Al salone del libro la presentazione di "Liberi sotto la grazia" (LEV, 2026). Da sinistra: p. Joseph Farrell, Paolo Ruffini, Annalisa Cuzzocrea Al salone del libro la presentazione di "Liberi sotto la grazia" (LEV, 2026). Da sinistra: p. Joseph Farrell, Paolo Ruffini, Annalisa Cuzzocrea

L’interiorità e la grazia negli incontri al Salone del libro di Torino

Continuano gli eventi della manifestazione editoriale piemontese. Venerdì 15 e sabato 16 presentati i due recentissimi volumi editi dalla Libreria Editrice Vaticana: “Liberi sotto la grazia”, gli scritti di Robert F. Prevost, oggi Papa Leone XIV, e “Coltivare la vita interiore” del cardinale José Tolentino de Mendonça

Eugenio Murrali - inviato a Torino

«La pace cammina insieme allo sradicamento della povertà, di quelle che la Chiesa chiama “strutture di peccato” e con l’eliminazione delle disparità fra i popoli». È uno dei molti passaggi citati oggi al Salone internazionale di Torino, dove Liberi sotto la grazia. Alla scuola di sant’Agostino di fronte alle sfide della storia (LEV, 2026) di Robert Francis Prevost è stato raccontato dal priore generale dell’Ordine di Sant’Agostino, padre Joseph L. Farrell, e dalla giornalista Annalisa Cuzzocrea, guidati dal prefetto del Dicastero per la Comunicazione Paolo Ruffini. L’attenzione alle sofferenze dei poveri, l’impegno per la giustizia e per la pace, l’importanza dell’accoglienza tra i temi emersi nel corso di un dibattitto limpido e luminoso, seguito da molte persone nella sala Magenta del Lingotto.

Alcuni momenti del Salone del Libro di Torino 2026

Dalla regola di Sant’Agostino

Padre Farrell ha portato alle persone, immerse nell’ascolto, il calore sorridente di una conoscenza diretta di Prevost, incontrato già tantissimi anni fa negli Stati Uniti al tempo del proprio noviziato e ha comunicato ai presenti il saluto del Papa stesso. Il priore ha ricordato come, in quel lontano scambio, Prevost invitò i novizi a non dimenticare l’importanza di fare un’esperienza missionaria. Come già nella presentazione romana all'Istituto Patristico Augustinianum, Farrell ha voluto precisare che il titolo del volume viene dalla Regola di Sant’Agostino, norme che il vescovo di Ippona esorta a osservare “non come servi sotto la legge, ma come uomini liberi sotto la grazia”. E ha spiegato come questo libro possa essere anche un’ottima via per avvicinarsi al pensiero di Agostino, oltre che per conoscere dal di dentro, attraverso questi scritti che vanno dal 2001 al 2013, gli anni in cui Robert Prevost ha ricoperto il suo stesso ruolo di priore generale degli agostiniani.

Guarda l'intervista a padre Farrell

Gli ultimi, la giustizia, la pace

Sono tre, in particolare, i temi che hanno colpito Annalisa Cuzzocrea leggendo le oltre cinquecento pagine della raccolta: la scelta dei poveri – “Se sei cristiano, sei dalla parte dei poveri”, ha detto la giornalista -, la lotta per la giustizia, la pace. Cuzzocrea ha sottolineato, inoltre, come oggi la Chiesa non resti “chiusa nella sua virtù”, ma si impegni nei temi dell’accoglienza. Riprendendo il concetto di comunità accennato dal padre Farrell, la giornalista ha detto che “la Chiesa ha la vocazione a non restare chiusa, ma a diventare forza contro la divisione e l’isolamento”, soprattutto in questo momento storico particolare.

Comprendere l’altro e farsi comprendere

I punti toccati da Cuzzocrea per padre Farrell sono importantissimi e “fanno parte dello stesso arazzo": migranti, pace, bisogno di unità. Farrell ha ricordato la situazione molto complessa nella quale Robert Fancis Prevost è stato eletto priore dell’OSA, tre giorni dopo l’attentato delle Torri Gemelle. Un avvenimento che lo ha portato a farsi domande sulle ragioni per cui un essere umano arrivi a scagliarsi contro un altro. Di qui l’importanza di comprendere, come si evince dagli scritti, l’ingiustizia, la diseguaglianza, e il male e il peccato che attraversano il mondo.
Tra i moltissimi punti che le domande di Paolo Ruffini hanno portato a toccare nel dibattito anche il tema del linguaggio e quello dell’autorevolezza.

Un momento della presentazione di "Liberi sotto la grazia"
Un momento della presentazione di "Liberi sotto la grazia"

Cuzzocrea ha sottolineato l’importanza di una Chiesa che si lasci comprendere, ma ha poi ripreso l’attenzione al linguaggio – un linguaggio disarmato - a cui Papa Leone XIV ha invitato gli stessi giornalisti. Perché spesso il linguaggio dei media è pieno di aggressività, non solo per malevolenza, ma anche per pigrizia. Quella pigrizia che – hanno notato entrambi i relatori – lo spirito agostiniano presente nel libro rifiuta. E sull’autorevolezza che traspare dagli scritti Cuzzocrea ha detto: “Non è il carisma, è la coerenza nel messaggio che dà l’autorevolezza”. Essa viene infatti dal rispetto di certe regole comuni, dei diritti umani, del Vangelo, sul piano cristiano, della Costituzione, sul piano politico.

Guarda l'intervista ad Annalisa Cuzzocrea

La cura dell’interiorità

Uno degli ultimi aspetti emersi dal confronto intorno al libro di Prevost, la cura dell’interiorità, necessaria per andare verso l’altro, ricollega l’incontro di oggi, 16 maggio, a quello cui ieri hanno preso parte il cardinale José Tolentino de Mendonça, prefetto del Dicastero per la Cultura e l’Educazione, e lo psicoanalista Vittorio Lingiardi, con la moderazione di Giulia Galeotti. Lo scambio, tra i principali appuntamenti della Libreria Editrice Vaticana, è stato incentrato sui temi del recentissimo volume di de Mendonça, Coltivare la vita interiore. Un viaggio fra la Bibbia, il tempo e l’arte (LEV, 2026). Il dialogo ha preso l’abbrivio da una frase di Carlo Levi, citato da Galeotti: “Gli occhi guardano. Lo sguardo pesa sulle cose, le tocca, le modifica, le assimila, le forma, le trasforma in parole, in immagini parlanti e espressive, le distingue da sé e le fa vere, vi si rispecchia, si ritrova, stabilisce la doppia, eterna realtà della vita”. Uno sguardo sullo sguardo. Perché allignano negli occhi e nell’ascolto, nei sensi, anche in quelli della mente e dello spirito, la possibilità, il seme dello stupore, di cui parla il libro, che affronta la domanda infinita di Dio, la Scrittura, ma anche la vita nella sua quotidianità semplice e sorprendente. È emerso subito come il libro sia, tra l'altro, una riflessione sull'arte del racconto, di quelle storie che narrano il nostro essere immersi in un contesto di relazioni, che ci chiedono una compassione attiva, una pratica assolutamente concreta della speranza.

Guarda l'intervista al card. José Tolentino de Mendonça

Il silenzio e l’ascolto

Per Vittorio Lingiardi lo stupore, raccontato nelle pagine del saggio, è uno degli ingredienti necessari per credere in quello che facciamo, è una disposizione della mente. C’è uno stupore delle parole, ma ne esiste anche uno che nasce dal silenzio, tema ricorrente nel volume, ci mette in contatto con quel che sentiamo dentro noi stessi e possiede la dimensione del rispetto, perché è uno stato scevro dal giudizio. A volte non siamo propensi a viverlo, anche se c’è una spontaneità nello stupore che, ha precisato, “è abbastanza libero dalle sovrastrutture culturali, politiche e relazionali, pure fondamentali, necessarie per costruire la comunità”.

Un momento della presentazione di "Coltivare la vita interiore"
Un momento della presentazione di "Coltivare la vita interiore"

Lo stupore e la lentezza

Nelle parole del cardinale de Mendonça è affiorato un altro aspetto dello stupore, quello della lentezza. “La bellezza ci colpisce, in una forma lenta – ha osservato – anche quando ci coglie improvvisamente”. Questa emozione “da un momento all'altro cambia il nostro modo di guardare la realtà” e colpisce fino in fondo. Per il porporato lo stupore è l'inizio di un viaggio che ha a che vedere con lo spirito, con la vita interiore. È un'interruzione che si manifesta come un momento di grazia, che può essere definito dal termine greco kairòs, “una mistagogia che ci conduce alle soglie del mistero”, aprendo un tempo nuovo. Un’esperienza che l’autore ha provato molto giovane grazie alla lettura delle Bibbia, al cui testo è rimasto sempre vicino. “Nella Bibbia trovo veramente questo laboratorio dello stupore – ha chiarito, in riferimento anche alla domanda sullo stupore di Dio – per i personaggi, le storie, il vissuto. Quando frequentiamo la Bibbia, scopriamo che è impressionante la sua capacità di sorpresa, di innovazione, di rompere i nostri schemi, di mostrare qualcosa che fino a quel momento era a noi ignoto. Quella esperienza della lettura nella mia vita è veramente un insegnamento anche sullo stupore”.

La ricerca della fede

Il dialogo ha aperto la porta a molte domande e anche alla riflessione sul rapporto dei credenti e dei non credenti con Dio. Sotto questo aspetto Lingiardi ha espresso il solco profondo che la lettura del libro gli ha lasciato: “È stato molto più simile a un incontro vivo, a un'esperienza personale che mette in movimento non solo pensieri nella mente ma anche pensieri nel cuore”, ha detto, confessando che le pagine lo hanno portato a riconsiderare un tema che lo ha sempre accompagnato, ma che non si è mai risolto: il rapporto con la fede “nel dubbio di averla o di non averla”. E ha continuato: “Questo è l'elemento sorprendente e fecondativo che accompagna alcune esperienze e non è detto che sia sempre comodo”. L’approfondimento sulla fede e sui suoi maestri inattesi ha preso rilievo nel dibattito. Essi ci insegnano infatti che non c’è un automatismo nel credere o nel non credere, ma bisogna essere piuttosto “assettati ricercatori inquieti”. A questo proposito, il cardinale si è soffermato anche sulla figura di Etty Hillesum, alla quale, insieme Flannery O’Connor, è dedicata una sezione del libro. Hillesum, vittima della Shoah, vive una ricerca di Dio in profondità, lì dove, nel campo (di contramento, ndr), non aveva le condizioni minime per farlo. Eppure trovava il modo di pregare. Ecco lo stupore, perché, “vuol dire che il miracolo può sempre accadere nella vita di tutti”.

Per lunedì 18 maggio è previsto l'incontro «I monaci di Tibhirine: "Disarmami, disarmaci!"». L’arcivescovo Erio Castellucci e il giornalista François Vayne dialogheranno intorno al volume Tibhirine vive di François Vayne e Thomas Georgeon (LEV, 2025).

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Scatti dal Salone del Libro di Torino
16 maggio 2026, 17:51