Cerca

Una strada di Beshasha, in Oromia, città natale dell'attuale premier etiope Una strada di Beshasha, in Oromia, città natale dell'attuale premier etiope  (AFP or licensors)

L'Etiopia al voto tra ambizioni regionali e ricerca di stabilità

La seconda nazione più popolosa del continente africano va alle urne domani in un contesto ancora segnato dall'instabilità nel Tigray, ma anche in alcune parti dell'Oromia e dell'Amhara. I seggi non saranno pertanto aperti in tutto il Paese, mentre queste settime elezioni generali dalla fine della dittatura dovrebbero assicurare al premier Abiy un nuovo mandato

Valerio Palombaro - Città del Vaticano

L’Etiopia terrà lunedì primo giugno le sue settime elezioni generali dal 1995, in un contesto caratterizzato dalla crescita economica ma anche dall’inflazione elevata, dalle tensioni interne e da un’opposizione politica che si presenta frammentata. Gli analisti ritengono altamente probabile una conferma al potere del Partito della prosperità (Pp) del primo ministro Abiy Ahmed, in carica dal 2018. Il Pp detiene 457 dei 547 seggi dalle ultime elezioni del 2021, oscurate dal deflagrare della sanguinosa guerra civile nella regione settentrionale del Tigray che tra il 2020 ed il 2022 ha causato oltre 600.000 vittime.

Ancora instabilità

Ampie zone del territorio, a cominciare proprio dal Tigray, sono tutt’ora attraversate da instabilità e conflitti latenti. Una situazione che impedisce il voto a milioni di aventi diritto. La Commissione elettorale etiope dichiara che oltre 50 milioni di persone si sono registrate per votare, su una popolazione di almeno 130 milioni di abitanti. Il partito al governo punta a mantenere l’ampia maggioranza nella Camera bassa, dove ogni regione del Paese ha un numero di seggi proporzionale alla sua popolazione. Le regioni dell’Oromia e dell’Amhara hanno il maggior numero di rappresentanti, rispettivamente con 178 e 138 seggi, sebbene in alcune circoscrizioni di quest’ultima non si terranno le elezioni, a causa delle condizioni di sicurezza. Nonostante la partecipazione di ben 47 partiti alle elezioni, la probabile affermazione del Pp aprirebbe le porte a un nuovo mandato per il premier Abiy.

La tenuta degli accordi di Pretoria

Le tensioni latenti nel Tigray, regione che confina con l'Eritrea e il Sudan, pesano sullo scenario elettorale. L’instabilità politica e della sicurezza rende impossibile lo svolgimento delle elezioni lunedì in quel territorio. E il Fronte popolare di liberazione del Tigray (Tplf), nelle scorse settimane, ha annunciato di voler ripristinare il parlamento regionale eletto prima della guerra del 2020. Una mossa in aperta sfida alle autorità del governo federale di Addis Abeba. Le ultime tensioni registrate nel Tigray fanno temere per la tenuta degli accordi di Pretoria che nel 2022 hanno posto fine al conflitto. Mentre il Fronte popolare di liberazione del Tigray lamenta il fatto che il governo federale non avrebbe, come promesso nell’intesa, liberato i territori della regione occupati dalle altre regioni in un modo giudicato illegale e contro la Costituzione, il governo federale accusa il Tigray defence force, un gruppo armato contiguo ma non sovrapponibile al partito del Fronte di liberazione del Tigray, di non aver ancora deposto le armi, cosa prevista solennemente dall’accordo.

Un quadro geopolitico complesso

La crisi nel Tigray preoccupa ancora più in un contesto regionale instabile come quello del Corno d’Africa. L’Etiopia confina infatti con il Sudan, dove gli scontri si sono intensificati nelle ultime settimane nella regione di confine del Blue Nile; mentre nelle dinamiche con altri Paesi vicini incidono l’avvenuta inaugurazione della Grande Diga della Rinascita etiope (Gerd) sul fiume Nilo e la mancanza di un accesso diretto al Mar Rosso. Il quadro geopolitico nel Corno d’Africa rimane pertanto altamente volatile. L’Etiopia, nonostante le sfide in materia di sicurezza, rimane in ogni caso una delle economie a più rapida crescita in Africa, con un aumento del Pil previsto al 7,6% nel 2026. Una crescita che arriva sulla scia del suo status di seconda nazione più popolosa del continente africano, con oltre 130 milioni di abitanti, e del suo impegno per l'industrializzazione, l'istituzione di zone economiche speciali e l'attrazione di investimenti stranieri. Tuttavia, secondo la Banca Mondiale, il 38,6% della popolazione etiope vive ancora in povertà.

Grazie per aver letto questo articolo. Se vuoi restare aggiornato ti invitiamo a iscriverti alla newsletter cliccando qui

31 maggio 2026, 09:05