga gran parte dei 50mila abitanti. Poi ci sono state nuove avanzate, bombardamenti e ritirate. Finché la visita di Papa Francesco, con la messa nella cattedrale dell'Immacolata Concezione, che era stata usata come poligono di tiro dai combattenti, ha ridato speranza. Era il 2021. Da allora ci sono stati altri cambiamenti, tra il Tigri e il deserto. I peperoni verdi sono uno di questi.

Le coltivazioni di Qaraqosh
Le coltivazioni di Qaraqosh

Cura, energia e tanta cooperazione

"All'inizio non è stato facile", sottolinea Frans Awdar Barbar, prendendosi una pausa tra i filari in una serra. "Servono tempo e impegno, perché le piante richiedono cura ed energia; non si tratta solo di innaffiare, serve un'attenzione continua". Awdar è uno dei 60 agricoltori al lavoro in 20 strutture coperte di teloni bianchi. Le serre sono venute su qualche tempo fa: proteggono le piantine dal gelo notturno e, di giorno, dal sole del deserto. "Stanno ridando vita alla terra e prospettive alle famiglie", dice un altro coltivatore. Si chiama Nouri Hamoukan Boulos e mostra un filare di cetrioli. "Ogni pianta è sostenuta da corde, perché è fragile e potrebbe piegarsi o spezzarsi", spiega. "Alcune raggiungono un'altezza di un metro e mezzo o anche due metri". Dalle serre sono state inviate e vendute al mercato anche due o tre tonnellate di cetrioli al giorno. Fadi Sadullah, un altro agricoltore, sottolinea però un aspetto differente. "In questa fattoria lavoriamo come una sola famiglia", dice: "Se manca qualcuno, gli altri si impegnano ancora di più perché tutto vada avanti, con uno spirito di cooperazione".

Le serre nella Piana di Ninive
Le serre nella Piana di Ninive

Il progetto di Focsiv

Le testimonianze sono condivise da Focsiv, la federazione italiana che gestisce il progetto delle serre. L'iniziativa è intitolata Percorsi di pace e di dialogo fra le comunità nel Kurdistan iracheno e in Iraq: prevede corsi di formazione, dalla semina fino all'irrigazione, ed è allo stesso tempo un richiamo alle sfide di un Paese che è un mosaico splendido ma fragile. Secondo Ivana Borsotto, presidente di Focsiv, "in territori ancora segnati dai conflitti e dall'instabilità, investire nella sicurezza alimentare e nel protagonismo delle comunità locali significa costruire condizioni reali di stabilità e convivenza".

Tramonto sulla Piana di Ninive
Tramonto sulla Piana di Ninive

Una prospettiva di pace

L'impegno, possibile grazie ai fondi dell'8xmille alla Chiesa cattolica, non si limita all'agricoltura. "Il progetto ha garantito attività educative, artistiche e di supporto scolastico a oltre 500 bambini e ragazzi, offrendo spazi sicuri di aggregazione e crescita in un contesto in cui i servizi per i giovani risultano ancora molto limitati", sottolinea Borsotto. "Attenzione è stata inoltre dedicata all’empowerment femminile, attraverso percorsi di formazione e sostegno economico rivolti a 50 donne della piana di Ninive". La sfida è favorire l’avvio di attività che generino reddito e contribuiscano, dopo anni di violenza, a rafforzare, in una prospettiva di pace, il tessuto delle comunità.

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24 maggio 2026, 10:00