Gli Usa valutano la ripresa degli attacchi contro l’Iran, mentre prosegue il negoziato
Marco Guerra – Città del Vaticano
L’ipotesi della ripresa degli attacchi va di pari passo con gli spiragli che sembrano aprirsi sul piano dei negoziati. Di fatto la prospettiva della guerra in Medio Oriente resta più che mai incerta. Secondo le testate statunitensi Axios e Cbs, la ripresa dei raid contro l’Iran sarebbe stata discussa nella riunione tenuta ieri da Trump con i vertici della sicurezza nazionale. Il presidente degli Usa, poco dopo, in un comizio a New York ha detto però che la guerra finirà presto e che l'Iran "muore dalla voglia di fare un accordo".
Diplomazia a lavoro a Teheran
Sempre ieri, il segretario di Stato Rubio ha parlato di "lievi progressi" nei colloqui, manifestando tuttavia prudenza perché "c'è ancora lavoro da fare", e invitando a immaginare "un piano B qualora l'Iran non riaprisse lo Stretto di Hormuz". Anche l’Iran frena: "Non possiamo dire che un accordo sia imminente", ha detto il portavoce del ministero degli Esteri mentre a Teheran sono arrivati i mediatori di Pakistan e Qatar per rilanciare il negoziato. Il capo delle forze armate pakistane, Asim Munir, dovrebbe incontrare oggi il generale Ahmad Vahidi, comandante del Corpo delle Guardie Rivoluzionarie Islamiche iraniane e figura chiave nel processo decisionale iraniano. E in una telefonata con il segretario dell’Onu Guterres, il ministro degli Esteri iraniano Abbas Araghchi ha ribadito che le richieste Usa sono considerate “eccessive”. Nel frattempo tutti Paesi del golfo continuano a premere sugli Stati Uniti per non riprendere gli attacchi.
Attacchi in Libano
Sull’altro fronte della guerra, in Libano, non si fermano i combattimenti, almeno 10 persone, tra cui un bambino e 6 soccorritori, nelle ultime 24 sono state uccise da nuovi attacchi aerei sferrati nel sud Paese dei Cedri. Colpita anche la città di Tiro. L'esercito israeliano aveva emesso diversi avvisi di evacuazione, affermando che le truppe stavano agendo contro Hezbollah.
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